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Indennità di posizione: risarcimento per inerzia P.A.

Un dirigente medico ha ottenuto il risarcimento dei danni per la mancata corresponsione della parte variabile dell’indennità di posizione. L’azienda sanitaria era rimasta inerte nell’attivare le procedure di graduazione delle funzioni previste dal contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha confermato che tale inerzia costituisce un inadempimento contrattuale, legittimando il risarcimento per perdita di chance, liquidabile dal giudice in via equitativa.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Indennità di posizione: il diritto al risarcimento per inerzia della P.A.

L’indennità di posizione costituisce un elemento essenziale della retribuzione dei dirigenti nel settore sanitario. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito principi fondamentali riguardanti la responsabilità della Pubblica Amministrazione nel caso in cui ometta di completare le procedure necessarie alla quantificazione di tale emolumento.

Il caso: mancata graduazione delle funzioni

Un dirigente medico ha citato in giudizio un’azienda sanitaria per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata percezione della quota variabile dell’indennità di posizione. Il contenzioso nasce dall’omessa adozione, da parte dell’ente, del provvedimento di graduazione delle funzioni e pesatura degli incarichi, passaggi indispensabili per determinare l’importo spettante al lavoratore. Mentre l’azienda eccepiva la prescrizione e la natura organizzativa dell’atto, i giudici di merito hanno accolto la domanda risarcitoria.

La decisione della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’amministrazione, confermando la sentenza d’appello. Gli Ermellini hanno chiarito che la P.A. ha l’obbligo contrattuale di avviare e concludere i procedimenti di valutazione degli incarichi nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede. L’inerzia amministrativa non è una scelta discrezionale insindacabile, ma un vero e proprio inadempimento che lede il diritto del dipendente a una retribuzione proporzionata alle funzioni svolte.

Le motivazioni

La Corte ha fondato la decisione sulla qualificazione dell’inerzia amministrativa come inadempimento contrattuale ai sensi dell’art. 1218 c.c. La violazione dell’obbligo di procedere alla graduazione delle funzioni legittima il dirigente a richiedere il risarcimento per perdita di chance. Questo danno consiste nella privazione della possibilità di percepire la parte variabile della retribuzione. Il giudice può liquidare tale pregiudizio in via equitativa, utilizzando come parametro anche somme forfettizzate precedentemente deliberate dalla stessa amministrazione. Inoltre, è stato ribadito che il termine di prescrizione applicabile è quello ordinario decennale, poiché l’azione non riguarda crediti retributivi periodici ma il risarcimento di un danno da inadempimento di un obbligo procedurale.

Le conclusioni

La pronuncia consolida l’orientamento secondo cui la Pubblica Amministrazione deve rispondere dei ritardi burocratici che impattano sui diritti economici dei lavoratori. Per i dirigenti medici, ciò significa poter agire legalmente contro l’inerzia dell’ente per ottenere il ristoro delle somme perse a causa della mancata valutazione degli incarichi. La sentenza sottolinea che le difficoltà organizzative interne non esonerano l’azienda sanitaria dalle proprie responsabilità contrattuali, garantendo una tutela effettiva al professionista che vede frustrata la propria aspettativa economica.

Cosa accade se l’azienda sanitaria non valuta gli incarichi dirigenziali?
L’amministrazione commette un inadempimento contrattuale che obbliga al risarcimento del danno per perdita di chance a favore del dirigente.

Come si calcola il risarcimento per la mancata indennità?
Il giudice può utilizzare una liquidazione equitativa, basandosi su parametri probabilistici o su importi forfettari già previsti dall’ente.

Qual è il termine per richiedere questo risarcimento?
Il diritto al risarcimento del danno da inadempimento contrattuale si prescrive nel termine ordinario di dieci anni.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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