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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso

Un decreto della Cassazione dichiara l’estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte di una società. La Corte ha stabilito che non vi è luogo a provvedere sulle spese, poiché le controparti non hanno svolto attività difensiva. Questa decisione si fonda sull’applicazione dell’art. 391 cod. proc. civ., evidenziando le conseguenze procedurali della rinuncia all’impugnazione.

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Pubblicato il 29 agosto 2025 in Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Estinzione del Giudizio in Cassazione: Analisi di un Decreto di Rinuncia

L’estinzione del giudizio rappresenta una delle possibili conclusioni di un processo civile, diversa dalla decisione nel merito. Questo esito si verifica quando, per varie ragioni previste dalla legge, il procedimento si interrompe in via definitiva. Un caso emblematico è quello della rinuncia al ricorso, come illustrato da un recente decreto della Corte di Cassazione, che chiarisce le modalità e le conseguenze di tale atto, soprattutto per quanto riguarda le spese legali.

I Fatti del Caso: La Decisione di Rinunciare al Ricorso

Una società S.r.l. aveva presentato ricorso per la cassazione di una sentenza emessa dalla Corte d’Appello. Tuttavia, prima che il procedimento giungesse alla sua naturale conclusione con una pronuncia sul merito delle questioni sollevate, la stessa società ha deciso di fare un passo indietro, formalizzando la rinuncia al proprio ricorso. Le controparti, composte da altre società e da un privato cittadino, non avevano svolto alcuna attività difensiva nel giudizio di Cassazione.

La Decisione della Corte: Analisi dell’Estinzione del Giudizio

Di fronte alla rinuncia presentata dalla società ricorrente, il Presidente della Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione ha emesso un decreto con cui ha dichiarato l’estinzione del giudizio. La decisione si basa su una precisa valutazione dei requisiti procedurali e delle conseguenze che ne derivano.

I Requisiti della Rinuncia

Il Presidente ha innanzitutto verificato che l’atto di rinuncia possedesse tutti i requisiti formali richiesti dagli articoli 390 e 391 del Codice di procedura civile. La legge, infatti, disciplina in modo dettagliato le modalità con cui una parte può rinunciare a un’impugnazione, garantendo la certezza del diritto e la corretta gestione del processo.

La Sorte delle Spese Legali

Un punto cruciale del decreto riguarda la regolamentazione delle spese processuali. Il Presidente ha ritenuto che non vi fosse luogo a provvedere in merito. La ragione di questa scelta risiede nel fatto che le parti intimate (le controparti nel ricorso) non avevano svolto alcuna attività difensiva. In assenza di un impegno processuale da parte loro, non sussistevano costi da rimborsare, rendendo superflua una condanna alle spese a carico della parte rinunciante.

Le Motivazioni

Le motivazioni del decreto sono lineari e strettamente ancorate al dettato normativo. Il provvedimento spiega che, in conformità all’articolo 391 del Codice di procedura civile (nella sua versione aggiornata dal D.Lgs. 40/2006), l’estinzione del processo può essere dichiarata con un decreto presidenziale quando la rinuncia è formalmente valida. La Corte sottolinea che la mancata costituzione e difesa degli intimati è l’elemento decisivo per non disporre nulla sulle spese. Questa prassi evita di gravare la parte rinunciante di costi non giustificati dall’attività processuale della controparte.

Conclusioni

Il decreto in esame offre un chiaro esempio di come opera l’istituto dell’estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso in Cassazione. Le implicazioni pratiche sono significative: una parte che decide di abbandonare l’impugnazione può ottenere una rapida chiusura del procedimento. Inoltre, se la controparte non ha ancora svolto attività difensiva, il rinunciante non sarà tenuto a sostenere le spese legali altrui. Questa decisione riafferma un principio di economia processuale e di equità, legando la condanna alle spese all’effettiva attività svolta dalle parti nel processo.

Cosa succede se una parte rinuncia al ricorso in Cassazione?
In seguito alla rinuncia, il giudizio viene dichiarato estinto, ponendo fine al procedimento senza una decisione sul merito della questione.

Chi paga le spese legali in caso di estinzione del giudizio per rinuncia?
Secondo il decreto, se la controparte (l’intimato) non ha svolto alcuna attività difensiva nel giudizio di cassazione, non vi è luogo a provvedere sulle spese. Di conseguenza, la parte che rinuncia non viene condannata al pagamento delle spese legali della controparte.

L’estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso viene decisa con sentenza o con un altro tipo di provvedimento?
L’estinzione può essere dichiarata con un decreto del Presidente della Sezione, ai sensi dell’art. 391 del Codice di procedura civile, come modificato dall’art. 15 del d.lgs. n. 40 del 2006.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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