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Indennità preavviso: quando il datore non ha diritto

La Corte di Cassazione ha stabilito che un’azienda non può trattenere l’indennità sostitutiva preavviso dalle somme di fine rapporto se, al momento delle dimissioni del lavoratore, non ha più alcun interesse concreto a ricevere la prestazione lavorativa. Nel caso specifico, l’azienda aveva perso un appalto, cessato l’attività e già esonerato i dipendenti dal lavoro, rendendo illegittima la trattenuta.

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Pubblicato il 29 agosto 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Indennità Sostitutiva Preavviso: Quando il Datore di Lavoro Perde il Diritto a Trattenerla

L’istituto del preavviso nel rapporto di lavoro è un pilastro fondamentale a tutela di entrambe le parti. Tuttavia, una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti del diritto del datore di lavoro a ricevere l’indennità sostitutiva preavviso in caso di dimissioni del dipendente. La decisione sottolinea come questo diritto non sia assoluto, ma strettamente legato a un interesse concreto e attuale alla prestazione lavorativa.

I Fatti del Caso

La vicenda riguarda un gruppo di lavoratori impiegati da una società di servizi presso il cantiere di un’altra grande azienda. A seguito della scadenza del contratto d’appalto, la società datrice di lavoro avviava una procedura di mobilità per tutta la forza lavoro e, successivamente, comunicava ai dipendenti di essere stati collocati in ferie, esonerandoli di fatto dalla prestazione lavorativa. Nel frattempo, i lavoratori ricevevano una proposta di assunzione dalla nuova società aggiudicataria dell’appalto e rassegnavano le proprie dimissioni.

Al momento della liquidazione delle competenze di fine rapporto, la società datrice di lavoro tratteneva l’importo corrispondente all’indennità per il mancato preavviso. I lavoratori si opponevano, sostenendo l’illegittimità della trattenuta, ma il Tribunale in primo grado dava ragione all’azienda. La Corte d’Appello, invece, ribaltava la decisione, condannando la società alla restituzione delle somme. La questione giungeva così all’esame della Corte di Cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione sull’Indennità Sostitutiva Preavviso

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell’azienda, confermando integralmente la sentenza della Corte d’Appello. Gli Ermellini hanno stabilito che, nelle circostanze specifiche, il datore di lavoro non aveva alcun diritto a pretendere l’indennità sostitutiva preavviso dai lavoratori dimissionari.

Le Motivazioni della Sentenza

La Corte ha fondato la sua decisione sulla ratio stessa dell’articolo 2118 del Codice Civile, che disciplina il recesso e il preavviso. La funzione del preavviso, in caso di dimissioni, è quella di concedere al datore di lavoro un lasso di tempo sufficiente per attenuare le conseguenze del recesso, permettendogli di trovare un sostituto o di riorganizzare l’attività produttiva. Si tratta, quindi, di una tutela posta a favore dell’interesse della parte che subisce il recesso.

Nel caso in esame, questo interesse era totalmente assente. La Corte ha evidenziato diversi elementi fattuali inequivocabili:
1. Cessazione dell’attività: L’azienda aveva perso l’appalto e, di conseguenza, l’attività lavorativa per cui i dipendenti erano stati impiegati era di fatto cessata.
2. Impossibilità di ricevere la prestazione: La società era addirittura impossibilitata ad accedere al sito di lavoro.
3. Manifestazione di non interesse: Attraverso la comunicazione di avvio della procedura di mobilità e la successiva messa in ferie forzata, il datore di lavoro aveva espressamente manifestato di non avere più alcun interesse a ricevere la prestazione lavorativa dei dipendenti.

Di fronte a un’esplicita e oggettiva carenza di interesse alla prosecuzione del rapporto, la pretesa di un’indennità per il mancato preavviso si rivela priva di fondamento giuridico. Pretendere che i lavoratori corrispondessero un’indennità per un periodo di lavoro che l’azienda stessa non era in grado né interessata a ricevere, contrasta con la logica e la finalità della norma. La Corte ha concluso che non era ravvisabile in capo all’azienda alcun interesse meritevole di tutela che giustificasse la trattenuta.

Le Conclusioni

Questa ordinanza offre un importante principio di diritto: il diritto all’indennità sostitutiva preavviso non è un automatismo che scatta in ogni caso di dimissioni senza preavviso. È necessario valutare, caso per caso, l’esistenza di un interesse concreto e attuale della parte che subisce il recesso. Se il datore di lavoro, con i suoi stessi atti, ha dimostrato di non avere più bisogno della prestazione del lavoratore (ad esempio perché l’attività è cessata o per averlo esonerato dal servizio), non può legittimamente pretendere un risarcimento per il mancato preavviso. La tutela dell’organizzazione aziendale non può essere invocata quando l’organizzazione stessa, per quel che riguarda quella specifica attività, ha già smesso di esistere.

Un lavoratore che si dimette deve sempre pagare l’indennità sostitutiva del preavviso se non rispetta i termini?
No. Secondo la Corte di Cassazione, l’indennità non è dovuta se il datore di lavoro non ha più un interesse concreto e attuale a ricevere la prestazione lavorativa durante il periodo di preavviso.

Cosa si intende per ‘mancanza di interesse concreto’ del datore di lavoro alla prestazione?
Nel caso esaminato, la mancanza di interesse era dimostrata dal fatto che l’azienda aveva perso il contratto d’appalto, l’attività lavorativa specifica era cessata, era stata avviata una procedura di mobilità e, soprattutto, i lavoratori erano stati esonerati dal prestare servizio.

Se un’azienda mi mette in ferie forzate perché non ha più lavoro per me, può comunque trattenere l’indennità di preavviso se mi dimetto?
No. L’esonero dalla prestazione lavorativa, come la messa in ferie forzata a causa della cessazione dell’attività, è una chiara manifestazione del disinteresse del datore di lavoro alla prestazione. In tale situazione, secondo questa ordinanza, il datore non può legittimamente trattenere l’indennità sostitutiva del preavviso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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