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Lavoro carcerario: da quando decorre la prescrizione?

Un ex detenuto ha lavorato in diverse mansioni durante la detenzione, chiedendo poi un adeguamento retributivo. Il Ministero della Giustizia ha eccepito la prescrizione per i crediti più datati. La Corte di Cassazione ha stabilito che il rapporto di lavoro carcerario è da considerarsi unico e continuativo, nonostante le interruzioni. Pertanto, la prescrizione dei crediti retributivi decorre solo dalla cessazione definitiva del rapporto di lavoro complessivo, non dalla fine di ogni singolo incarico, a causa dello stato di soggezione (‘metus’) in cui si trova il detenuto.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Lavoro Carcerario: La Cassazione Stabilisce la Decorrenza della Prescrizione

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 17478 del 2024, affronta una questione fondamentale per i diritti dei detenuti lavoratori: da quale momento inizia a decorrere la prescrizione per i crediti retributivi? La Corte ha stabilito che il lavoro carcerario, nonostante possa articolarsi in diversi incarichi e periodi di interruzione, costituisce un rapporto unitario. Di conseguenza, il termine per richiedere eventuali differenze retributive non parte dalla fine di ogni singolo incarico, ma dalla cessazione definitiva dell’intero rapporto lavorativo.

I Fatti del Caso: Un Unico Rapporto di Lavoro Dietro le Sbarre

Il caso esaminato riguarda un detenuto che, nel corso di un lungo periodo di reclusione in vari istituti penitenziari, aveva svolto diverse mansioni: addetto alla distribuzione pasti, barbiere, scopino, addetto alle pulizie e apprendista sarto. Al termine della sua esperienza lavorativa, aveva richiesto un adeguamento della retribuzione (‘mercede’) percepita, ritenendola inferiore a quanto dovuto.

L’Amministrazione penitenziaria si era difesa sostenendo che i crediti relativi ai primi periodi di lavoro fossero ormai prescritti, in quanto il termine di prescrizione avrebbe dovuto calcolarsi dalla fine di ciascun singolo rapporto di lavoro. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano respinto questa tesi, considerando il rapporto di lavoro come un unicum, la cui cessazione complessiva segna l’inizio della decorrenza della prescrizione.

La Peculiarità del Lavoro Carcerario e la Prescrizione

La questione giuridica centrale verte sulla natura del lavoro carcerario. Si tratta di una serie di contratti a termine distinti e autonomi, come sostenuto dal Ministero, oppure di un unico rapporto continuativo, sebbene caratterizzato da interruzioni? La risposta a questa domanda è cruciale per determinare il dies a quo, ovvero il giorno da cui far decorrere la prescrizione.

La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha valorizzato la specialità di questo tipo di rapporto, evidenziando come esso sia intrinsecamente legato alla condizione di detenzione e alla sua finalità rieducativa. Questo contesto genera una condizione di soggezione del detenuto, definita con il termine latino metus, che gli impedisce di esercitare liberamente i propri diritti per timore di conseguenze negative.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha fondato la sua decisione su diverse argomentazioni.

In primo luogo, ha ripercorso l’evoluzione normativa del lavoro carcerario, passato da un carattere puramente afflittivo e punitivo a uno strumento fondamentale del trattamento rieducativo, come previsto dall’art. 27 della Costituzione. Sebbene non più formalmente obbligatorio, il lavoro è ‘assicurato’ al detenuto come parte del suo percorso di reinserimento sociale.

In secondo luogo, la Corte ha identificato i fattori che generano lo stato di metus del detenuto. Questo timore non deriva tanto da una minaccia diretta del datore di lavoro (l’Amministrazione penitenziaria), quanto dalla situazione complessiva:

* Scarsità di opportunità lavorative: la notoria carenza di posti di lavoro rispetto al numero di detenuti.
* Discrezionalità nell’assegnazione: la scelta dei detenuti da adibire al lavoro è rimessa in gran parte alle decisioni dell’istituto, senza graduatorie o criteri automatici predeterminati che garantiscano un controllo preventivo.
* Connessione con i benefici penitenziari: un comportamento lavorativo corretto e costante è fondamentale per ottenere benefici come la remissione del debito o l’accesso a misure alternative.

Questa condizione di debolezza contrattuale e psicologica impedisce al detenuto di agire in giudizio per tutelare i propri diritti retributivi durante il rapporto, per timore di non essere più ‘chiamato’ a lavorare. Per questo motivo, la Corte ha concluso che le varie assegnazioni lavorative non costituiscono contratti autonomi, ma fasi di un unico rapporto che si sospende e riprende in base alle esigenze organizzative dell’istituto.

Le Conclusioni e le Implicazioni Pratiche

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, affermando il seguente principio: la prescrizione dei crediti retributivi derivanti dal lavoro carcerario non decorre in costanza di rapporto. Poiché tale rapporto è da considerarsi unico e continuativo per tutta la durata della prestazione lavorativa in regime di detenzione, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dal momento della sua definitiva cessazione.

Questa sentenza ha importanti implicazioni pratiche. Rafforza la tutela dei diritti economici dei detenuti lavoratori, riconoscendo la loro posizione di vulnerabilità. Stabilisce che le interruzioni tra un incarico e l’altro non ‘azzerano’ il rapporto, ma ne rappresentano semplici sospensioni. Di conseguenza, l’Amministrazione penitenziaria non potrà più eccepire la prescrizione per periodi di lavoro intermedi, ma dovrà considerare il rapporto nel suo complesso, con la prescrizione che inizierà a correre solo quando il detenuto cesserà definitivamente di lavorare per l’istituto.

Quando inizia a decorrere la prescrizione per i crediti retributivi del lavoro carcerario?
La prescrizione inizia a decorrere solo dal momento in cui cessa definitivamente l’unico e complessivo rapporto di lavoro svolto durante la detenzione, e non dalla fine di ogni singolo incarico o periodo di lavoro.

Perché i vari periodi di lavoro svolti da un detenuto sono considerati un unico rapporto?
Sono considerati un unico rapporto perché si inseriscono in un contesto unitario caratterizzato dalla detenzione e dalla finalità rieducativa della pena. Le interruzioni tra un incarico e l’altro sono viste come mere sospensioni, non come cessazioni del rapporto.

Cosa si intende per stato di “metus” del detenuto lavoratore?
Per “metus” si intende una condizione di soggezione e timore, non necessariamente verso il datore di lavoro, ma derivante dal contesto carcerario. Questa condizione è causata dalla scarsità di opportunità lavorative, dalla discrezionalità dell’amministrazione nell’assegnazione dei posti e dalla necessità di mantenere una buona condotta per ottenere benefici, e impedisce al detenuto di far valere liberamente i propri diritti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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