Estinzione del Giudizio per Rinuncia: Un Caso Pratico dalla Cassazione
L’estinzione del giudizio rappresenta una delle modalità con cui un processo può concludersi senza una sentenza che decida nel merito la questione. Recentemente, un’ordinanza della Corte di Cassazione ha offerto un chiaro esempio di questa eventualità, originata dalla rinuncia al ricorso da parte del soggetto che lo aveva promosso. Questo articolo analizza la vicenda, spiegando i meccanismi procedurali e le conseguenze pratiche di tale scelta.
I Fatti del Caso: Dall’Opposizione alla Rinuncia
La vicenda trae origine da un provvedimento emesso dal Giudice di Pace di Roma, avverso il quale un cittadino aveva deciso di proporre ricorso per Cassazione. La controparte nel giudizio era la Prefettura della Provincia di Roma. Il processo era quindi giunto alla sua fase finale, di fronte alla Suprema Corte, per la valutazione della legittimità della decisione del primo giudice.
Tuttavia, prima che la Corte potesse esaminare il caso, si è verificato un evento decisivo: il ricorrente ha manifestato la volontà di non proseguire l’azione legale. Questa intenzione è stata formalizzata attraverso due atti distinti: un primo atto di rinuncia depositato a fine 2022, seguito da un secondo atto che confermava tale rinuncia nel maggio del 2023. A questo punto, il destino del processo era segnato.
La Decisione della Corte: una Presa d’Atto
Di fronte alla chiara e formale rinuncia del ricorrente, la Corte di Cassazione non è entrata nel merito della controversia. Il suo ruolo, in questo frangente, è stato quello di prendere atto della volontà della parte e di applicare le norme procedurali previste per questa specifica situazione.
La Corte ha semplicemente rilevato l’avvenuto deposito degli atti di rinuncia e, di conseguenza, ha emesso un’ordinanza con cui ha dichiarato estinto il giudizio. La decisione è stata presa in camera di consiglio, dopo aver ascoltato la relazione del Consigliere designato.
Le motivazioni e l’applicazione dell’art. 390 c.p.c. per l’estinzione del giudizio
Le motivazioni alla base della decisione sono puramente procedurali e si fondano sull’applicazione dell’articolo 390 del codice di procedura civile. Questa norma stabilisce che la parte può rinunciare al ricorso e che tale rinuncia, se accettata dalle altre parti costituite che abbiano un interesse nella prosecuzione, porta all’estinzione del processo. Nel caso di specie, essendo la Prefettura solo ‘intimata’ e non costituita con controricorso, non era necessaria alcuna accettazione.
La Corte non ha dovuto compiere alcuna valutazione sul perché il ricorrente abbia deciso di rinunciare. L’atto di rinuncia è una scelta processuale che, una volta formalizzata, produce automaticamente l’effetto previsto dalla legge: la chiusura definitiva del contenzioso in quella sede.
Le conclusioni
Le implicazioni pratiche di questa ordinanza sono significative. Con l’estinzione del giudizio di Cassazione, la sentenza originariamente impugnata (quella del Giudice di Pace) diventa definitiva e non più contestabile. Il processo si conclude senza un vincitore o un vinto in sede di legittimità, ma semplicemente perché la parte che lo aveva promosso ha deciso di fermarsi.
Questa vicenda sottolinea l’importanza degli atti di parte nel determinare l’esito di un processo. La rinuncia è uno strumento a disposizione del ricorrente che, per svariate ragioni (ad esempio, un accordo raggiunto privatamente con la controparte o una riconsiderazione delle proprie possibilità di successo), può decidere di porre fine alla lite, cristallizzando la situazione giuridica definita dal grado di giudizio precedente.
Cosa succede quando una parte rinuncia a un ricorso in Cassazione?
Quando una parte formalizza la rinuncia al ricorso, la Corte di Cassazione non esamina il merito della questione ma dichiara l’estinzione del giudizio, ponendo fine al processo in quella sede.
Qual è il fondamento normativo per la dichiarazione di estinzione del giudizio in caso di rinuncia?
La decisione si basa sull’articolo 390 del Codice di Procedura Civile, che disciplina specificamente la rinuncia al ricorso per Cassazione e i suoi effetti sul procedimento.
La Corte di Cassazione valuta le ragioni della rinuncia?
No, l’ordinanza dimostra che la Corte si limita a prendere atto della volontà formale del ricorrente. Non è suo compito indagare le motivazioni dietro la scelta di rinunciare al ricorso.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 30194 Anno 2023
Civile Ord. Sez. 1 Num. 30194 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data pubblicazione: 31/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 5504/2021 R.G. proposto da:
NOME COGNOME NOME, elettivamente domiciliato in INDIRIZZO, presso lo studio dell’avvocato COGNOME NOME (CODICE_FISCALE) che lo rappresenta e difende
-ricorrente-
contro
PREFETTURA DELLA PROVINCIA DI ROMA
-intimato- avverso il PROVVEDIMENTO del GIUDICE DI PACE ROMA n. 24651/2020 depositato il 29/05/2019.
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 15/09/2023 dal Consigliere NOME COGNOME
Il Collegio,
rilevato che il ricorrente ha rinunciato al ricorso con atto depositato il 2.12.2022, confermando la rinuncia con atto del 23 maggio 2023;
P.Q.M.
Visto l’art. 390 cod. proc. civ., dichiara estinto il giudizio.
Così deciso in Roma il 15.9.2023