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Errore materiale: correzione nome in un’ordinanza

La Corte di Cassazione ha corretto una propria precedente ordinanza a causa di un errore materiale. Nel dispositivo della decisione, il cognome della parte vittoriosa era stato trascritto in modo errato. Su istanza della parte interessata, la Corte ha disposto la rettifica, evidenziando come la procedura di correzione dell’errore materiale serva a emendare sviste che non incidono sulla sostanza della decisione.

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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Errore Materiale in Sentenza: La Cassazione Ordina la Correzione del Cognome

Un errore materiale in un provvedimento giudiziario, come un semplice refuso nel nome di una delle parti, può sembrare un problema minore, ma può avere conseguenze pratiche significative. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci mostra come l’ordinamento preveda una procedura snella ed efficace per porre rimedio a queste sviste, senza dover rimettere in discussione l’intera decisione. Analizziamo insieme il caso e la soluzione adottata.

I Fatti del Caso: un Cognome Sbagliato

La vicenda ha origine da una precedente ordinanza della Suprema Corte. In quella decisione, i giudici avevano respinto il ricorso di una parte, condannandola al pagamento delle spese processuali a favore della controparte vittoriosa. Tuttavia, nel dispositivo, ovvero nella parte finale che riassume la decisione, il cognome della signora che aveva vinto la causa era stato trascritto in modo errato. Mentre in tutto il resto dell’atto (nell’epigrafe e nella motivazione) il nome era corretto, nel dispositivo compariva un cognome simile ma sbagliato.

La parte interessata, resasi conto dell’imprecisione, ha quindi presentato un’istanza alla stessa Corte di Cassazione per chiedere la correzione dell’errore materiale, facendo notare la discrepanza tra il nome corretto presente nell’atto e quello errato indicato nel dispositivo.

La Procedura di Correzione dell’Errore Materiale

Per correggere questo tipo di sviste, il nostro codice di procedura civile prevede uno strumento specifico: la procedura di correzione degli errori materiali, disciplinata, nel caso della Corte di Cassazione, dall’articolo 391-bis.

Questa norma consente di rettificare errori di calcolo o materiali (come, appunto, un nome scritto male o una data errata) che non vadano a modificare il contenuto sostanziale e la volontà espressa dal giudice nella decisione. Si tratta di una procedura rapida che evita di dover impugnare l’atto, garantendo celerità ed efficienza.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione, esaminata l’istanza, ha accolto la richiesta. I giudici hanno constatato l’effettiva presenza di un errore materiale evidente. Era chiaro, infatti, che l’identità della parte resistente era quella indicata correttamente nell’intestazione dell’ordinanza e in tutto il suo corpo motivazionale. La diversa indicazione nel dispositivo era, quindi, un palese refuso.

Di conseguenza, la Corte ha disposto la correzione dell’ordinanza precedente, specificando che, nel punto in cui si menzionava il cognome errato, si dovesse intendere e leggere quello corretto. La decisione è stata presa in camera di consiglio, confermando la natura snella e non contenziosa del procedimento.

Le Motivazioni

Le motivazioni alla base della decisione sono lineari e si fondano sulla natura stessa dell’errore. La Corte ha qualificato l’inesatta indicazione del cognome come un “mero errore materiale”. Questo significa che non si trattava di un errore di giudizio o di una valutazione errata dei fatti, ma di una semplice svista di trascrizione. L’identità della parte beneficiaria della condanna alle spese era inequivocabilmente desumibile dal resto del provvedimento. Pertanto, sussistevano tutti i presupposti per applicare la procedura semplificata di cui all’art. 391-bis c.p.c., senza necessità di ulteriori approfondimenti.

Le Conclusioni

Questa pronuncia, pur nella sua semplicità, ribadisce un principio fondamentale: la giustizia deve essere non solo corretta nella sostanza, ma anche precisa nella forma. Un nome errato in un dispositivo di condanna può creare ostacoli concreti nella fase di esecuzione forzata del provvedimento (ad esempio, nel recupero delle spese legali). La procedura di correzione dell’errore materiale si dimostra uno strumento essenziale per garantire la certezza del diritto e l’effettiva applicabilità delle decisioni giudiziarie, sanando rapidamente quegli inciampi formali che potrebbero comprometterne l’efficacia.

Cos’è un errore materiale in un atto giudiziario?
Secondo la decisione, un errore materiale è una svista o un refuso, come un nome trascritto in modo errato o un errore di calcolo, che non influisce sul contenuto logico-giuridico della decisione e può essere corretto con una procedura semplificata.

Come si può correggere un errore materiale in un’ordinanza della Cassazione?
La parte interessata può presentare un’istanza alla stessa Corte di Cassazione, basandosi sull’articolo 391bis del codice di procedura civile. La Corte, se riconosce l’errore, provvede alla correzione con una nuova ordinanza.

Perché è importante correggere un errore nel cognome di una parte in una sentenza?
Sebbene non venga esplicitato nel dettaglio, la correzione è fondamentale perché un nome errato nel dispositivo, che è la parte esecutiva della decisione, potrebbe creare problemi pratici nell’attuazione del provvedimento, come ad esempio nel recupero delle spese processuali liquidate.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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