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Disservizio internet banking: niente danni se c’è il telefono

Un correntista ha citato in giudizio la propria banca lamentando un disservizio internet banking che gli avrebbe impedito di investire settantamila euro in titoli azionari, chiedendo il risarcimento dei danni. La banca ha restituito le somme durante il giudizio di primo grado. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che non vi è stato alcun inadempimento da parte dell’istituto di credito, poiché il cliente disponeva di un canale alternativo e funzionante, ovvero il servizio di assistenza telefonica (telephone banking), per effettuare le operazioni desiderate. Inoltre, la condotta del cliente, che ha effettuato solo due accessi in due mesi, è stata ritenuta incompatibile con l’urgenza di investire dichiarata. Di conseguenza, nessun risarcimento è dovuto in assenza di una reale responsabilità della banca.

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Pubblicato il 20 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

Il disservizio internet banking e il blocco del conto online

Molti risparmiatori gestiscono ormai i propri risparmi esclusivamente tramite piattaforme digitali. Un improvviso disservizio internet banking può tuttavia impedire di compiere un investimento urgente e causare forti tensioni. Nel caso in esame, un cliente ha trascinato in tribunale la propria banca chiedendo il risarcimento dei danni per non aver potuto investire settantamila euro in azioni a causa del blocco del portale web. Il cliente sosteneva che l’impossibilità di accedere al sito web avesse causato la perdita di un’importante opportunità finanziaria. La banca, dal canto suo, ha provveduto a restituire l’intera somma depositata nel corso del primo grado di giudizio, ma ha fermamente rifiutato di pagare qualsiasi risarcimento per il mancato guadagno. I giudici di merito hanno respinto le pretese del risparmiatore, spingendo quest’ultimo a presentare ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione.

L’alternativa del canale telefonico

La questione centrale della controversia riguarda l’esistenza di canali alternativi per operare sul conto corrente. La banca ha dimostrato che il contratto non limitava l’operatività al solo portale web. Il cliente aveva infatti a disposizione un servizio di assistenza telefonica (telephone banking) con numeri dedicati chiaramente indicati nei fogli informativi. Secondo i giudici, il cliente non ha mai provato di aver tentato la via telefonica per disporre il trasferimento dei propri fondi. Egli si era limitato a contattare l’assistenza clienti solo per segnalare il malfunzionamento del sito internet, senza richiedere l’esecuzione dell’operazione finanziaria tramite telefono. Questa omissione si è rivelata decisiva per escludere la responsabilità dell’istituto di credito.

L’onere della prova e la condotta del cliente

Nel diritto civile, chi richiede il risarcimento del danno deve dimostrare l’inadempimento della controparte e il nesso di causalità con il pregiudizio subito. In questo caso, il risparmiatore non ha fornito prove sufficienti. Inoltre, i registri della banca hanno rivelato che il cliente aveva effettuato soltanto due accessi telematici nell’arco di due mesi. I giudici hanno ritenuto questa condotta del tutto incompatibile con la presunta urgenza di effettuare l’investimento azionario. Un investitore realmente intenzionato a cogliere un’opportunità di mercato avrebbe tentato ripetutamente l’accesso o avrebbe utilizzato immediatamente i canali alternativi messi a disposizione dalla banca. La scarsa frequenza dei tentativi ha indebolito la tesi difensiva del ricorrente.

Le motivazioni sul disservizio internet banking

La Corte di Cassazione ha confermato la linea dei giudici di merito, dichiarando il ricorso del risparmiatore del tutto inammissibile. Nelle motivazioni sul disservizio internet banking, la Suprema Corte ha chiarito che non si può configurare un inadempimento contrattuale della banca se il cliente dispone di strumenti alternativi per raggiungere lo stesso scopo. La presenza del servizio telefonico esclude in radice la colpa dell’istituto di credito per il temporaneo blocco del sito web. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che il danno derivante da un mancato guadagno non può essere considerato implicito (in re ipsa). Il cliente ha l’obbligo di dimostrare concretamente la perdita subita e il fatto che tale perdita sia derivata esclusivamente dalla condotta della banca. Poiché il risparmiatore non ha utilizzato il telefono per superare il blocco del sito, il danno lamentato è riconducibile alla sua stessa inerzia.

Le conclusioni sul disservizio internet banking

La decisione della Suprema Corte lancia un messaggio chiaro a tutti i correntisti digitali. Nelle conclusioni sul disservizio internet banking, emerge come la tecnologia non sia l’unica via per far valere i propri diritti contrattuali. Se la banca offre sistemi di emergenza o canali alternativi come il telefono o la posta elettronica, il cliente ha il dovere di utilizzarli prima di poter invocare un inadempimento. La pigrizia o la mancata consultazione dei fogli informativi non possono tradursi in una responsabilità risarcitoria a carico della banca. Il ricorso è stato quindi rigettato e il cliente è stato condannato a pagare le spese di giudizio, oltre a un ulteriore contributo unificato. Per evitare brutte sorprese, è sempre consigliabile conoscere tutti i canali operativi previsti dal proprio contratto bancario.

Cosa succede se il sito della banca non funziona e perdo un investimento?
Non si ha automaticamente diritto al risarcimento se la banca mette a disposizione canali alternativi funzionanti, come il servizio telefonico, per effettuare l’operazione.

Chi deve dimostrare il danno causato dal blocco del conto online?
L’onere della prova spetta interamente al cliente, il quale deve dimostrare sia il malfunzionamento totale sia l’impossibilità di usare altri sistemi di pagamento.

La banca è responsabile se il cliente effettua pochi tentativi di accesso?
No, un numero esiguo di tentativi di accesso viene interpretato dai giudici come una mancanza di reale urgenza nel compiere l’operazione finanziaria.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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