LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Indennità di presidenza: a chi spetta in caso di comando?

Un dipendente della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in comando presso altra amministrazione, si è visto ridurre l’indennità di presidenza. La Cassazione, riformando le sentenze di merito, ha stabilito che il trattamento accessorio è a carico dell’amministrazione di destinazione, come previsto dal CCNL di settore, rigettando la richiesta del lavoratore.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 18 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Indennità di Presidenza: la Cassazione chiarisce le regole per i dipendenti in comando

Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione è intervenuta su una questione cruciale per i dipendenti pubblici: la gestione del trattamento economico accessorio, in particolare dell’indennità di presidenza, in caso di assegnazione temporanea (comando) presso un’altra amministrazione. La decisione ribalta l’orientamento dei giudici di merito, fornendo un’interpretazione chiara delle norme contrattuali che regolano la materia.

I fatti del caso

Un dipendente della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con un contratto a tempo indeterminato, percepiva, oltre allo stipendio base, una specifica indennità di presidenza mensile. Successivamente, veniva comandato a prestare servizio presso una Prefettura, facente parte del Ministero dell’Interno.

Con il trasferimento, l’amministrazione di appartenenza sostituiva la cospicua indennità di presidenza con l’indennità amministrativa prevista per il personale del Ministero dell’Interno, di importo notevolmente inferiore. Ritenendo illegittima tale riduzione, il dipendente adiva le vie legali per ottenere il ripristino dell’indennità originaria e il pagamento degli arretrati. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello accoglievano la sua domanda, sostenendo che, persistendo il rapporto di lavoro con l’ente di provenienza, il lavoratore avesse diritto a mantenere il trattamento accessorio originario.

La questione sull’indennità di presidenza in comando

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha impugnato la decisione della Corte d’Appello dinanzi alla Corte di Cassazione. Il quesito giuridico fondamentale era stabilire quale amministrazione fosse tenuta a corrispondere il trattamento accessorio e, soprattutto, secondo quali criteri. La difesa del ricorrente sosteneva che, nonostante il principio generale di parità di trattamento, la contrattazione collettiva potesse prevedere una deroga specifica per i dipendenti in comando, attribuendo l’onere e la determinazione dell’indennità all’amministrazione di destinazione.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, cassando la sentenza impugnata e decidendo nel merito con il rigetto della domanda del lavoratore. Il ragionamento dei giudici si è fondato sull’interpretazione dell’art. 57 del CCNL Presidenza del Consiglio dei Ministri del 17.5.2004.

Secondo la Corte, tale norma dispone in modo esplicito che i trattamenti accessori sono a carico dell’amministrazione di destinazione. Questa previsione contrattuale non si limita a ripartire l’onere economico tra gli enti, ma definisce anche la natura del trattamento dovuto. Di conseguenza, il dipendente in comando non ha diritto a mantenere l’indennità di presidenza dell’ente di origine, ma deve ricevere il trattamento accessorio previsto per il personale dell’ente presso cui presta effettivamente servizio.

La Cassazione ha affermato che la contrattazione collettiva può derogare al principio generale della parità di trattamento, stabilendo che la retribuzione accessoria sia legata alle funzioni svolte presso l’amministrazione di destinazione. Questa soluzione garantisce coerenza e parità di trattamento all’interno della struttura in cui il dipendente è temporaneamente inserito.

Le conclusioni

La decisione stabilisce un principio chiaro: per i dipendenti pubblici in posizione di comando, il trattamento economico accessorio, inclusa la specifica indennità di presidenza, è disciplinato dalla normativa e dalla contrattazione collettiva dell’amministrazione di destinazione. L’onere economico e la determinazione della misura dell’indennità spettano a quest’ultima. Questo orientamento, basato su un recente precedente della stessa Corte, risolve i dubbi interpretativi e uniforma il trattamento economico dei dipendenti comandati, legandolo alle mansioni e al contesto lavorativo in cui operano effettivamente.

A un dipendente pubblico in “comando” spetta l’indennità dell’amministrazione di provenienza o di quella di destinazione?
Secondo la Corte di Cassazione, al dipendente in comando spetta il trattamento accessorio previsto dall’amministrazione di destinazione, presso la quale presta effettivamente servizio.

Cosa prevede il CCNL della Presidenza del Consiglio dei Ministri riguardo all’indennità di presidenza in caso di comando?
Il CCNL di settore (art. 57 del contratto del 17.5.2004) stabilisce che i trattamenti accessori per il personale in comando sono a carico dell’amministrazione di destinazione, implicando che si applichino le indennità previste da quest’ultima.

Il principio di parità di trattamento si applica sempre alla retribuzione accessoria del dipendente in comando?
No. La Corte ha chiarito che il principio generale di parità di trattamento può essere derogato dalla contrattazione collettiva, la quale può legittimamente stabilire che la retribuzione accessoria sia corrisposta dall’amministrazione di destinazione nella misura da essa prevista.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati