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Elemento retributivo ERS: la Cassazione fa chiarezza

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 11841/2024, ha stabilito che l’Elemento di Riordino del Sistema retributivo (ERS) non spetta ai lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro e successivamente stabilizzati. La Corte ha chiarito che tale elemento non è legato all’anzianità di servizio, ma deriva dalla confluenza di precedenti voci retributive destinate solo al personale già a tempo indeterminato al momento della sua istituzione. Pertanto, la richiesta dei lavoratori è stata respinta, riformando la precedente decisione della Corte d’Appello.

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Pubblicato il 4 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

L’Elemento Retributivo ERS: Non è una Questione di Anzianità

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato un’importante questione riguardante l’elemento retributivo ERS (Elemento di Riordino del Sistema Retributivo), chiarendo la sua natura e i destinatari. La decisione ribalta un precedente verdetto della Corte d’Appello e stabilisce che tale emolumento non è legato all’anzianità di servizio, ma a una specifica riorganizzazione contrattuale. Analizziamo insieme i dettagli di questo caso significativo.

I Fatti del Caso

La controversia nasce dalla richiesta di alcuni dipendenti di una società di trasporti, i quali erano stati assunti inizialmente con contratti di formazione e lavoro, successivamente convertiti in rapporti a tempo indeterminato. Questi lavoratori rivendicavano il diritto a percepire l’Elemento di Riordino del Sistema Retributivo (ERS), previsto da un accordo aziendale stipulato in un periodo precedente alla loro stabilizzazione.

In un primo momento, la Corte d’Appello aveva dato ragione ai lavoratori, condannando l’azienda al pagamento delle somme richieste. Secondo i giudici di secondo grado, la successiva trasformazione del rapporto di lavoro in tempo indeterminato doveva garantire ai dipendenti la parità di trattamento economico, includendo quindi anche l’ERS. Insoddisfatta della decisione, la società ha presentato ricorso in Cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione sull’Elemento Retributivo ERS

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’azienda, ribaltando completamente la sentenza d’appello. I giudici supremi hanno stabilito che l’elemento retributivo ERS non spetta ai lavoratori in questione. La Corte ha cassato la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, ha rigettato la domanda originaria dei dipendenti, segnando un punto fermo sull’interpretazione della natura di questo specifico emolumento.

Le Motivazioni della Sentenza

Il cuore della decisione risiede nell’analisi della natura e della finalità dell’ERS. La Cassazione, allineandosi a un indirizzo giurisprudenziale ormai consolidato, ha chiarito che l’ERS non è un beneficio legato all’anzianità di servizio. Non si tratta, quindi, di un aumento periodico o di un riconoscimento per la permanenza in azienda.

Al contrario, l’ERS è il risultato di un’operazione di razionalizzazione e semplificazione della struttura retributiva. È stato istituito per “confluenza”, ovvero per unificare in un’unica voce una serie di premi, indennità e compensi preesistenti che erano percepiti solo dal personale già assunto a tempo indeterminato prima dell’accordo aziendale.

La Corte ha specificato che l’obiettivo dell’accordo era quello di riordinare il sistema retributivo, non di creare un nuovo diritto per tutti. Di conseguenza, l’esclusione dei lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro (o comunque non ancora a tempo indeterminato al momento dell’accordo) è stata ritenuta legittima. Tale esclusione non viola il principio di non discriminazione né disconosce l’anzianità di servizio maturata durante il periodo di formazione.

La distinzione operata dalle parti sociali è stata considerata ragionevole, in quanto mirava a salvaguardare il trattamento economico di chi già beneficiava di quelle voci retributive, evitando decurtazioni a seguito della riorganizzazione, senza estenderlo a chi, al momento della stipula, non le percepiva.

Conclusioni

Questa ordinanza offre un importante chiarimento per datori di lavoro e dipendenti, specialmente nei settori interessati da complesse contrattazioni aziendali. La lezione principale è che non tutte le voci retributive sono legate all’anzianità. Un emolumento come l’ERS, nato da una riorganizzazione di compensi pregressi, spetta legittimamente solo a coloro che erano i destinatari originari di tali compensi.

La decisione sottolinea come, nel contesto di una riforma degli istituti contrattuali, sia possibile differenziare i trattamenti retributivi tra diverse categorie di lavoratori (ad esempio, personale già in servizio a tempo indeterminato e neo-assunti), a condizione che tale distinzione si basi su ragioni oggettive e non discriminatorie. In questo caso, la ragione oggettiva era la necessità di consolidare voci retributive esistenti in un nuovo elemento, senza alterarne la platea dei beneficiari.

I lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro, poi trasformato in indeterminato, hanno diritto all’Elemento di Riordino del Sistema retributivo (ERS)?
No, secondo la Corte di Cassazione non ne hanno diritto. L’ERS è destinato solo ai lavoratori che, al momento della sua istituzione, erano già assunti a tempo indeterminato e percepivano le specifiche voci retributive che sono confluite in esso.

L’Elemento di Riordino del Sistema retributivo (ERS) è un emolumento legato all’anzianità di servizio?
No. La Corte ha chiarito che l’ERS non è fondato sul computo dell’anzianità di servizio, ma è “determinato per confluenza” dalla percezione pregressa di altre voci retributive che sono state riordinate in un unico elemento.

Distinguere tra lavoratori già a tempo indeterminato e neo-assunti per l’attribuzione dell’ERS costituisce un trattamento discriminatorio?
No. La Corte ha ritenuto che tale distinzione non introduce un trattamento discriminatorio né viola le normative in materia, poiché si inserisce nel contesto di una legittima riforma degli istituti contrattuali della retribuzione, volta a razionalizzare il sistema senza estendere i benefici a chi non ne era già destinatario.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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