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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione del giudizio a seguito della rinuncia agli atti da parte delle società ricorrenti e della successiva istanza di estinzione depositata dai controricorrenti. La decisione chiarisce che, in presenza di un accordo tra le parti per terminare il processo senza una decisione sulle spese, la Corte si limita a formalizzare l’estinzione del giudizio di cassazione, rendendo definitiva la sentenza impugnata.

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Pubblicato il 13 febbraio 2026 in Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Estinzione del Giudizio di Cassazione: Cosa Succede Quando si Rinuncia al Ricorso

L’estinzione del giudizio di cassazione è un meccanismo processuale che pone fine a un contenzioso davanti alla Suprema Corte prima che questa si pronunci sul merito della questione. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione illustra chiaramente uno dei casi più comuni: la rinuncia al ricorso da parte del proponente e l’accettazione della controparte. Questo esito, pur essendo di natura procedurale, ha conseguenze sostanziali, in quanto rende definitiva la sentenza impugnata.

I Fatti del Caso

La vicenda processuale ha origine dal ricorso per cassazione presentato da due società a responsabilità limitata contro una sentenza emessa dalla Corte d’appello. Avverso tale ricorso, si sono costituiti formalmente un gruppo di privati cittadini, presentando un controricorso per difendere la decisione di secondo grado.

Il colpo di scena si è verificato quando, a distanza di tempo, le società ricorrenti hanno depositato un atto formale con cui dichiaravano di rinunciare al proprio ricorso. Pochi giorni dopo, i controricorrenti hanno risposto depositando un’istanza con la quale non solo accettavano la rinuncia, ma chiedevano esplicitamente l'”estinzione del ricorso senza determinazione sulle spese”. Questo accordo tra le parti ha di fatto spianato la strada per la chiusura del procedimento.

La Decisione e l’Estinzione del Giudizio di Cassazione

Preso atto degli atti depositati, la Corte di Cassazione, riunita in camera di consiglio, ha verificato la sussistenza dei requisiti formali previsti dalla legge. L’atto di rinuncia delle società era conforme a quanto stabilito dall’articolo 390 del codice di procedura civile.

Contestualmente, l’istanza dei controricorrenti ha manifestato la loro accettazione, condizione necessaria per procedere. Di conseguenza, la Corte non ha potuto fare altro che dichiarare formalmente l’estinzione del giudizio di cassazione.

Le Motivazioni

La motivazione della Corte è stata breve e di natura puramente procedurale. Il fulcro della decisione risiede nell’applicazione combinata degli articoli 390 e 391 del codice di procedura civile. L’articolo 390 c.p.c. disciplina il diritto della parte ricorrente di rinunciare al ricorso. L’articolo 391 c.p.c., al suo ultimo comma, stabilisce una regola fondamentale per le spese processuali in caso di rinuncia: se le controparti accettano l’estinzione senza insistere sulla condanna alle spese, il giudice non può imporla d’ufficio.

Nel caso specifico, i controricorrenti hanno depositato un’istanza di “estinzione del ricorso senza determinazione sulle spese”. Questa formula ha segnalato alla Corte la presenza di un accordo tra le parti anche sull’aspetto economico, liberando i giudici dal dovere di pronunciarsi sulla ripartizione dei costi del giudizio. La Corte, pertanto, si è limitata a prendere atto della volontà concorde delle parti e a formalizzare la chiusura del procedimento.

Conclusioni

La decisione evidenzia l’importanza degli accordi processuali tra le parti anche nel giudizio di legittimità. La rinuncia al ricorso, se accettata, porta all’estinzione del giudizio di cassazione e consolida la sentenza impugnata, che passa in giudicato. L’accordo sull’assenza di una pronuncia sulle spese semplifica ulteriormente l’iter, evitando una decisione della Corte su questo punto specifico. Per le parti, questa soluzione può rappresentare un modo efficiente per porre fine a una lunga controversia, con un notevole risparmio di tempo e risorse economiche, stabilizzando definitivamente gli effetti della decisione della Corte d’appello.

Cosa succede se la parte che ha presentato ricorso in Cassazione decide di rinunciare?
Se la parte ricorrente deposita un atto di rinuncia, il giudizio si avvia verso l’estinzione. La Corte verifica la regolarità dell’atto e, se la controparte accetta o non si oppone, dichiara estinto il procedimento.

È necessaria l’accettazione della controparte per la rinuncia al ricorso?
Sì, la rinuncia per essere efficace deve essere accettata dalle altre parti costituite che potrebbero avere interesse alla prosecuzione del giudizio, ad esempio per ottenere una pronuncia sulle spese legali. In questo caso, i controricorrenti hanno accettato la rinuncia.

Chi paga le spese legali in caso di estinzione del giudizio per rinuncia?
Generalmente, il rinunciante è condannato a pagare le spese. Tuttavia, come stabilito dall’art. 391 c.p.c. e come avvenuto in questo caso, se le parti si accordano per un’estinzione senza una decisione sulle spese, la Corte non provvede alla condanna. Le parti regolano tale aspetto privatamente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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