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IVA avvocato in proprio: non dovuta neanche con un codifensore

La Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante riguardo all’IVA avvocato in proprio. Un legale che si difende da solo in una causa, anche se assistito da un altro collega (codifensore), non può chiedere alla parte avversaria sconfitta il rimborso dell’IVA sui propri compensi. Secondo i giudici, l’IVA rappresenta un costo solo se effettivamente versata a un altro professionista. Nel caso dell’autodifesa, questo costo non esiste. Per l’attività del codifensore, invece, l’avvocato può detrarre l’IVA. Addebitarla alla controparte costituirebbe quindi un arricchimento ingiustificato. La richiesta di pagamento dell’avvocato è stata quindi respinta.

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Pubblicato il 26 aprile 2026 in Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 5950 Anno 2023 (Cass. civ. sez. 3 n. 5950/2023)

L’avvocato si difende da solo: deve farsi pagare l’IVA?

Una recente sentenza della Corte di Cassazione affronta un tema tecnico ma dalle conseguenze pratiche molto rilevanti: il rimborso dell’IVA avvocato in proprio. La questione è semplice: se un avvocato difende se stesso in una causa e vince, può addebitare alla controparte sconfitta, oltre agli onorari, anche l’IVA su tali compensi? La risposta dei giudici è stata un netto no, e la motivazione merita di essere approfondita per la sua logica stringente, che vale anche quando il legale è assistito da un collega.

La vicenda: una richiesta di pagamento contestata

Il caso nasce da una situazione comune. Uno Studio Legale, per il tramite del suo rappresentante, aveva svolto attività professionale per due Clienti. Al termine del rapporto, l’avvocato aveva chiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento dei suoi compensi. Successivamente, notificava ai Clienti un atto di precetto, ovvero un’intimazione a pagare non solo le somme dovute come onorario, ma anche la relativa IVA.

I Clienti si opponevano a questa richiesta, sostenendo che l’avvocato, avendo difeso se stesso, non avesse il diritto di pretendere il versamento dell’IVA. Il punto centrale della loro difesa era che l’IVA è un’imposta che un cliente paga al proprio avvocato, il quale poi la versa allo Stato. Ma se l’avvocato è cliente di se stesso, questo meccanismo si interrompe. La questione si complicava perché, in alcune fasi del giudizio, l’avvocato era stato assistito da un altro legale in codifesa.

Il principio fiscale dietro il rimborso delle spese legali

Per capire la decisione, è utile ricordare come funziona il rimborso delle spese legali. Il principio della soccombenza stabilisce che chi perde la causa paga le spese legali di chi vince. Tra queste spese rientra anche l’IVA che la parte vittoriosa ha dovuto versare al proprio difensore. L’idea è quella di ristorare completamente il vincitore da tutti i costi sostenuti per far valere i propri diritti.

Il meccanismo si basa su un presupposto fondamentale: l’IVA deve rappresentare un costo effettivo per la parte vittoriosa. Se la parte vincitrice, per la sua natura (ad esempio un’azienda), può ‘scaricare’ (portare in detrazione) l’IVA pagata al suo avvocato, allora non può chiederne il rimborso alla parte sconfitta, perché di fatto non ha subito quel costo.

Le motivazioni: perché l’IVA avvocato in proprio non è dovuta

La Corte di Cassazione ha applicato questo principio al caso specifico. I giudici hanno spiegato che quando un avvocato si difende da solo, la coincidenza tra prestatore del servizio (l’avvocato) e cliente (l’avvocato stesso) fa venire meno il presupposto dell’imposta. L’avvocato non paga l’IVA a se stesso, quindi l’imposta non rappresenta un costo. Chiederne il rimborso alla controparte si tradurrebbe in un’ingiusta locupletazione, cioè un guadagno indebito.

La Corte ha inoltre chiarito che la presenza di un codifensore non cambia la sostanza delle cose. Per l’attività svolta dal collega, l’avvocato che si autodifende agisce come un qualsiasi cliente: riceve una fattura e può detrarre l’IVA pagata. Anche in questo scenario, l’IVA non è un costo finale per lui. Di conseguenza, non può essere addebitata alla parte soccombente. La richiesta dell’avvocato è stata quindi respinta perché, in nessuna delle due ipotesi (autodifesa pura o con codifensore), l’IVA costituiva per lui un costo reale.

Le conclusioni: la decisione della Cassazione

In conclusione, la Corte ha rigettato il ricorso dell’avvocato e lo ha condannato a rimborsare le spese legali ai suoi ex Clienti. La sentenza sancisce un principio chiaro: il rimborso dell’IVA sulle spese legali è legato all’esistenza di un costo effettivo per la parte vittoriosa. Nel caso dell’IVA avvocato in proprio, questo costo non sussiste. La decisione impedisce che il meccanismo del rimborso spese si trasformi in una fonte di guadagno ingiustificato, riaffermando la natura puramente risarcitoria della condanna alle spese processuali.

Un avvocato che si difende da solo può chiedere l’IVA alla controparte che perde?
No. Secondo la Cassazione, l’avvocato che si difende in proprio non sostiene un costo per l’IVA e quindi non può chiederne il rimborso alla parte soccombente, altrimenti si verificherebbe un arricchimento ingiustificato.

Cosa cambia se l’avvocato che si difende da solo è aiutato da un altro collega?
Non cambia nulla ai fini del rimborso. Anche in caso di codifesa, l’avvocato non può chiedere l’IVA alla controparte, perché può portare in detrazione l’imposta pagata al collega, annullandone di fatto il costo.

Perché l’IVA non è considerata un costo per l’avvocato in questo caso?
Per l’attività svolta in proprio, non c’è un pagamento a terzi e quindi nessun esborso di IVA. Per l’attività del collega codifensore, l’avvocato, in quanto professionista, può detrarre l’IVA pagata, che quindi non rappresenta un costo finale.

Termini giuridici

Atto di precetto
Un'intimazione formale con cui il creditore ordina al debitore di pagare una somma dovuta in base a un titolo esecutivo (come una sentenza), avvertendolo che in caso di mancato pagamento si procederà all'esecuzione forzata.
Soccombenza
Il principio secondo cui la parte che perde una causa è tenuta a rimborsare alla parte vincitrice le spese legali che ha sostenuto.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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