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Inquadramento addetto stampa: onere della prova

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un addetto stampa di un ente comunale che chiedeva l’inquadramento in una categoria superiore (da C a D). La Corte ha stabilito che l’onere della prova per dimostrare lo svolgimento di mansioni più complesse, come la ricerca e l’elaborazione di notizie, spetta esclusivamente al lavoratore. Il semplice atto di redigere e inviare comunicati stampa, anche se in possesso della qualifica di giornalista pubblicista, non è sufficiente a giustificare l’inquadramento addetto stampa a un livello superiore.

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Pubblicato il 28 agosto 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Inquadramento Addetto Stampa: Quando le Mansioni Svolte Non Bastano per la Categoria Superiore

L’ordinanza della Corte di Cassazione in esame affronta un tema cruciale nel diritto del lavoro pubblico: l’inquadramento dell’addetto stampa. La decisione chiarisce un principio fondamentale: per ottenere il riconoscimento di una categoria professionale superiore, non basta il titolo o la qualifica, ma è necessario provare concretamente lo svolgimento di mansioni più complesse. Il lavoratore, e non il datore di lavoro, ha l’onere di fornire tale prova. Analizziamo insieme questa importante pronuncia.

I Fatti di Causa

Un dipendente di un Comune, assunto con contratto a tempo determinato part-time come addetto stampa (inquadrato in categoria C1), ha citato in giudizio l’ente per ottenere il riconoscimento della categoria superiore D, posizione D3, e il pagamento delle relative differenze retributive.

In primo grado, il Tribunale gli aveva dato ragione. Tuttavia, la Corte di Appello ha ribaltato la sentenza, affermando che il lavoratore, pur avendo dimostrato di redigere e inviare comunicati stampa, non aveva provato di svolgere attività più complesse e di maggiore responsabilità, quali la cura e l’elaborazione della notizia o la ricerca delle fonti, tipiche del profilo giornalistico rivendicato per la categoria D.

La Questione dell’Inquadramento dell’Addetto Stampa e l’Onere della Prova

Il cuore della controversia risiede nella distinzione tra le mansioni previste per la categoria C e quelle, più elevate, della categoria D. Secondo la Corte d’Appello, la differenza non sta nel semplice atto di comunicare, ma nella complessità del processo informativo. Per l’inquadramento dell’addetto stampa in categoria D, è richiesta un’attività giornalistica vera e propria, caratterizzata da autonomia, ricerca e un’elevata complessità.

La Corte ha sottolineato che l’onere di dimostrare lo svolgimento di tali mansioni superiori gravava interamente sul lavoratore. Non era sufficiente allegare la propria qualifica di giornalista pubblicista o produrre i comunicati stampa inviati; era necessario provare che dietro quei comunicati ci fosse un lavoro di ricerca, elaborazione e analisi tipico della qualifica superiore.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d’Appello, rigettando il ricorso del lavoratore. I giudici di legittimità hanno respinto entrambi i motivi di ricorso presentati.

1. Primo motivo: Il ricorrente lamentava una violazione di legge, sostenendo che non vi fosse differenza tra giornalista e addetto stampa in una pubblica amministrazione e che l’onere della prova fosse stato ingiustamente posto a suo carico. La Cassazione ha ritenuto il motivo infondato.
2. Secondo motivo: Il ricorrente denunciava l’omesso esame di domande autonome relative a lavoro straordinario e ferie non godute. La Corte ha dichiarato questo motivo inammissibile, poiché il lavoratore non aveva dimostrato di aver riproposto correttamente tali domande nel giudizio di appello.

Le Motivazioni della Decisione

La Cassazione ha ribadito il consolidato orientamento giurisprudenziale sul procedimento logico-giuridico per la determinazione dell’inquadramento di un lavoratore, che si articola in tre fasi:
1. Accertamento in fatto: Analisi delle attività lavorative concretamente svolte.
2. Individuazione delle qualifiche: Ricognizione dei profili professionali previsti dal contratto collettivo.
3. Raffronto: Comparazione tra le attività svolte e le declaratorie contrattuali.

La Corte ha specificato che, in questo processo, la centralità spetta all’allegazione e alla prova da parte del lavoratore dello svolgimento delle mansioni proprie della qualifica superiore richiesta. La Corte d’Appello ha correttamente applicato questo principio, evidenziando come il lavoratore non avesse neppure allegato, prima ancora che provato, lo svolgimento di attività caratterizzate da elevata complessità, ricerca dell’informazione e cura ed elaborazione della notizia. La semplice qualifica di giornalista pubblicista non è di per sé sufficiente a garantire automaticamente l’inquadramento nel livello D.

Per quanto riguarda il secondo motivo, la Corte ha ricordato che le domande assorbite in primo grado (come quelle per straordinari e ferie) devono essere espressamente e chiaramente riproposte in appello dalla parte, anche se vittoriosa, per evitare la presunzione di rinuncia. In questo caso, il ricorrente non ha fornito prova di averlo fatto.

Conclusioni e Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza offre un’importante lezione per i lavoratori del settore pubblico che ritengono di essere sotto-inquadrati. Per ottenere un inquadramento da addetto stampa o per qualsiasi altra figura a un livello superiore, non è sufficiente possedere un titolo o svolgere le mansioni nominali. È indispensabile documentare e provare in modo rigoroso lo svolgimento di tutte le attività complesse e autonome che caratterizzano il profilo professionale più elevato. La sentenza riafferma con forza che, nel processo del lavoro, chi domanda deve provare i fatti a fondamento della propria pretesa.

A chi spetta l’onere della prova in una causa per il riconoscimento di un inquadramento superiore?
Secondo la Corte di Cassazione, l’onere della prova spetta interamente al lavoratore. È quest’ultimo che deve allegare e dimostrare in modo specifico di aver svolto le mansioni complesse e autonome caratteristiche della qualifica superiore che rivendica.

La qualifica di giornalista pubblicista è sufficiente per ottenere l’inquadramento nella categoria D come addetto stampa di un ente pubblico?
No. La sentenza chiarisce che la mera qualifica professionale non è sufficiente. Per l’inquadramento nella categoria D, il lavoratore deve provare di aver svolto un’attività giornalistica effettiva, che include la ricerca delle informazioni, la cura e l’elaborazione della notizia, e non solo la redazione e l’invio di comunicati stampa.

Cosa succede alle domande secondarie (es. straordinari, ferie) se non vengono riproposte esplicitamente in appello?
Si presumono rinunciate e diventano inammissibili. La parte, anche se integralmente vittoriosa in primo grado, ha l’onere di riproporre in modo chiaro e specifico tutte le domande o eccezioni assorbite nella precedente decisione, altrimenti non potranno essere esaminate dal giudice d’appello.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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