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Indennità di sostituzione: diritto del dirigente

La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un dirigente medico a percepire l’indennità di sostituzione per lo svolgimento di un incarico aggiuntivo di direzione di struttura complessa. L’Azienda Sanitaria aveva contestato il pagamento invocando il principio di onnicomprensività della retribuzione dirigenziale. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che tale indennità è legittima quando il dirigente occupa una seconda posizione organizzativa distinta dalla propria, anche in caso di vacanza strutturale del posto in attesa di nuove procedure concorsuali.

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Pubblicato il 23 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Indennità di sostituzione: quando spetta al dirigente pubblico

Il riconoscimento dell’indennità di sostituzione rappresenta un tema centrale nel rapporto di lavoro della dirigenza medica e pubblica. Spesso le amministrazioni invocano il principio di onnicomprensività per negare compensi aggiuntivi, ma la giurisprudenza di legittimità ha recentemente tracciato confini molto chiari a tutela dei professionisti.

Il caso: doppio incarico e pretese retributive

La vicenda trae origine dal ricorso di un dirigente medico che, già titolare della direzione di una struttura complessa, era stato chiamato a dirigere ad interim un secondo polo sanitario. L’Azienda Sanitaria Locale si era opposta al pagamento dell’indennità prevista dal contratto collettivo, sostenendo che lo stipendio dirigenziale dovesse già remunerare qualsiasi attività prestata.

La Corte d’Appello aveva dato ragione al medico, condannando l’ente al pagamento di oltre 50.000 euro. L’Azienda ha quindi proposto ricorso in Cassazione, lamentando una presunta violazione delle norme sul trattamento economico dei dirigenti pubblici.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell’Azienda, confermando la spettanza dell’indennità di sostituzione. Il punto nodale della decisione risiede nella distinzione tra compiti accessori all’incarico principale e l’assunzione di una vera e propria seconda posizione organizzativa.

Secondo i giudici, se un dirigente svolge compiti aggiuntivi nell’ambito del medesimo ufficio, opera il principio di onnicomprensività. Se invece il dirigente è chiamato a sopperire all’assenza di un altro collega, occupando una posizione diversa e ulteriore rispetto alla propria, la contrattazione collettiva può legittimamente prevedere un compenso specifico.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano su un’interpretazione rigorosa dell’art. 24 del d.lgs. n. 165/2001. Il principio di onnicomprensività deve intendersi riferito a tutte le attività connesse al singolo incarico conferito, ma non può estendersi fino a coprire l’espletamento di un secondo incarico dirigenziale distinto. La Corte ha inoltre chiarito che l’indennità di sostituzione non spetta solo per assenze temporanee (come ferie o malattia), ma anche in casi di vacanza del posto per cessazione del rapporto di lavoro o creazione di nuove strutture, in attesa della copertura stabile tramite concorso.

Le conclusioni

Le conclusioni della sentenza stabiliscono un principio di equità: la responsabilità derivante dalla gestione di una struttura complessa aggiuntiva merita una remunerazione autonoma. L’interpretazione sistematica del CCNL di settore impone di riconoscere il compenso ogni qualvolta la struttura risulti temporaneamente priva di titolare, indipendentemente dalla causa soggettiva dell’assenza. Questa decisione protegge i dirigenti dal rischio di un sovraccarico di responsabilità non contrattualizzato, garantendo la corretta applicazione delle tutele previste dagli accordi collettivi.

Il principio di onnicomprensività esclude sempre premi o indennità aggiuntive?
No, il principio copre solo le attività connesse all’incarico principale. Se il dirigente assume una seconda posizione organizzativa distinta, l’indennità è dovuta.

L’indennità di sostituzione spetta anche se il posto è vacante per dimissioni?
Sì, la giurisprudenza conferma che il compenso spetta in ogni caso di scopertura del posto, inclusa la vacanza in attesa di nuove nomine o concorsi.

Cosa succede se l’amministrazione nega il pagamento dell’indennità?
Il dirigente può agire in giudizio per ottenere la condanna dell’ente, basandosi sulle previsioni del Contratto Collettivo Nazionale di categoria.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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