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Elemento retributivo: negato a ex-tirocinanti

Una società di trasporto pubblico ha negato a un ex lavoratore con contratto di formazione un Elemento retributivo (E.R.S.) previsto per il personale a tempo indeterminato. La Cassazione ha accolto il ricorso dell’azienda, stabilendo che l’E.R.S. non è legato all’anzianità ma deriva dalla fusione di voci salariali preesistenti, non percepite dai neoassunti. La pretesa del lavoratore è stata quindi respinta.

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Pubblicato il 9 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Elemento retributivo: perché non spetta a chi proviene da un contratto di formazione?

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha affrontato un’importante questione riguardante il diritto a un particolare elemento retributivo per i lavoratori assunti inizialmente con un contratto di formazione e lavoro. La decisione chiarisce che non tutte le voci dello stipendio sono automaticamente estese a tutti i dipendenti, specialmente quando la loro origine è legata a una specifica riorganizzazione salariale destinata al personale già in servizio a tempo indeterminato. Analizziamo insieme i dettagli di questo caso emblematico.

I fatti del caso: il contratto di formazione e la richiesta salariale

Un lavoratore, impiegato come conducente di linea presso un’importante società di trasporto pubblico locale, era stato assunto inizialmente con un contratto di formazione e lavoro della durata di 24 mesi. Una volta stabilizzato, ha richiesto il pagamento di un elemento retributivo specifico, denominato “Elemento di Riordino del Sistema retributivo” (E.R.S.), che l’azienda riconosceva solo ai dipendenti già assunti a tempo indeterminato al momento della sua introduzione.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano dato ragione al lavoratore, condannando l’azienda al pagamento delle differenze retributive. Secondo i giudici di merito, negare tale voce in busta paga costituiva una violazione del principio di parità di trattamento e un mancato riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata durante il periodo di formazione. L’azienda, non condividendo questa interpretazione, ha deciso di ricorrere in Cassazione.

La questione sull’Elemento retributivo e la sua natura

Il fulcro della controversia risiedeva nella natura dell’E.R.S. L’azienda sosteneva che questo elemento retributivo non fosse un aumento legato all’anzianità di servizio, bensì il risultato di un accordo aziendale che aveva unificato e sostituito diverse voci salariali preesistenti (come indennità di mensa, indennità domenicale e premi di risultato). Tali voci erano percepite esclusivamente dai lavoratori già in forza con contratto a tempo indeterminato. Di conseguenza, l’E.R.S. aveva una funzione “sostitutiva” e non era destinato ai nuovi assunti o a coloro che, come il lavoratore in questione, all’epoca erano titolari di un contratto di formazione e non percepivano le indennità originali.

La decisione della Cassazione: la specificità dell’Elemento retributivo

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’azienda, ribaltando le decisioni dei gradi precedenti. Gli Ermellini hanno chiarito che, nel contesto di una riforma della struttura retributiva, è legittimo che la contrattazione collettiva distingua tra il personale già in servizio e i neoassunti (inclusi quelli con contratto di formazione).

Le motivazioni

La Corte ha stabilito che l’E.R.S. non era fondato sull’anzianità di servizio, ma era “determinato per confluenza” dalla percezione di precedenti voci retributive. In altre parole, era stato creato per semplificare la busta paga dei vecchi dipendenti, senza decurtare il loro stipendio, accorpando emolumenti che i nuovi assunti non avevano mai percepito. Di conseguenza, escludere questi ultimi non costituisce una discriminazione né una violazione delle norme che impongono di computare il periodo di formazione nell’anzianità di servizio.

La Cassazione ha affermato che le clausole contrattuali che operano questa distinzione non violano né la legge italiana (in particolare il D.L. 726/1984) né introducono un trattamento discriminatorio. L’obiettivo era quello di razionalizzare il sistema retributivo per chi era già parte dell’organico a tempo indeterminato, evitando che subisse perdite economiche a seguito della riorganizzazione.

Le conclusioni

In conclusione, la Suprema Corte ha cassato la sentenza d’appello e, decidendo direttamente la causa nel merito, ha rigettato la domanda del lavoratore. La decisione sottolinea un principio fondamentale: la natura e la finalità di un elemento retributivo sono decisive per stabilire a chi spetti. Se una voce salariale nasce per sostituire e consolidare compensi pregressi, è legittimo che sia riconosciuta solo a coloro che originariamente ne beneficiavano. Questa pronuncia fornisce un importante chiarimento per tutte le aziende che intraprendono processi di riorganizzazione della struttura salariale, confermando la possibilità di differenziare i trattamenti sulla base di criteri oggettivi e storici, senza che ciò si traduca automaticamente in una discriminazione.

Un lavoratore assunto con contratto di formazione ha diritto a tutti gli elementi retributivi previsti per i colleghi a tempo indeterminato?
No, non necessariamente. Secondo la Cassazione, dipende dalla natura e dall’origine dello specifico elemento retributivo. Se questo nasce per sostituire voci salariali preesistenti, percepite solo dal personale già in servizio, è legittimo che non venga esteso ai lavoratori provenienti da contratti di formazione.

L’Elemento di Riordino del Sistema retributivo (E.R.S.) è legato all’anzianità di servizio?
No. La Corte ha chiarito che l’E.R.S. non è fondato sul computo dell’anzianità di servizio, ma è determinato dalla “confluenza” di precedenti voci retributive in un unico elemento. La sua finalità era riorganizzare e non premiare la durata del rapporto di lavoro.

È discriminatorio prevedere trattamenti retributivi diversi tra lavoratori a tempo indeterminato e lavoratori in formazione?
No, non in questo caso. La Cassazione ha stabilito che, nel contesto di una riforma degli istituti contrattuali, distinguere i lavoratori sulla base di elementi della retribuzione percepiti in precedenza è legittimo e non introduce un trattamento discriminatorio, a condizione che non venga disconosciuta l’anzianità di servizio maturata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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