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Incompetenza per valore: i termini della Riforma Cartabia

Una cittadina ha impugnato una cartella di pagamento dinanzi al Tribunale. Una delle società convenute ha eccepito l’incompetenza per valore, ma in modo tardivo. Il Tribunale ha erroneamente accolto l’eccezione. La Corte di Cassazione, applicando la Riforma Cartabia, ha annullato la decisione, stabilendo che l’eccezione di incompetenza per valore era stata sollevata oltre i termini perentori e ha riaffermato la competenza del Tribunale.

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Pubblicato il 25 gennaio 2026 in Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Incompetenza per valore: la Cassazione fissa i paletti della Riforma Cartabia

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha offerto un’importante chiarificazione sui termini per sollevare l’eccezione di incompetenza per valore alla luce delle nuove disposizioni introdotte dalla Riforma Cartabia. La pronuncia sottolinea il rigore dei termini processuali, la cui inosservanza preclude la possibilità per il giudice di declinare la propria competenza. Analizziamo nel dettaglio la vicenda e la decisione della Suprema Corte.

I fatti del caso

Una cittadina riceveva una cartella di pagamento per un importo di circa 3.120 euro, a titolo di spese processuali derivanti da un precedente giudizio. Ritenendo illegittima la pretesa, la signora impugnava la cartella dinanzi al Tribunale competente, lamentando diversi vizi, tra cui la mancata notifica di atti presupposti e una carenza di motivazione.

Nel corso del giudizio, una delle società convenute, costituitasi in giudizio, sollevava un’eccezione di incompetenza del Tribunale. Secondo la convenuta, la causa, avendo un valore inferiore alla soglia prevista, rientrava nella competenza del Giudice di Pace. Tuttavia, tale eccezione veniva formulata non nell’atto di costituzione iniziale, ma in una memoria successiva, depositata ai sensi dell’art. 171-ter del codice di procedura civile.

La decisione del Tribunale e il ricorso in Cassazione

Il Tribunale, accogliendo l’eccezione tardiva, declinava la propria competenza in favore del Giudice di Pace. La cittadina, ritenendo errata tale decisione, proponeva ricorso per regolamento di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione. Il motivo principale del ricorso era la tardività con cui l’incompetenza era stata eccepita dalla controparte e, di conseguenza, rilevata dal giudice. La ricorrente sosteneva che, secondo le nuove norme, tale questione avrebbe dovuto essere sollevata in una fase molto più precoce del processo.

La tardività dell’eccezione di incompetenza per valore e le motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ribaltando la decisione del Tribunale. I giudici di legittimità hanno fondato la loro decisione sulle nuove disposizioni introdotte dal d.lgs. n. 164/2024, attuativo della Riforma Cartabia, applicabili ai giudizi introdotti dopo il 28 febbraio 2023, come quello in esame.

La Corte ha spiegato che la riforma ha anticipato il momento preclusivo per il rilievo d’ufficio dell’incompetenza. La nuova normativa stabilisce che il giudice deve rilevare l’eventuale incompetenza “con il decreto previsto dall’art. 171-bis c.p.c. o, nei procedimenti nei quali non si applica l’art. 171 bis c.p.c., non oltre la prima udienza”. L’obiettivo del legislatore è quello di accelerare il rito, definendo tutte le questioni preliminari prima di entrare nel merito della causa (il cosiddetto thema decidendum).

Nel caso specifico, l’eccezione era doppiamente tardiva:
1. Da parte della società convenuta: L’eccezione è stata sollevata per la prima volta con la memoria ex art. 171-ter c.p.c., ben oltre il termine perentorio previsto dall’art. 38 c.p.c. per la costituzione in giudizio.
2. Da parte del Tribunale: Il giudice ha rilevato l’incompetenza in un’udienza successiva alla prima, basandosi su un’eccezione già di per sé inammissibile per tardività.

La Suprema Corte ha quindi cassato l’ordinanza del Tribunale, dichiarandone la piena competenza a decidere sulla controversia. La causa è stata rinviata allo stesso Tribunale per la prosecuzione del giudizio.

Conclusioni e implicazioni pratiche

Questa ordinanza è di fondamentale importanza perché consolida uno dei principi cardine della Riforma Cartabia: la concentrazione e la celerità processuale. Stabilisce in modo inequivocabile che le questioni di competenza devono essere risolte nelle primissime fasi del giudizio. Le parti hanno l’onere di sollevare tali eccezioni nei loro primi atti difensivi, e il giudice ha il dovere di rilevarle d’ufficio entro la prima udienza. Superato questo sbarramento temporale, la competenza del giudice adito si radica e non può più essere messa in discussione. Per avvocati e cittadini, ciò significa prestare la massima attenzione ai termini iniziali del processo, poiché un’eventuale dimenticanza può avere conseguenze definitive sulla scelta del giudice.

Entro quale momento deve essere sollevata l’eccezione di incompetenza per valore secondo la Riforma Cartabia?
Secondo le nuove norme, l’eccezione di incompetenza deve essere sollevata dalla parte convenuta nel suo primo atto difensivo. Il giudice, invece, può rilevarla d’ufficio non oltre la prima udienza di trattazione.

Un’eccezione di incompetenza sollevata per la prima volta in una memoria successiva al primo atto difensivo è valida?
No, non è valida. La Corte di Cassazione ha stabilito che un’eccezione di questo tipo è tardiva e, pertanto, inefficace. La competenza del giudice inizialmente adito si considera consolidata.

Cosa succede se un Tribunale dichiara la propria incompetenza sulla base di un’eccezione tardiva?
La sua ordinanza è viziata da un error in procedendo e può essere impugnata dinanzi alla Corte di Cassazione con un ricorso per regolamento di competenza. Se la Corte accoglie il ricorso, annulla (cassa) l’ordinanza e dichiara la competenza del Tribunale, che dovrà proseguire con il giudizio nel merito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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