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Incentivo RUP: diritto al compenso per alta sorveglianza

La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un ex dirigente tecnico a percepire l’Incentivo RUP per l’attività di alta sorveglianza svolta nell’ambito di un appalto pubblico. La società datrice di lavoro contestava la spettanza del compenso, sostenendo che l’attività di sorveglianza non rientrasse tra quelle incentivate dalla legge. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che il capitolato speciale d’appalto equiparava espressamente il responsabile dell’ufficio di alta sorveglianza al Responsabile Unico del Procedimento. Poiché l’interpretazione dei contratti aziendali è riservata al giudice di merito, la Cassazione ha rigettato il ricorso della società, ribadendo la validità del diritto al compenso maturato dal lavoratore.

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Pubblicato il 26 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Incentivo RUP: la Cassazione riconosce il compenso per l’alta sorveglianza

L’erogazione dell’Incentivo RUP rappresenta un tema centrale nel rapporto di lavoro dei dipendenti tecnici delle società che gestiscono infrastrutture pubbliche. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini di questo emolumento, confermando che anche l’attività di alta sorveglianza può dare diritto al compenso se le funzioni sono equiparate a quelle del Responsabile Unico del Procedimento. La questione nasce dal ricorso di una grande società di gestione infrastrutturale contro un ex dirigente tecnico che aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento di oltre 35.000 euro.

Il caso: alta sorveglianza e diritto al compenso

Il cuore della controversia riguardava la natura delle mansioni svolte dal dirigente. Secondo la società, l’attività di alta sorveglianza costituirebbe un ordinario controllo spettante al committente e non sarebbe inclusa tra le attività di progettazione incentivate dalla Legge Merloni o dal successivo Codice dei Contratti Pubblici. Al contrario, il lavoratore sosteneva che il proprio ruolo fosse pienamente sovrapponibile a quello del RUP, figura espressamente beneficiaria degli incentivi tecnici.

La Corte d’Appello aveva già dato ragione al lavoratore, evidenziando come il capitolato speciale d’appalto prevedesse la coincidenza tra il responsabile dell’ufficio di alta sorveglianza e il RUP, attribuendo a quest’ultimo tutti i compiti e le funzioni previste dalla normativa vigente. La società ha quindi tentato la via del ricorso in Cassazione, lamentando una falsa applicazione delle norme di legge e dei regolamenti interni.

La decisione della Suprema Corte

I giudici di legittimità hanno dichiarato infondato il ricorso. La Corte ha ricordato che l’incentivo previsto dall’art. 18 della Legge 109/1994 (e successivamente dall’art. 92 del D.Lgs. 163/2006) spetta non solo ai progettisti, ma anche al Responsabile Unico del Procedimento e ai suoi collaboratori. Il punto decisivo è stato l’accertamento di fatto compiuto nei gradi precedenti: il lavoratore ha effettivamente svolto le funzioni di RUP nell’ambito dell’ufficio di alta sorveglianza.

Inoltre, la Cassazione ha sottolineato un principio fondamentale del processo civile: l’interpretazione dei contratti aziendali e dei regolamenti interni è un’attività riservata al giudice di merito. Se tale interpretazione è logicamente motivata e non viola i canoni legali di ermeneutica, non può essere messa in discussione in sede di legittimità.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha basato la propria decisione sulla natura vincolante delle previsioni contrattuali e regolamentari interne. Poiché il regolamento aziendale applicabile faceva riferimento generico ai responsabili del procedimento e il capitolato d’appalto sanciva la coincidenza tra alta sorveglianza e RUP, il diritto all’Incentivo RUP è apparso inoppugnabile. La Corte ha inoltre rilevato che la ricorrente non ha indicato specificamente quali canoni di interpretazione sarebbero stati violati, limitandosi a proporre una lettura alternativa dei fatti, operazione non consentita nel giudizio di Cassazione. La riconducibilità delle mansioni svolte alle categorie incentivate è stata dunque considerata una valutazione di merito insindacabile.

Le conclusioni

In conclusione, l’ordinanza ribadisce che la qualificazione delle mansioni e l’interpretazione degli atti negoziali sono pilastri del giudizio di merito che resistono al vaglio di legittimità se privi di vizi logici. Per i dirigenti tecnici e i dipendenti della PA, questo provvedimento conferma che l’Incentivo RUP è dovuto ogniqualvolta le funzioni svolte, anche sotto diverse denominazioni come l’alta sorveglianza, siano equiparate per contratto o regolamento a quelle del responsabile del procedimento. La società ricorrente è stata inoltre condannata al raddoppio del contributo unificato, non avendo ottenuto l’accoglimento delle proprie tesi difensive.

Il Responsabile Unico del Procedimento ha sempre diritto all’incentivo?
Sì, se l’attività è prevista dalla legge e dai regolamenti interni dell’amministrazione aggiudicatrice, come confermato dalla giurisprudenza di legittimità.

L’attività di alta sorveglianza può essere equiparata a quella del RUP?
Sì, qualora il capitolato speciale d’appalto o i regolamenti interni prevedano espressamente la coincidenza delle due figure e delle relative funzioni.

È possibile contestare in Cassazione l’interpretazione di un contratto aziendale?
Solo se si dimostra una violazione dei criteri legali di interpretazione o un vizio di motivazione, poiché l’analisi del merito spetta ai giudici dei gradi precedenti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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