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Diritto Commerciale

Regolamento di Competenza: Quando è Inammissibile?
Una società informatica e una cliente erano in lite per un contratto di fornitura. La cliente ha sollevato un'eccezione di incompetenza, ma il Tribunale ha emesso un'ordinanza non definitiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per regolamento di competenza, stabilendo che tale rimedio è esperibile solo contro provvedimenti che decidono in via definitiva sulla competenza, e non contro ordinanze meramente interlocutorie.
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Diritto di recesso socio: quando si perde il diritto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto di recesso del socio è precluso quando, pur non votando la delibera finale di fusione, ha concorso alla realizzazione dell'intera operazione complessa. Nel caso specifico, alcuni soci di una holding in crisi avevano prima approvato atti fondamentali per un piano di salvataggio, come un aumento di capitale, per poi tentare di recedere dopo la delibera di fusione. La Corte ha ritenuto che il loro contributo causale all'operazione complessiva, inscindibile e programmata sin dall'inizio, escludesse la possibilità di esercitare il recesso, qualificando il loro comportamento come contrario a buona fede.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Una società alimentare ha presentato ricorso per regolamento di competenza contro una decisione della Corte d'Appello relativa a un contratto di franchising. Prima dell'udienza, la società ha rinunciato al ricorso e la controparte ha accettato. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, sottolineando che in caso di accettazione della rinuncia non si provvede sulle spese di lite.
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Garanzia fondo PMI: il diritto di surroga del garante
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ente gestore del fondo di garanzia per le PMI, che paga una parte del debito di un'impresa poi fallita, non è un coobbligato solidale ma un garante con un'obbligazione autonoma verso la banca finanziatrice. Di conseguenza, ha diritto di surrogarsi nei diritti del creditore e di insinuare il proprio credito nel fallimento, anche se il creditore originario non è stato integralmente soddisfatto. L'ordinanza chiarisce che la garanzia fondo PMI ha natura pubblicistica e non soggiace alle regole sulla duplicazione dei crediti previste per i coobbligati.
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Competenza e-commerce: il foro del venditore prevale
Una società produttrice di tessuti ha citato in giudizio un'altra azienda per contraffazione del proprio marchio e concorrenza sleale, realizzate tramite vendite online. Il punto cruciale della controversia era la determinazione della corretta competenza territoriale e-commerce. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per gli illeciti commessi su internet, il foro competente è quello del luogo in cui ha origine l'attività illecita (la sede dell'inserzionista), e non il luogo di consegna del prodotto. Questa decisione mira a garantire la prevedibilità del giudice e a contrastare il fenomeno del 'forum shopping'.
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Competenza fideiussione antitrust: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha risolto un conflitto di giurisdizione sorto in un giudizio di opposizione a pignoramento. La Corte ha stabilito che la domanda di nullità di una garanzia per violazione di norme antitrust deve essere trattata dalla Sezione Specializzata in materia di Impresa, mentre tutte le altre questioni relative all'opposizione all'esecuzione restano di competenza del giudice ordinario. Questa decisione chiarisce i limiti della 'vis actrattiva' del tribunale specializzato, affermando la necessità di separare le cause quando non sussiste un legame di pregiudizialità tecnica. Viene quindi delineato un doppio binario per la gestione della competenza in caso di fideiussione antitrust.
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Competenza sezioni specializzate: la vis attractiva
Un risparmiatore ha citato in giudizio una banca e la sua società di revisione per gravi perdite finanziarie. La Corte di Cassazione ha stabilito la competenza sezioni specializzate in materia di impresa, anche se la domanda contro la società di revisione era subordinata. La Corte ha affermato che la competenza funzionale e inderogabile della sezione specializzata attrae a sé l'intera causa, prevalendo anche sul foro del consumatore, in applicazione del principio della "vis attractiva".
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Regolamento di Competenza: limiti e inammissibilità
Un'azienda e i suoi garanti citano in giudizio una banca per nullità di contratti bancari e di fideiussioni per violazione della normativa antitrust. Il caso, passato dal Tribunale ordinario alla Sezione specializzata per le imprese, genera un conflitto di giurisdizione. La Corte di Cassazione interviene dichiarando inammissibile il regolamento di competenza, chiarendo i rigidi presupposti per sollevare un conflitto tra giudici, in particolare in relazione alla connessione tra cause di diversa materia.
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Competenza territoriale e imprese estere: il caso
Un'azienda italiana cita in giudizio due società estere, una francese e una rumena, per violazione di un contratto di fornitura software, concorrenza sleale e abuso di dipendenza economica. Le convenute eccepiscono l'incompetenza del Tribunale di Brescia, indicando come competente il Tribunale di Milano in virtù della loro sede estera e delle implicazioni in materia di proprietà intellettuale. La Corte di Cassazione, investita della questione sulla competenza territoriale, ha sospeso la decisione (rinvio a nuovo ruolo) in attesa di una pronuncia della Corte Costituzionale sulla legittimità della norma che regola la competenza per le cause di abuso di dipendenza economica.
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Rimesse solutorie: la revoca su conti collegati
La Corte di Cassazione ha stabilito che i versamenti effettuati su un 'conto anticipi' tecnico, funzionalmente collegato a un conto corrente ordinario, costituiscono rimesse solutorie revocabili ai sensi della legge fallimentare. La Corte ha chiarito che, ai fini della revocatoria, non rileva la forma contabile ma l'effetto sostanziale di riduzione dell'esposizione debitoria complessiva dell'impresa nei confronti della banca. L'analisi deve considerare i rapporti bancari in modo aggregato, riconoscendo il nesso inscindibile tra i conti.
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Contratto di agenzia: preavviso non prova stabilità
Un ente previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi a un'azienda, sostenendo l'esistenza di un rapporto di agenzia. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso. Il punto chiave è la distinzione tra contratto di agenzia e procacciamento d'affari: la Suprema Corte ha chiarito che la semplice previsione di un preavviso per il recesso non è sufficiente a dimostrare la 'stabilità' del rapporto, elemento essenziale per configurare un contratto di agenzia.
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Onere della prova: Cassazione su risarcimento danni
Una società commerciale, dopo un incendio nei locali da cui era stata sfrattata, ha richiesto un risarcimento alla propria assicurazione. La richiesta è stata respinta in tutti i gradi di giudizio a causa della mancata dimostrazione dell'esistenza e del valore dei beni distrutti. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, sottolineando l'importanza dell'onere della prova a carico dell'assicurato e la necessità di specificità nei motivi d'appello.
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Factoring pro soluto: accordo scritto è decisivo
Una società fornitrice ha contestato un debito derivante da un contratto di factoring, sostenendo l'esistenza di una copertura 'pro soluto' basata su comportamenti concludenti, nonostante il contratto richiedesse una comunicazione scritta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione di merito. La sentenza ribadisce che le contestazioni in sede di legittimità devono essere specifiche e non possono introdurre elementi nuovi non discussi nei gradi precedenti. In tema di factoring pro soluto, la forma scritta prevista dalle parti prevale su presunti accordi taciti se non contestata correttamente.
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Fallimento dopo concordato: il credito resta ridotto?
Una società fornitrice di energia si è vista ridurre il proprio credito al 15% nel fallimento di un'azienda, poiché quest'ultimo è stato dichiarato anni dopo la scadenza dei termini per la risoluzione di un precedente concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di fallimento dopo concordato, se i termini per la risoluzione del concordato stesso sono scaduti, l'effetto di riduzione del debito diventa definitivo e il creditore non può più pretendere l'importo originario.
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Finanziamento socio: quando è irripetibile? Analisi
La Cassazione ha stabilito che un finanziamento socio erogato a una società già palesemente insolvente, non per salvarla ma per ritardarne il fallimento, è una prestazione contraria al buon costume. Di conseguenza, le somme non possono essere restituite (soluti retentio). Il caso distingueva tra la disciplina della postergazione ex art. 2467 c.c., inapplicabile a una grande società quotata, e l'immoralità del finanziamento stesso che ne causa la non ripetibilità.
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Clausola compromissoria per relationem: Cassazione
In una disputa su contratti internazionali tra una società italiana e una malese, la Cassazione si è pronunciata sulla validità di una clausola compromissoria per relationem. La Corte ha stabilito che un rinvio generico alle condizioni generali di contratto non è sufficiente per validare la clausola arbitrale. È necessario un richiamo espresso e specifico alla clausola stessa per derogare alla giurisdizione ordinaria, affermando così la giurisdizione italiana sul caso.
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Fallimento dopo concordato: sì senza risoluzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15851/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di diritto fallimentare. Ha chiarito che è possibile dichiarare il fallimento di un'impresa, precedentemente ammessa a concordato preventivo omologato, che non adempia agli obblighi concordatari. Tale dichiarazione non richiede la preventiva risoluzione del concordato stesso. L'inadempimento del piano concordatario manifesta la persistenza dello stato di insolvenza e legittima una nuova istanza di fallimento. Questa decisione ribalta la precedente interpretazione di una corte d'appello, sottolineando che la risoluzione del concordato e la dichiarazione di fallimento dopo concordato sono due rimedi distinti e non consequenziali.
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Eccezioni tardive: quando è troppo tardi in giudizio?
Dei garanti hanno fatto ricorso alla Corte di Cassazione contro una decisione che li riteneva responsabili per un debito bancario di una società. Hanno sollevato diverse questioni, tra cui la nullità dei loro contratti di fideiussione per violazione delle norme antitrust. La Corte ha respinto il ricorso, sottolineando che la maggior parte delle loro argomentazioni si basava su eccezioni tardive, ovvero sollevate troppo tardi nel corso del procedimento. La sentenza conferma che anche per le nullità rilevabili d'ufficio dal giudice, i fatti a sostegno della nullità devono essere introdotti tempestivamente dalle parti.
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Liquidazione giudiziale: i criteri per l’apertura
Il Tribunale di Monza ha dichiarato aperta la liquidazione giudiziale di una ditta individuale a seguito del ricorso di un creditore. La decisione si fonda sulla conclamata insolvenza del debitore, provata da molteplici debiti (verso il creditore, Fisco e enti previdenziali) e dalla sua mancata costituzione in giudizio, che ha impedito la verifica delle soglie di fallibilità.
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Contratto consulenza finanziaria: quando è valido?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15800/2024, ha stabilito che un contratto di consulenza finanziaria atipico non necessita di forma scritta per essere valido. Il caso riguardava una società che contestava il pagamento di un compenso a una società di consulenza, negando l'esistenza di un accordo formale. La Corte ha confermato che l'esistenza del contratto e il diritto al compenso possono essere provati attraverso altri elementi, come la prova testimoniale e clausole inserite in contratti collegati, distinguendo nettamente tale attività dalla mediazione creditizia, che invece richiede requisiti formali specifici.
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