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Fauna selvatica: nuove regole per il risarcimento

Un motociclista ha citato in giudizio l’ente regionale per i danni subiti a seguito di un impatto con un esemplare di fauna selvatica. Inizialmente accolta, la domanda era stata rigettata in appello poiché il giudice aveva applicato il regime della colpa generica e ritenuto il sinistro avvenuto in un’area protetta. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che per i danni da fauna selvatica si applica la responsabilità oggettiva prevista per gli animali in custodia e rilevando un errore procedurale del giudice d’appello nel considerare eccezioni ormai rinunciate.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Fauna selvatica: la Cassazione rivoluziona il risarcimento danni

Il tema della fauna selvatica e dei danni derivanti dalla sua circolazione sulle strade è da anni al centro di un intenso dibattito giurisprudenziale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza su due punti fondamentali: il regime di responsabilità applicabile e i limiti del potere decisionale del giudice d’appello.

Il caso del sinistro stradale

Un conducente di un motoveicolo, mentre percorreva una strada regionale, impattava violentemente contro un cinghiale. Il danneggiato agiva contro l’ente regionale per ottenere il ristoro dei danni. Sebbene in primo grado la domanda fosse stata accolta, il Tribunale, in funzione di giudice d’appello, ribaltava l’esito. Il giudice di secondo grado sosteneva che, essendo il sinistro avvenuto all’interno di un Parco Nazionale, la Regione non avesse poteri di controllo e che, comunque, il danneggiato non avesse provato la colpa specifica dell’ente.

La violazione delle regole processuali

Il primo profilo critico analizzato dalla Suprema Corte riguarda la procedura. L’ente regionale, nell’atto di appello, non aveva riproposto l’eccezione relativa alla localizzazione del sinistro all’interno del Parco Nazionale. Secondo il codice di procedura civile, le eccezioni non riproposte si intendono rinunciate. Il giudice d’appello, basando la sua decisione su un fatto non più oggetto di contestazione, è incorso nel vizio di ultrapetizione, decidendo su elementi che erano ormai fuori dal perimetro del giudizio.

Il superamento della colpa generica

L’aspetto più rilevante riguarda però l’inquadramento giuridico della responsabilità. Per lungo tempo si è ritenuto che la Pubblica Amministrazione rispondesse dei danni da animali selvatici solo in presenza di una colpa provata dal danneggiato. La Cassazione ha definitivamente superato questo orientamento, confermando che la tutela del danneggiato deve essere rafforzata attraverso l’applicazione di un regime di responsabilità più rigoroso.

Le motivazioni

La Corte ha spiegato che il danno cagionato dalla fauna selvatica in circolazione è risarcibile ai sensi dell’articolo 2052 del Codice Civile. Tale norma non si limita agli animali domestici, ma si estende a tutti quelli suscettibili di proprietà o utilizzazione da parte dell’uomo. Poiché la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è affidata alla gestione delle Regioni, queste ultime ne rispondono secondo un criterio di responsabilità oggettiva. Non è dunque il cittadino a dover provare la colpa dell’ente, ma è l’ente a dover dimostrare il caso fortunato per andare esente da responsabilità. Il Tribunale ha errato nel pretendere la prova della colpa concreta, ignorando l’evoluzione giurisprudenziale che assimila la fauna selvatica agli animali in custodia.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio. Il principio di diritto espresso è chiaro: chi subisce un danno da fauna selvatica gode di una posizione processuale agevolata, potendo invocare la presunzione di responsabilità in capo alla Regione. Inoltre, viene ribadito il rigore delle preclusioni processuali: il giudice non può riesumare d’ufficio difese che le parti hanno scelto di non coltivare nel grado superiore. Questa decisione rappresenta un passo avanti fondamentale per la tutela della sicurezza stradale e dei diritti dei conducenti, garantendo una maggiore certezza del diritto in una materia complessa.

Chi è responsabile per un incidente causato da un cinghiale?
La responsabilità ricade sulla Regione, in quanto ente preposto alla gestione e alla tutela della fauna selvatica sul territorio.

Quale prova deve fornire il danneggiato per ottenere il risarcimento?
Il danneggiato deve provare il nesso di causalità tra l’animale e il sinistro, mentre l’ente risponde secondo la presunzione di responsabilità prevista per i danni da animali.

Cosa accade se il sinistro avviene in un Parco Nazionale?
La localizzazione in un’area protetta può influire sulla legittimazione passiva, ma tale eccezione deve essere sollevata e mantenuta correttamente durante tutti i gradi di giudizio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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