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DURC e revoca sgravi: nuove regole dalla Cassazione

Una società di trasporti ha impugnato la revoca delle agevolazioni contributive per quattro dipendenti, disposta dall’ente previdenziale a causa dell’irregolarità relativa a un quinto lavoratore. La Corte d’Appello aveva confermato la legittimità del recupero totale degli sgravi, ritenendo che il requisito del DURC debba sussistere in senso sostanziale e non solo formale. La società sostiene invece che l’ente avrebbe dovuto inviare un invito a regolarizzare la posizione prima di procedere alla revoca globale dei benefici. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione e il contrasto tra le diverse normative ministeriali succedutesi nel tempo, ha deciso di rinviare la causa alla pubblica udienza per un approfondimento nomofilattico sulla portata sanzionatoria delle violazioni legate al DURC.

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Pubblicato il 24 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

DURC e revoca degli sgravi: la Cassazione fa chiarezza

Il possesso del DURC rappresenta il pilastro fondamentale per l’accesso ai benefici contributivi da parte delle imprese. Tuttavia, cosa accade quando un’irregolarità minima o riferita a un singolo lavoratore mette a rischio tutte le agevolazioni godute dall’azienda? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha riaperto il dibattito sulla proporzionalità delle sanzioni e sulla procedura di regolarizzazione.

Il caso: una singola irregolarità e la perdita totale dei benefici

La vicenda trae origine dal ricorso di una società di trasporti che si è vista revocare gli sgravi contributivi per diversi dipendenti. L’ente previdenziale ha motivato il provvedimento riscontrando che, per un solo lavoratore, l’azienda aveva fruito di un’agevolazione non spettante, facendo così venire meno il requisito della regolarità contributiva complessiva. La Corte d’Appello aveva dato ragione all’ente, sostenendo che la mancanza sostanziale dei requisiti per il DURC legittimasse il recupero retroattivo di tutti i benefici, indipendentemente dal possesso formale del documento.

La questione di diritto e il ruolo del DM 2015

La società ricorrente ha sollevato una questione cruciale: l’ente previdenziale avrebbe dovuto attivare la procedura di invito alla regolarizzazione prevista dal DM 30/1/2015. Secondo questa tesi, l’irregolarità di una singola posizione non dovrebbe comportare automaticamente la decadenza da tutti i benefici aziendali, specialmente se l’impresa non è stata messa in condizione di sanare l’errore entro i termini di legge. Il contrasto interpretativo riguarda l’applicazione delle vecchie norme del 2007 rispetto a quelle più recenti del 2015, che hanno introdotto il sistema del Durc Online.

L’intervento della Suprema Corte

I giudici di legittimità hanno ritenuto che la questione non sia di facile soluzione e richieda un approfondimento in pubblica udienza. Il cuore del problema è stabilire se ogni violazione debba produrre le medesime conseguenze sanzionatorie o se debba esistere un principio di proporzionalità. La Corte intende chiarire se il recupero dei contributi debba limitarsi alla sola posizione irregolare o estendersi globalmente a tutta l’impresa, valutando anche l’impatto economico e la ragionevolezza di tali misure sulle attività produttive.

Le motivazioni

La Corte di Cassazione ha evidenziato la necessità di un approfondimento nomofilattico a causa della successione di decreti ministeriali che hanno modificato la disciplina del DURC. In particolare, si deve determinare se l’omessa segnalazione dell’irregolarità da parte dell’ente previdenziale tramite le nuove piattaforme digitali possa rendere inesigibile il recupero dei contributi. La distinzione tra cause ostative e semplici irregolarità sanabili è il punto nodale per definire i tempi e le modalità del recupero contributivo, garantendo al contempo la certezza del diritto per le imprese che operano in buona fede.

Le conclusioni

L’ordinanza interlocutoria segna un passaggio importante verso una visione meno formalistica e più sostanziale della regolarità contributiva. La decisione finale dovrà bilanciare l’esigenza dello Stato di riscuotere correttamente i contributi con il diritto dell’impresa a non subire sanzioni sproporzionate per errori procedurali o isolati. In attesa della pubblica udienza, resta fondamentale per i datori di lavoro monitorare costantemente la propria posizione tramite i canali telematici, poiché l’onere della verifica preventiva dei requisiti per gli sgravi rimane, in linea di principio, a carico dell’azienda.

Cosa succede se l’INPS riscontra un’irregolarità per un solo dipendente?
L’ente può tentare di revocare tutti i benefici contributivi dell’azienda, ma la Cassazione sta valutando se tale sanzione sia proporzionata o se debba limitarsi alla singola posizione irregolare.

L’azienda ha diritto a un preavviso prima della revoca degli sgravi?
Secondo il DM 30/1/2015, l’ente dovrebbe inviare un invito a regolarizzare la posizione entro 15 giorni prima di negare definitivamente la regolarità contributiva.

Il possesso fisico del documento DURC protegge sempre l’impresa?
No, i giudici hanno chiarito che conta la regolarità sostanziale; se i requisiti mancano nei fatti, il possesso formale del documento potrebbe non bastare a evitare il recupero dei contributi.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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