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Incompatibilità del relatore e art. 380-bis c.p.c.

La controversia nasce da una richiesta di usucapione su un immobile demaniale, rigettata nei primi due gradi di giudizio. Giunta in Cassazione, la causa ha sollevato una questione procedurale cruciale riguardante l’eventuale Incompatibilità del relatore che, dopo aver formulato una proposta di definizione del giudizio ex art. 380-bis c.p.c., partecipi anche al collegio giudicante. La Corte ha disposto il rinvio a nuovo ruolo in attesa della pronuncia risolutiva delle Sezioni Unite su tale questione di massima importanza.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Incompatibilità del relatore: la Cassazione attende le Sezioni Unite

L’incompatibilità del relatore è diventata un tema centrale nel dibattito giuridico attuale, influenzando direttamente la validità dei processi di legittimità. La questione sorge quando il magistrato che propone una definizione accelerata del ricorso si trova poi a far parte del collegio che deve emettere la decisione finale.

I fatti di causa

La vicenda trae origine da una domanda presentata da alcuni privati per ottenere la dichiarazione di acquisto per usucapione di un terreno e del relativo fabbricato. L’Amministrazione Pubblica si è opposta alla richiesta, ottenendo nei primi due gradi di merito il rigetto della domanda e l’ordine di rilascio del bene occupato senza titolo. I privati hanno quindi presentato ricorso dinanzi alla Suprema Corte, contestando le conclusioni dei giudici d’appello.

La decisione dell’organo giurisdizionale

La Seconda Sezione Civile, investita del ricorso, non ha proceduto all’esame del merito della disputa immobiliare. Attraverso un’ordinanza interlocutoria, i giudici hanno rilevato che il consigliere relatore era lo stesso soggetto che aveva precedentemente firmato la proposta di decisione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. Di fronte all’istanza della parte di procedere comunque alla decisione, è emerso il dubbio sulla legittimità della composizione del collegio.

Le motivazioni

Le motivazioni del provvedimento risiedono nella necessità di attendere un chiarimento definitivo dalle Sezioni Unite. Il cuore del problema è se la sottoscrizione della proposta di definizione del ricorso determini una incompatibilità del relatore a decidere la medesima causa in sede collegiale. Tale dubbio nasce dall’esigenza di garantire l’imparzialità e la terzietà del giudice, pilastri del giusto processo. Se il magistrato ha già manifestato un orientamento decisorio nella fase preliminare, la sua partecipazione alla deliberazione finale potrebbe essere vista come un pregiudizio alla neutralità del giudizio.

Le conclusioni

Le conclusioni della Corte hanno portato al rinvio a nuovo ruolo della causa. Questa pausa processuale è indispensabile per evitare che la sentenza finale possa essere affetta da vizi di nullità insanabili. Per i cittadini, questo significa che la certezza del diritto e il rispetto delle regole procedurali prevalgono sulla celerità, assicurando che ogni decisione sia presa da un organo la cui composizione sia al di sopra di ogni sospetto di parzialità. L’esito della disputa sull’usucapione resta dunque sospeso fino alla risoluzione del nodo procedurale.

Cosa si intende per incompatibilità del relatore in Cassazione?
Si riferisce al dubbio giuridico se un magistrato che ha già proposto una soluzione per il caso possa poi partecipare alla decisione finale del collegio.

Perché l’articolo 380-bis c.p.c. è rilevante in questo caso?
Perché tale norma permette al relatore di formulare una proposta di definizione del ricorso che, se contestata, richiede una decisione collegiale.

Quali sono le conseguenze del rinvio a nuovo ruolo?
Il processo viene temporaneamente sospeso in attesa che le Sezioni Unite stabiliscano una regola uniforme sulla validità della composizione del collegio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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