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Indennità per lavoro in turni: come si calcola?

La Cassazione ha stabilito che l’indennità per lavoro in turni, pur confermata in cifra fissa, deve essere ricalcolata sul minimo tabellare aggiornato da ogni rinnovo contrattuale. Rigettato il ricorso di un’azienda che voleva ‘congelare’ l’importo al valore del 2007, confermando il diritto dei lavoratori a percepire le differenze retributive dovute.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Indennità per Lavoro in Turni: Ricalcolo Obbligatorio ad Ogni Rinnovo Contrattuale

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato un tema cruciale per molti lavoratori: il calcolo dell’indennità per lavoro in turni. La Corte ha stabilito che questa indennità, anche se definita ‘in cifra fissa’, deve essere periodicamente ricalcolata in base ai minimi tabellari aggiornati dai rinnovi dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL), respingendo la tesi di un ‘congelamento’ del suo valore a un importo storico.

I Fatti di Causa

La controversia nasce dalla richiesta di un gruppo di lavoratori di ottenere il ricalcolo della loro indennità per lavoro in turni avvicendati. Essi sostenevano che l’importo, fissato nella misura del 6% del minimo tabellare, dovesse essere adeguato in base agli aumenti contrattuali previsti dai CCNL successivi a quello del 2007.

La Corte d’Appello aveva dato ragione ai lavoratori, accertando il loro diritto a percepire l’indennità calcolata sul minimo tabellare vigente alle date di rinnovo contrattuale del 2007, 2010 e 2013. Di conseguenza, aveva condannato l’azienda datrice di lavoro a corrispondere le differenze retributive, nei limiti della prescrizione quinquennale.

L’azienda ha impugnato questa decisione dinanzi alla Corte di Cassazione, basando il proprio ricorso su due motivi principali.

I Motivi del Ricorso e il calcolo dell’indennità per lavoro in turni

L’azienda ricorrente ha contestato la decisione della Corte d’Appello sostenendo, in primo luogo, una violazione delle norme sull’interpretazione dei contratti. Secondo la sua tesi, i contratti collettivi succedutisi nel tempo avevano di fatto ‘congelato’ l’indennità al valore calcolato nel 2007. La dicitura contrattuale che prevedeva la ‘conferma in cifra fissa con riproporzionamento della percentuale’ avrebbe dovuto essere interpretata come un blocco definitivo dell’importo.

In secondo luogo, l’azienda lamentava una presunta ‘pronunzia extrapetita’, ovvero che i giudici d’appello avessero deciso oltre quanto richiesto dai lavoratori, i quali nelle loro conclusioni avevano fatto riferimento al minimo tabellare di una data specifica (31/12/2012) e non a quelli vigenti ad ogni rinnovo.

L’Analisi della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha respinto entrambi i motivi del ricorso, confermando pienamente la sentenza della Corte d’Appello. Di seguito i punti salienti dell’analisi.

La Corretta Interpretazione dei Contratti Collettivi

La Corte ha chiarito che l’interpretazione corretta dei vari accordi collettivi porta a concludere che l’indennità per lavoro in turni non era affatto cristallizzata al valore del 2007. La locuzione contrattuale indicava che l’indennità, sebbene non variasse in base agli aumenti salariali interni al periodo di vigenza di un singolo CCNL (congelamento in cifra fissa), doveva essere riproporzionata sulla base del nuovo minimo contrattuale stabilito da ogni successivo rinnovo.

I giudici hanno sottolineato che se le parti sociali avessero voluto ancorare l’indennità al valore del 2007 in modo permanente, lo avrebbero scritto esplicitamente, come accaduto in altre occasioni per diverse indennità (ad esempio, l’indennità di maneggio denaro, espressamente ancorata alla retribuzione del 1984). La formula utilizzata, definita ‘contorta ed equivoca’ se interpretata nel senso voluto dall’azienda, supporta invece la tesi del ricalcolo periodico.

L’Inammissibilità del Secondo Motivo di Ricorso

Per quanto riguarda la presunta pronuncia ‘extrapetita’, la Corte ha dichiarato il motivo inammissibile. I giudici hanno ritenuto che la censura dell’azienda fosse generica e non criticasse specificamente la motivazione della Corte d’Appello, la quale aveva correttamente interpretato le conclusioni dei lavoratori alla luce dell’intero atto, riconoscendo che la richiesta era chiaramente volta a ottenere il ricalcolo dell’indennità in base ai minimi tabellari introdotti dai vari accordi richiamati.

Le Motivazioni

La motivazione centrale della Corte di Cassazione si fonda su un’interpretazione logica, letterale e sistematica della volontà delle parti contrattuali. L’idea di un ‘congelamento’ è stata respinta perché la clausola sul ‘riproporzionamento’ non avrebbe altrimenti alcun senso. Ogni nuovo CCNL stabilisce una nuova base di calcolo (il minimo tabellare) su cui la percentuale del 6% deve essere applicata per determinare la nuova misura dell’indennità. Il contratto collettivo del 2010, inoltre, parlava di ‘effetto sostitutivo’ rispetto alla disciplina del 2007, escludendo implicitamente qualsiasi possibilità di congelamento a valori precedenti. La Corte ha ritenuto che la pretesa dell’azienda si basasse su un’interpretazione errata e non rispettosa della volontà delle parti sociali.

Le Conclusioni

Con questa ordinanza, la Suprema Corte ha stabilito un principio importante: un’indennità calcolata in percentuale sul minimo tabellare deve essere adeguata ad ogni rinnovo del CCNL, a meno che non sia espressamente e inequivocabilmente previsto un ‘congelamento’ a una data specifica. La decisione rigetta il ricorso dell’azienda, condannandola al pagamento delle spese processuali e confermando il diritto dei lavoratori a ricevere le differenze retributive derivanti dal corretto ricalcolo dell’indennità per lavoro in turni.

L’indennità per lavoro in turni, calcolata in percentuale, deve essere aggiornata ad ogni rinnovo del CCNL?
Sì, secondo la Corte di Cassazione, l’indennità deve essere ricalcolata sulla base del nuovo minimo contrattuale stabilito da ogni singolo rinnovo del CCNL, a meno che il contratto non preveda esplicitamente e in modo inequivocabile un congelamento a un valore passato.

Cosa significa che un’indennità è confermata ‘in cifra fissa con riproporzionamento’?
Significa che l’importo dell’indennità rimane fisso rispetto agli aumenti salariali che avvengono durante il periodo di vigenza di un singolo contratto collettivo, ma deve essere ricalcolata (‘riproporzionata’) quando un nuovo contratto collettivo stabilisce una nuova base di calcolo, come un nuovo minimo tabellare.

Quando un’indennità può considerarsi ‘congelata’ a un valore passato?
Un’indennità può considerarsi ‘congelata’ solo quando le parti contrattuali lo prevedono in modo esplicito e chiaro nel contratto, specificando che il suo valore è ancorato a una retribuzione o a un importo di una data specifica passata (come nel caso citato dell’indennità di maneggio denaro, ancorata alla retribuzione del 31 luglio 1984).

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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