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Errore materiale: come correggere la sentenza

La Corte di Cassazione ha disposto la correzione di un errore materiale contenuto in una precedente ordinanza. Il provvedimento originario aveva erroneamente condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali in favore di un ente pubblico che era rimasto intimato, non partecipando attivamente al giudizio. Poiché la divergenza tra la volontà del giudice e il testo scritto era evidente e non riguardava il merito della decisione, la Corte ha eliminato la condanna alle spese applicando l’art. 391 bis c.p.c.

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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Errore materiale nelle sentenze: la guida alla correzione

L’errore materiale rappresenta una svista formale che non incide sul contenuto della decisione ma sulla sua espressione letterale. In questo caso, la Suprema Corte interviene per sanare una condanna alle spese ingiustificata derivante da una mera disattenzione redazionale.

I fatti di causa

La vicenda trae origine da un’ordinanza della Corte di Cassazione che, pur rilevando la mancata costituzione in giudizio di un ente pubblico (rimasto quindi intimato), aveva inserito nel testo una condanna del ricorrente alla rifusione delle spese legali. Tale statuizione appariva in palese contrasto con la realtà processuale, dato che nessuna attività difensiva era stata svolta dalla controparte. La divergenza tra quanto accaduto nel processo e quanto riportato nel documento scritto ha reso necessario l’intervento correttivo d’ufficio.

La decisione della Corte

La Corte ha stabilito che la condanna alle spese in favore di una parte rimasta intimata costituisce un errore materiale suscettibile di correzione. Non si tratta di un errore di giudizio o di una valutazione giuridica errata, ma di una fortuita divergenza tra il pensiero del giudice e la sua manifestazione esteriore. La correzione avviene mediante la sostituzione delle frasi errate nella motivazione e l’eliminazione della condanna pecuniaria dal dispositivo, ripristinando la coerenza del provvedimento.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla distinzione tra errore di giudizio ed errore materiale. Il primo riguarda la sostanza della decisione e richiede mezzi di impugnazione ordinari. Il secondo, invece, si risolve in una svista redazionale percepibile ictu oculi, ovvero a prima vista. Nel caso di specie, l’ordinanza stessa dava atto che l’ente pubblico non aveva partecipato al giudizio. Di conseguenza, la successiva condanna al rimborso di spese mai sostenute rappresentava una contraddizione logica e testuale evidente. L’applicazione dell’articolo 391 bis c.p.c. permette quindi di emendare il testo senza alterare la sostanza della decisione di merito, garantendo la corrispondenza tra la volontà dell’organo giudicante e il documento ufficiale.

Le conclusioni

Le conclusioni tratte dalla Suprema Corte confermano che ogni qualvolta una sentenza contenga una statuizione palesemente incompatibile con le premesse processuali, come la condanna alle spese verso un soggetto non costituito, la via della correzione dell’errore materiale è quella corretta. Questo strumento garantisce l’integrità del provvedimento giudiziario e tutela la parte ingiustamente gravata da oneri economici derivanti da semplici sviste burocratiche. La procedura di correzione assicura che il titolo esecutivo sia fedele alla reale dinamica del contenzioso, evitando l’esecuzione di condanne prive di fondamento fattuale.

Cosa si intende per errore materiale in una sentenza?
Si tratta di una divergenza fortuita tra il pensiero del giudice e la sua espressione scritta, rilevabile immediatamente e non riguardante il merito della causa.

Si possono correggere le spese legali se la controparte non ha partecipato?
Sì, se il giudice condanna al pagamento delle spese verso una parte rimasta intimata, si configura un errore correggibile tramite apposita istanza.

Quale norma disciplina la correzione degli errori nelle sentenze di Cassazione?
La procedura è regolata dall’articolo 391 bis del Codice di procedura civile, che permette di rimediare a sviste o omissioni formali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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