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Errore materiale: come correggerlo in Cassazione

La Corte di Cassazione ha esaminato un’istanza per la correzione di errore materiale relativa a una precedente ordinanza. Il richiedente segnalava l’errata indicazione dell’anno della decisione nel dispositivo e una presunta omissione nella descrizione dell’attività difensiva svolta, con riflessi sulla liquidazione delle spese. La Suprema Corte ha accolto parzialmente l’istanza, correggendo l’anno da 2022 a 2023 e precisando la partecipazione delle parti ai vari gradi di resistenza processuale, pur confermando la congruità della liquidazione economica già effettuata.

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Pubblicato il 27 marzo 2026 in Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Errore materiale in Cassazione: la procedura di correzione

L’istituto della correzione di errore materiale rappresenta uno strumento fondamentale per garantire la coerenza e la chiarezza dei provvedimenti giudiziari, specialmente quando una svista formale rischia di compromettere l’interpretazione del giudicato. Recentemente, la Corte di Cassazione è intervenuta per chiarire i limiti e le modalità di applicazione di questo rimedio previsto dal codice di procedura civile.

I fatti di causa e l’istanza di correzione

La vicenda trae origine da un’ordinanza emessa dalla Suprema Corte in cui erano presenti alcuni refusi formali. Un professionista, risultato vittorioso nel giudizio di legittimità, ha presentato istanza per la correzione di errore materiale lamentando due criticità principali. In primo luogo, l’indicazione errata dell’anno della decisione nel dispositivo finale (2022 anziché 2023). In secondo luogo, l’istante sosteneva che la Corte non avesse dato atto dell’intera attività difensiva svolta, omettendo di menzionare il controricorso depositato per resistere a un ricorso incidentale, con conseguente pregiudizio nella liquidazione delle spese legali.

La società controparte si è opposta all’istanza, ritenendo che il provvedimento fosse già sufficientemente chiaro e che non vi fossero i presupposti per una modifica sostanziale della decisione.

La decisione della Corte di Cassazione

I giudici di legittimità hanno analizzato l’istanza alla luce dell’art. 391 bis c.p.c., il quale permette la correzione di errore materiale in qualsiasi tempo, anche d’ufficio. La Corte ha ritenuto fondata la doglianza relativa all’anno della decisione: i documenti di causa e l’intestazione stessa del provvedimento confermavano inequivocabilmente che la pronuncia era avvenuta nel 2023. Pertanto, l’indicazione dell’anno 2022 è stata qualificata come un mero refuso materiale.

Per quanto riguarda l’attività difensiva, la Corte ha operato una distinzione sottile ma rilevante. Sebbene nel testo dell’ordinanza fosse già presente il riferimento alla resistenza del professionista, i giudici hanno rilevato d’ufficio un ulteriore errore terminologico: l’ordinanza faceva riferimento a un “appello incidentale” anziché a un “ricorso incidentale”, termine tecnicamente corretto per il giudizio di Cassazione.

Analisi dell’attività difensiva

La Corte ha chiarito che, nonostante l’omissione di alcuni passaggi descrittivi in un singolo rigo del provvedimento, il coordinamento complessivo delle motivazioni dimostrava che l’attività del difensore era stata pienamente percepita e valutata ai fini della liquidazione delle spese. Tuttavia, per ragioni di massima precisione documentale, ha disposto l’integrazione del testo per specificare che entrambe le parti resistenti avevano depositato separati controricorsi.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla natura non decisoria della correzione. L’intervento non mira a modificare il contenuto della volontà del giudice, ma a ripristinare la corrispondenza tra quanto effettivamente deciso e quanto graficamente riportato nell’atto. Il riferimento all’art. 391 bis c.p.c. sottolinea come la stabilità del giudicato non venga intaccata da queste modifiche, che servono anzi a rendere il titolo esecutivo immune da contestazioni interpretative basate su semplici sviste.

Le conclusioni

In conclusione, la Cassazione ha disposto la correzione dell’ordinanza sostituendo l’anno errato e integrando la descrizione delle attività difensive. Questa pronuncia ribadisce che l’errore materiale è emendabile ogniqualvolta emerga con evidenza un contrasto tra il pensiero del giudice e la sua espressione formale, purché ciò non comporti un riesame del merito della controversia. Per i professionisti e le imprese, questo significa che la precisione formale degli atti rimane un pilastro della certezza del diritto.

Cosa si intende per errore materiale in una sentenza?
Si tratta di una svista grafica, di calcolo o di un refuso che non altera la sostanza della decisione ma ne rende imprecisa la forma.

È possibile correggere l’anno di una decisione se indicato erroneamente?
Sì, l’indicazione errata della data o dell’anno nel dispositivo è considerata un errore materiale emendabile tramite apposita istanza alla Corte.

La correzione di un errore può modificare l’importo delle spese liquidate?
Generalmente no, a meno che l’errore non riguardi un calcolo aritmetico palese o l’omissione totale di una voce documentata che il giudice intendeva riconoscere.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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