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Incentivo progettazione: i limiti per i dipendenti

Alcuni dipendenti pubblici hanno agito contro un ente per ottenere il pagamento dell’**Incentivo progettazione** in relazione ad attività di rilievo e indagine territoriale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che tale compenso non spetta per attività di pianificazione generale o studi di fattibilità. Il diritto all’incentivo sorge esclusivamente se l’attività è strettamente preordinata alla realizzazione di un’opera pubblica specifica e si inserisce in una procedura di aggiudicazione lavori.

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Pubblicato il 23 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Incentivo progettazione: i limiti per i dipendenti pubblici

L’Incentivo progettazione è un compenso accessorio fondamentale per i tecnici della Pubblica Amministrazione, ma la sua erogazione non è automatica. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i presupposti necessari per il riconoscimento di questo diritto, distinguendo tra attività ordinaria e attività finalizzata all’opera pubblica.

Il caso in esame

Un gruppo di dipendenti ha richiesto il pagamento di somme a titolo di incentivo per attività svolte nell’ambito di una convenzione tra enti. Secondo i lavoratori, i sopralluoghi e le indagini territoriali effettuate costituivano un valore aggiunto rispetto ai compiti ordinari, meritando quindi il premio previsto dalla legge. Tuttavia, sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno respinto la domanda, portando la questione davanti ai giudici di legittimità.

La decisione della Cassazione

La Suprema Corte ha confermato il rigetto delle pretese dei lavoratori. Il punto centrale della decisione riguarda la natura dell’attività svolta: per ottenere l’Incentivo progettazione, non basta partecipare a fasi di pianificazione o studi preliminari. È necessario che l’attività sia funzionale alla realizzazione di un’opera pubblica specifica e che esista un legame diretto con la successiva aggiudicazione dei lavori.

Le motivazioni

La Corte ha spiegato che l’art. 92 del d.lgs. 163/2006 esige che la redazione dell’atto di pianificazione sia svolta nell’ambito di una procedura finalizzata alla realizzazione di un’opera. Il termine aggiudicazione utilizzato dalla norma evoca un legame inscindibile tra l’attività del dipendente e l’esecuzione materiale del bene pubblico. Nel caso di specie, le attività svolte riguardavano interventi solo possibili ed eventuali, ovvero mere ipotesi di fattibilità che non rientrano nel raggio applicativo della norma. Inoltre, il diritto all’incentivo ha natura di diritto soggettivo verso l’amministrazione di appartenenza e non può derivare da contratti stipulati con terzi committenti, rispetto ai quali i lavoratori restano estranei.

Le conclusioni

In conclusione, l’Incentivo progettazione non può essere trasformato in una voce retributiva ordinaria per ogni attività di studio o rilievo territoriale. La sua funzione è premiare l’efficienza tecnica legata alla creazione di nuove infrastrutture o opere pubbliche concrete. Per i dipendenti pubblici, questo significa che la prova della funzionalità dell’attività rispetto all’opera è l’elemento cardine per vincere un eventuale contenzioso. La mancata dimostrazione di questo nesso diretto comporta inevitabilmente il rigetto della domanda e la condanna alle spese di giudizio.

Quando spetta l’incentivo per la progettazione ai dipendenti pubblici?
Il compenso spetta solo se l’attività è strettamente preordinata alla realizzazione di un’opera pubblica specifica e non per semplici studi di fattibilità o pianificazione generale.

L’attività di pianificazione territoriale dà sempre diritto all’incentivo?
No, la pianificazione deve essere funzionale a una successiva aggiudicazione di lavori per essere considerata incentivabile secondo la normativa vigente.

Il dipendente può vantare diritti su accordi tra l’ente e soggetti terzi?
No, il lavoratore è considerato terzo rispetto ai contratti tra l’amministrazione e i committenti; il suo diritto al compenso nasce esclusivamente dalla legge e dal rapporto con il proprio datore di lavoro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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