Discriminazione caregiver: la tutela dell’orario di lavoro
Il tema della discriminazione caregiver è al centro di una recente e significativa ordinanza del Tribunale del Lavoro. Il caso riguarda una lavoratrice, impiegata nel settore delle pulizie da oltre diciannove anni, che si è vista improvvisamente cambiare l’orario di lavoro a seguito di un cambio di appalto. La nuova società datrice di lavoro aveva infatti imposto un turno spezzato, tra mattina e pomeriggio, rendendo di fatto impossibile per la donna prestare assistenza alla figlia affetta da una gravissima patologia.
I fatti e il contrasto sull’orario
La ricorrente, madre e unica figura di riferimento per una figlia disabile al 100%, aveva sempre beneficiato di un orario mattutino continuato. Tale articolazione le permetteva di accogliere la figlia al rientro dal centro diurno e di accompagnarla alle sedute pomeridiane di fisioterapia. Con l’ingresso della nuova azienda, l’orario è stato modificato in una doppia fascia (mattutina e pomeridiana), costringendo la lavoratrice a consumare i giorni di congedo straordinario per non abbandonare la figlia.
La società resistente ha difeso la propria scelta invocando il diritto di jus variandi e le esigenze organizzative derivanti dal contratto con il committente, sostenendo che la richiesta di un turno solo mattutino rappresentasse un privilegio ingiustificato rispetto agli altri dipendenti.
La decisione del Tribunale
Il Giudice ha accolto il ricorso d’urgenza, ravvisando una chiara discriminazione caregiver per associazione. La decisione si fonda sul principio che il trattamento svantaggioso inflitto a un lavoratore che assiste un disabile deve essere equiparato alla discriminazione diretta del disabile stesso. Il Tribunale ha chiarito che il datore di lavoro ha l’obbligo di apprestare “ragionevoli accomodamenti” per bilanciare le esigenze aziendali con i diritti fondamentali di cura e salute del nucleo familiare.
Le motivazioni
Il Tribunale ha evidenziato come la società non abbia fornito alcuna prova concreta circa l’impossibilità di mantenere il turno unico mattutino. Poiché la lavoratrice aveva svolto tale orario per undici anni senza creare disagi ai precedenti gestori, il giudice ha ritenuto che il ripristino di tale modalità non comportasse oneri sproporzionati per l’impresa. La condotta datoriale è stata giudicata lesiva degli obblighi di correttezza e buona fede, in quanto ha omesso di operare quel bilanciamento necessario tra libertà di impresa e tutela della disabilità, protetta da norme costituzionali ed europee.
Le conclusioni
Il provvedimento conclude ordinando alla società di assegnare immediatamente alla lavoratrice l’orario mattutino continuato richiesto. La decisione sottolinea che l’onere probatorio circa l’assenza di discriminazione spetta al datore di lavoro: in mancanza di prove su esigenze organizzative inderogabili, prevale il diritto del caregiver a non subire pregiudizi a causa dei propri compiti di cura. La società è stata inoltre condannata al pagamento delle spese legali, confermando la piena tutela giudiziaria contro ogni forma di discriminazione indiretta nel rapporto di lavoro.
Il datore di lavoro può negare il turno mattutino a un caregiver per esigenze aziendali?
No, se il datore non prova che la concessione del turno unico comporti oneri sproporzionati o sia organizzativamente impossibile, rischiando altrimenti di configurare una discriminazione indiretta.
Cosa si intende per discriminazione per associazione nel rapporto di lavoro?
Si verifica quando un lavoratore viene trattato meno favorevolmente a causa del suo stretto legame con una persona disabile che assiste, estendendo al caregiver le tutele previste per la disabilità.
Come può tutelarsi un lavoratore se il nuovo datore cambia l’orario dopo un cambio appalto?
Può presentare un ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c. per richiedere il ripristino dell’orario precedente, dimostrando il pregiudizio subito e la mancanza di giustificazioni oggettive del datore.