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Diritto Societario

Cancellazione società e crediti: la Cassazione decide

Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto un contrasto giurisprudenziale sulla sorte dei crediti di una società cancellata dal registro delle imprese. La sentenza stabilisce che la cancellazione non comporta una rinuncia automatica ai crediti, anche se non iscritti nel bilancio finale di liquidazione. Tali crediti si trasferiscono ai soci in un fenomeno successorio. Spetta al debitore dimostrare l’eventuale rinuncia esplicita da parte della società creditrice. Nel caso specifico, il socio unico di una società cancellata è stato ritenuto legittimato a proseguire l’azione legale contro una banca per la restituzione di somme indebitamente percepite.

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Diritto di critica socio lavoratore: limiti e sanzioni

Un lavoratore, anche membro di una società cooperativa, ha ricevuto una sanzione disciplinare per delle lettere inviate all’azienda. Sostenendo di aver esercitato il suo diritto di critica socio lavoratore, ha impugnato la sanzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando la legittimità della sanzione poiché le comunicazioni erano riconducibili al suo doppio ruolo di socio e dipendente, giustificando così l’azione disciplinare.

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Obbligo di pagamento servizi: Cassazione chiarisce

Un ente metropolitano ha contestato il suo obbligo di pagare una società di gestione rifiuti, di cui era socio obbligatorio, per i servizi resi. L’ente sosteneva di non avere competenze operative nella gestione dei rifiuti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando l’obbligo di pagamento dei servizi. La Corte ha chiarito che l’obbligazione deriva dal trasferimento obbligatorio delle funzioni alla società d’ambito e dalla qualità di socio dell’ente, che rende vincolanti i bilanci della società.

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Insolvenza società in liquidazione: la Cassazione

Una società immobiliare in liquidazione ha impugnato la dichiarazione di fallimento, sostenendo che per le società in tale stato l’insolvenza vada valutata diversamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che non esiste una distinzione nel concetto di insolvenza. Anche per una società in liquidazione, lo stato di insolvenza sussiste quando il patrimonio attivo non è sufficiente a soddisfare integralmente tutti i creditori. La Corte ha inoltre ribadito che l’onere di dimostrare la capacità di far fronte ai debiti grava sulla società debitrice, la quale non era riuscita a fornire prove attendibili del valore del proprio patrimonio.

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Competenza sezioni impresa: esclusa per i consorzi

Il Tribunale di Venezia ha dichiarato inammissibile una denuncia per gravi irregolarità gestionali (ex art. 2409 c.c.) promossa da un socio contro un consorzio. La decisione si fonda sulla carenza di giurisdizione, poiché la competenza delle sezioni impresa è tassativamente limitata alle società di capitali e cooperative, escludendo i consorzi, anche se costituiti in forma societaria. Il Tribunale ha sottolineato la diversa finalità dei consorzi (supporto all’attività dei consorziati) rispetto alle società (scopo di lucro), confermando una rigida interpretazione delle norme sulla competenza specializzata.

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Valutazione quote societarie: la Cassazione decide

In una causa di successione per lesione della quota di legittima, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che aveva rigettato la domanda di un figlio. L’ordinanza critica la Corte d’Appello per non aver ammesso nuove prove, per aver ritenuto tardive le contestazioni alla consulenza tecnica e per una superficiale valutazione quote societarie, il cui valore era stato considerato azzerato dalla presenza di ipoteche. La Cassazione ha rinviato il caso per un nuovo esame, sottolineando la necessità di una valutazione concreta e non astratta dei beni ereditari.

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Revoca amministratori di fatto: prova e limiti

Un socio di una società di ristorazione ha richiesto la revoca degli amministratori di diritto e di alcuni familiari, ritenuti amministratori di fatto, per presunta mala gestio. Il Tribunale ha respinto il reclamo, chiarendo che la revoca amministratori di fatto non è giuridicamente possibile, in quanto tale provvedimento può colpire solo chi è formalmente investito della carica. Inoltre, il ricorrente non ha fornito prove sufficienti a dimostrare che i presunti amministratori di fatto svolgessero attività gestionali strategiche, anziché mere mansioni esecutive.

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Successione nel processo: onere della prova e ricorso

Una società è intervenuta in un giudizio d’appello affermando di essere subentrata in un diritto controverso a seguito della cessione di un ramo d’azienda. Tuttavia, non ha fornito la prova documentale completa di tale successione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, ribadendo che l’onere di dimostrare la propria legittimazione processuale, in caso di successione nel processo, grava interamente sulla parte che interviene, e la sua verifica può essere effettuata d’ufficio dal giudice.

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Procedura prefallimentare: coordinamento con concordato

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società dichiarata fallita, la quale aveva avviato una procedura di concordato preventivo in un tribunale diverso da quello dove era già pendente la procedura prefallimentare. La Corte ha stabilito che, per garantire il coordinamento tra i due procedimenti, era onere della società debitrice presentare la domanda di concordato dinanzi al primo giudice adito per il fallimento, anche se ritenuto incompetente. La mancata adozione di tale condotta procedurale preclude la possibilità di lamentare la prevalenza della dichiarazione di fallimento.

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Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile?

Un azionista, dopo aver perso una causa per il risarcimento del danno da azzeramento del valore delle sue azioni, ha chiesto la revocazione dell’ordinanza della Corte di Cassazione. Il ricorso si basava su due motivi: dolo processuale della controparte e un presunto errore di fatto revocatorio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che un’errata interpretazione o sintesi dei motivi di ricorso da parte del giudice costituisce un errore di valutazione e non un errore di fatto, che è l’unico presupposto per la revocazione. Anche il dolo processuale è stato escluso per mancanza di prove specifiche di un’attività fraudolenta.

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Responsabilità amministratore: doveri e colpa

La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione a un amministratore non esecutivo di un istituto di credito per l’omissione di informazioni rilevanti nei prospetti di un aumento di capitale. La sentenza chiarisce la responsabilità amministratore, sottolineando che l’assenza di deleghe specifiche non esonera dal dovere di agire informati e di attivarsi in presenza di ‘segnali di allarme’. La Corte ha ribadito che la colpa può essere desunta dalla mancata reazione a tali segnali, invertendo l’onere della prova a carico dell’amministratore.

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Dichiarazione di insolvenza: i criteri per le banche

La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un ex amministratore contro la dichiarazione di insolvenza di un noto istituto di credito. Il ricorso è stato respinto, confermando la decisione della Corte d’Appello. La sentenza chiarisce importanti principi procedurali, come l’individuazione dei soggetti da convocare in giudizio, e di merito, relativi alla corretta valutazione del patrimonio della banca in un’ottica liquidatoria, con particolare attenzione alle Attività Fiscali Differite (DTA).

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Errore revocatorio: quando non si può revocare la Cassazione

La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo che il dissenso sull’interpretazione giuridica non costituisce un errore revocatorio. Il caso verteva sulla qualificazione di un arbitrato come rituale o irrituale in una disputa societaria.

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Competenza sezioni specializzate: il caso ULSS

Il Tribunale, in sede di appello, ha dichiarato l’incompetenza per materia del Giudice di Pace in una causa relativa ai compensi dei membri del Collegio Sindacale di un’azienda sanitaria. La decisione sottolinea che tali controversie, data la natura ‘aziendalizzata’ dell’ente, rientrano nella competenza sezioni specializzate in materia di impresa, con conseguente revoca del decreto ingiuntivo precedentemente emesso.

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Sequestro giudiziario quote: rigetto e fumus boni iuris

Un trustee ha richiesto il sequestro giudiziario di quote societarie, sostenendo un diritto di proprietà derivante da un trust e contestando l’acquisto delle quote da parte di un terzo in un’asta giudiziaria. Il Tribunale di Venezia ha rigettato il ricorso per mancanza di ‘fumus boni iuris’, chiarendo che l’iscrizione nel Registro delle Imprese ha una funzione meramente pubblicitaria e non costitutiva della proprietà, e che la parte ricorrente non ha fornito una prova adeguata del proprio titolo d’acquisto.

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Conflitto di interessi socio: annullata delibera

Il Tribunale di Venezia ha annullato una delibera assembleare con cui una S.r.l. aveva concesso una cospicua fideiussione a favore di un’altra società. Le due società, pur avendo la stessa compagine sociale, erano giuridicamente autonome. La decisione è stata motivata dal palese conflitto di interessi del socio di maggioranza, che era anche amministratore di entrambe le entità. Il giudice ha ritenuto che l’operazione trasferisse ingiustificatamente il rischio d’impresa sulla società garante, senza un reale e provato vantaggio per quest’ultima, e violasse lo statuto sociale.

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Insolvenza di gruppo: estensione alla società figlia

La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell’estensione della procedura di amministrazione straordinaria da una società controllante a un consorzio da essa controllato. Il ricorso delle società consorziate, che contestavano la sussistenza del rapporto di controllo e la procedura seguita, è stato rigettato. La Corte ha stabilito che lo stato di insolvenza della controllante non dissolve il rapporto di controllo ai fini della disciplina sull’insolvenza di gruppo e che la richiesta di estensione rientra nei poteri dei commissari, senza necessità di parere preventivo del Comitato di Sorveglianza. Inoltre, la valutazione dello stato di insolvenza e la decisione di non disporre una C.T.U. sono considerate questioni di merito non sindacabili in sede di legittimità.

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Scissione parziale: responsabilità e fallimento

La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di fallimento di una società turistica a seguito di una scissione parziale. Nonostante il trasferimento di importanti asset a una società beneficiaria, la società scissa è rimasta insolvente e responsabile per ingenti debiti tributari. La Corte ha ritenuto che la scissione non fosse totale, dato che alla scissa era rimasto un ramo d’azienda con valore economico. Di conseguenza, ha dichiarato inammissibile il ricorso della società beneficiaria, sottolineando che la valutazione della natura della scissione è un accertamento di fatto e che la rateizzazione dei debiti da parte di terzi non esclude lo stato di insolvenza della debitrice originaria priva di patrimonio.

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Responsabilità amministratori: dovere di informarsi

La Corte di Cassazione conferma la sanzione irrogata da un’autorità di vigilanza a un amministratore privo di deleghe di un istituto di credito per omissioni informative in un prospetto. L’ordinanza chiarisce l’estensione della responsabilità amministratori, sottolineando il loro dovere di agire informati e di attivarsi proattivamente per vigilare sulla gestione, specialmente in presenza di segnali di allarme. Viene ribadito che, in questo contesto, la negligenza è sufficiente per configurare l’illecito e non si applica il principio della legge più favorevole (favor rei).

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Opposizione all'esecuzione: vizi della sentenza esclusi

La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell’opposizione all’esecuzione. Un socio accomandatario si opponeva al pignoramento sostenendo che la sentenza di condanna contro la sua società, ormai estinta, fosse invalida. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che eventuali vizi della sentenza, come la presunta errata costituzione in giudizio della società, dovevano essere fatti valere impugnando la sentenza stessa e non in sede di opposizione all’esecuzione. La sentenza, se non impugnata, diventa un titolo esecutivo valido.

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