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Diritto Civile

Risarcimento unico per vittime di mafia: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che le vittime di un reato di tipo mafioso, commesso in concorso da più persone condannate in processi separati, hanno diritto a un risarcimento unico dal Fondo di solidarietà. Anche in presenza di più sentenze di condanna con liquidazione di provvisionali, se il fatto dannoso è unico, la prestazione risarcitoria non può essere duplicata. Il Fondo, intervenendo con funzione solidaristica, è tenuto a erogare una sola somma, corrispondente all'importo più elevato tra quelli liquidati, evitando un ingiustificato arricchimento della vittima. L'obbligazione dei colpevoli è infatti solidale ai sensi dell'art. 2055 c.c., il che implica un'unica prestazione dovuta.
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Clausola penale leasing: gli oneri del creditore
Una società di leasing, dopo aver risolto due contratti per inadempimento, ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento dell'utilizzatore per i canoni scaduti. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la domanda di insinuazione basata su una clausola penale leasing è inammissibile se il creditore non indica la somma ricavata dalla riallocazione del bene o non allega una stima attendibile del suo valore di mercato. Questa omissione impedisce al giudice di valutare l'eventuale eccessività della penale, rendendo la domanda incompleta.
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Onere della prova carburante: la misura unilaterale
Un gestore di una stazione di servizio ha richiesto al fornitore il rimborso per i cali di volume del carburante, basando la sua pretesa su misurazioni da lui stesso effettuate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sull'onere della prova carburante: una misurazione unilaterale, condotta senza la partecipazione della controparte (in contraddittorio), non ha valore di prova in un contenzioso contrattuale privato. Le procedure valide ai fini fiscali non sono automaticamente applicabili nei rapporti tra privati.
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Compenso per espropriazione: i nuovi parametri
Un professionista ha impugnato la liquidazione del suo compenso per una perizia di stima in una procedura di espropriazione, contestando sia l'autorità della società concessionaria a liquidare, sia i criteri di calcolo utilizzati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimazione della società in quanto autorità espropriante delegata e stabilendo che, a seguito dell'abolizione delle tariffe professionali, il compenso per espropriazione deve essere calcolato secondo i parametri del D.M. 140/2012 e non più con le vecchie tariffe. Il criterio a vacazioni è stato ritenuto solo residuale.
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Donazione indiretta: la forma dell’atto pubblico
La Corte di Cassazione ha chiarito che una promessa gratuita, qualificabile come donazione indiretta, non richiede la forma solenne dell'atto pubblico per la sua validità. Nel caso specifico, l'impegno di una società a estinguere i mutui di un terzo, sebbene considerato un atto di liberalità, è stato ritenuto potenzialmente valido in quanto formalizzato tramite scrittura privata, forma sufficiente per il negozio utilizzato. La Corte ha cassato la decisione del tribunale che aveva erroneamente dichiarato nullo l'impegno per vizio di forma, rinviando la causa per un nuovo esame basato sul corretto principio della donazione indiretta.
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Eccesso di potere giurisdizionale: limiti al ricorso
Un ex amministratore pubblico, condannato dalla Corte dei Conti per danno erariale, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un eccesso di potere giurisdizionale. Sosteneva che i giudici contabili avessero invaso la sfera della discrezionalità amministrativa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo sindacato è confinato ai limiti esterni della giurisdizione e non può estendersi a presunti errori di giudizio (error in iudicando), confermando così la decisione della Corte dei conti.
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Leasing traslativo: la Cassazione sulla risoluzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di leasing contro l'esclusione del proprio credito dal passivo fallimentare di una società utilizzatrice. L'ordinanza ribadisce che, per un contratto di leasing traslativo risolto prima del fallimento dell'utilizzatore e prima dell'entrata in vigore della L. 124/2017, si applica in via analogica l'art. 1526 c.c. La società concedente deve formulare una domanda completa, che includa la restituzione dei canoni e la richiesta di un equo compenso, non potendosi limitare a chiedere le rate insolute.
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Nullità parziale fideiussione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito il principio della nullità parziale fideiussione per i contratti che replicano lo schema ABI, giudicato anticoncorrenziale. Dei fideiussori avevano richiesto la nullità totale del loro contratto di garanzia, ma la Corte ha respinto il ricorso. È stato stabilito che solo le singole clausole viziate sono nulle, mentre il resto del contratto rimane valido, a meno che il garante non dimostri che non avrebbe mai firmato senza quelle specifiche clausole. La decisione conferma un orientamento consolidato che protegge la stabilità dei contratti bancari.
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Distrazione spese avvocato: come correggere l’omissione
Un legale ha richiesto la correzione di un'ordinanza che aveva omesso la distrazione delle spese legali a suo favore, nonostante la sua richiesta come difensore antistatario. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza, qualificando l'omissione come un errore materiale sanabile con una procedura rapida, anziché con un'impugnazione. Questa decisione sulla distrazione spese avvocato sottolinea un percorso più celere per la tutela del credito professionale del difensore.
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Responsabilità banca assegno e diligenza richiesta
Una società assicurativa cita in giudizio un istituto di credito per l'incasso di un assegno non trasferibile sottratto e pagato a un soggetto non legittimato. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 18081/2024, ha cassato la decisione dei giudici di merito, stabilendo due principi fondamentali. Primo, la diligenza della banca negoziatrice non impone di richiedere due documenti d'identità, essendo sufficiente un solo documento valido in assenza di palesi anomalie. Secondo, la spedizione di un assegno tramite posta ordinaria costituisce concorso di colpa del mittente, data l'insicurezza del mezzo, riducendo così la responsabilità della banca per l'assegno. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Ripartizione spese riscaldamento: No a quote fisse
In una lunga controversia tra due condomini e il loro condominio, la Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità di una delibera che imponeva una quota fissa del 20% per le spese di riscaldamento. La sentenza ribadisce il principio fondamentale secondo cui la ripartizione spese riscaldamento, in presenza di sistemi di contabilizzazione del calore, deve avvenire esclusivamente in base al consumo effettivo. Anche i condomini distaccatisi dall'impianto centrale devono contribuire solo alle spese effettive di manutenzione e conservazione, non a quote forfettarie. Il caso è stato rinviato alla Corte di Appello per una nuova valutazione alla luce di questi principi.
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Spedizione assegno posta ordinaria: concorso di colpa
Una società assicurativa ha spedito un assegno non trasferibile tramite posta ordinaria. Il titolo è stato sottratto e incassato da un truffatore. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18047/2024, ha stabilito che la scelta della spedizione assegno posta ordinaria costituisce un concorso di colpa del mittente. Tale modalità, infatti, espone il titolo a un rischio superiore, riducendo la responsabilità dell'ente pagatore che è stato negligente nell'identificazione del presentatore. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione della ripartizione delle colpe.
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Responsabilità precontrattuale: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità precontrattuale di un venditore che ha interrotto le trattative per la vendita di un immobile. La decisione si fonda sulla constatazione che le parti non avevano mai raggiunto un accordo su un punto essenziale del contratto: la richiesta dell'acquirente di inserire una condizione sospensiva legata all'ottenimento di permessi edilizi, sempre rifiutata dal venditore. Secondo la Corte, in assenza di accordo su elementi chiave, non si forma un legittimo affidamento sulla conclusione del contratto, rendendo lecita l'interruzione delle negoziazioni.
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Sopraelevazione in condominio: limiti e differenze
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18036/2024, ha chiarito la distinzione fondamentale tra la modifica delle parti comuni e la vera e propria sopraelevazione in condominio. Il caso riguardava la realizzazione di abbaini e un lucernario sul tetto da parte del proprietario dell'ultimo piano. La Corte ha stabilito che tali opere, se comportano l'appropriazione di parti comuni come il tetto, non rientrano nel diritto di sopraelevazione ma costituiscono un'innovazione vietata. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione basata su questa distinzione e sulla verifica della sicurezza statica dell'edificio.
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Sanzioni accessorie: si può fare ricorso dopo il pagamento?
Un privato ha pagato una sanzione pecuniaria per aver creato un accesso non autorizzato su una strada, ma ha contestato la sanzione accessoria che imponeva il ripristino dei luoghi. La Corte di Cassazione ha chiarito che il pagamento in misura ridotta della multa non preclude la possibilità di proporre opposizione contro le sanzioni accessorie. Pagare la multa equivale a una rinuncia a contestare solo la parte economica, ma non le altre conseguenze, come l'obbligo di rimuovere l'opera.
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Conguagli regolatori: legittimi gli arretrati?
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso alle Sezioni Unite la questione sulla legittimità dei conguagli regolatori richiesti retroattivamente da una società di gestione idrica. Il caso nasce dalla contestazione di alcuni utenti riguardo a fatture per consumi risalenti a diversi anni prima. La Corte ha evidenziato un contrasto giurisprudenziale e la necessità di un intervento chiarificatore sulla possibilità di applicare tariffe integrative a consumi già effettuati, bilanciando il principio europeo del recupero dei costi con la tutela dell'affidamento degli utenti.
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Modifica servitù di passaggio: l’accordo è vincolante
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18004/2024, ha stabilito che un accordo scritto per la modifica servitù di passaggio, completo di planimetria, costituisce un contratto definitivo e vincolante. La parte che ha sottoscritto l'accordo non può rifiutarsi di adempiere, essendo obbligata a realizzare il nuovo percorso a proprie spese. La Corte ha rigettato il ricorso della proprietaria del fondo servente, che sosteneva la natura meramente preliminare e indeterminata dell'accordo, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Responsabilità del mandatario: quando è contrattuale?
Un investitore ha affidato la gestione del proprio patrimonio a un conoscente, subendo ingenti perdite a causa di operazioni speculative e in conflitto di interessi. Le corti di merito hanno qualificato il rapporto come un mandato, accertando la responsabilità contrattuale del gestore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la consegna di procure e credenziali bancarie sono elementi sufficienti a provare l'esistenza di un contratto di mandato, e ha ribadito i limiti del proprio sindacato sulla motivazione delle sentenze di merito. Questa ordinanza definisce i contorni della responsabilità del mandatario.
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Scioglimento preliminare: quando è valido nel concordato?
Una famiglia di promissari acquirenti ha contestato lo scioglimento dei propri contratti preliminari, previsto nel piano di concordato preventivo di una società immobiliare. La Corte di Cassazione ha accolto il loro ricorso, annullando la decisione della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha stabilito che i giudici di merito non avevano verificato adeguatamente se lo scioglimento fosse avvenuto tramite un valido accordo scritto (mutuo consenso) o attraverso la necessaria autorizzazione del tribunale, come richiesto dalla legge fallimentare per lo scioglimento preliminare dei contratti pendenti.
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Diritto di uso esclusivo: la Cassazione nega validità
La Cassazione, con sent. 17991/2024, ha stabilito che il diritto di uso esclusivo su una corte condominiale non può essere creato come diritto reale atipico. Un "patto speciale" in una compravendita successiva non può validamente "concentrare" tale diritto su una sola unità, privandone altre che ne avevano titolo in base all'atto costitutivo del condominio. La pattuizione è stata dichiarata illegittima, accogliendo il ricorso della condomina esclusa.
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