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Diritto all’immagine: uso lecito in mostre e musei

Un celebre sportivo ha citato in giudizio la società di gestione di uno stadio per l’uso non autorizzato del proprio **diritto all’immagine** all’interno di una mostra museale. Il ricorrente lamentava lo sfruttamento abusivo di ritratti e cimeli a fini di lucro, dato il pagamento di un biglietto d’ingresso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l’esposizione è lecita senza consenso se persegue finalità culturali e didattiche. Il modesto costo del biglietto, volto solo a coprire le spese di gestione, non configura uno scopo di lucro tale da invalidare l’esimente prevista dalla legge sul diritto d’autore.

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Pubblicato il 28 marzo 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Diritto all’immagine: quando l’uso senza consenso è lecito

Il diritto all’immagine rappresenta uno dei pilastri della tutela della personalità, ma non è un diritto assoluto. Esistono circostanze in cui l’immagine di un personaggio noto può essere utilizzata senza il suo preventivo consenso, specialmente quando entrano in gioco interessi culturali o didattici. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una mostra celebrativa allestita all’interno di un importante stadio, dove venivano esposti cimeli e fotografie di grandi campioni del passato.

Il caso della mostra museale nello stadio

La vicenda nasce dall’iniziativa di una società che gestisce un impianto sportivo di rilievo internazionale. All’interno della struttura è stata creata un’esposizione permanente dedicata alla storia di due celebri squadre di calcio. Tra i materiali esposti figuravano immagini, busti e oggetti personali di un famosissimo ex calciatore. Quest’ultimo ha agito in giudizio chiedendo il risarcimento dei danni e l’inibitoria dell’esposizione, sostenendo che l’uso della sua immagine fosse abusivo e finalizzato esclusivamente al guadagno della società, dato il pagamento di un biglietto d’ingresso.

La distinzione tra scopo culturale e scopo di lucro

Il punto centrale della controversia riguarda l’interpretazione dell’articolo 97 della Legge sul Diritto d’Autore. Tale norma stabilisce che il consenso non è necessario quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà della persona o da finalità scientifiche, didattiche o culturali. Il ricorrente sosteneva che la natura privata dell’esposizione e l’incasso derivante dai biglietti trasformassero l’iniziativa in un’attività puramente commerciale.

La decisione della Corte di Cassazione sul diritto all’immagine

I giudici di legittimità hanno confermato la sentenza di appello, stabilendo che l’esposizione non violava il diritto all’immagine dello sportivo. La Corte ha chiarito che il termine ‘museo’ può essere inteso in senso ampio come esposizione destinata a raccogliere ricordi del passato per soddisfare la curiosità e l’interesse del pubblico. La finalità celebrativa e informativa prevale sullo sfruttamento economico se quest’ultimo è marginale.

L’importanza del prezzo del biglietto

Un elemento decisivo è stato l’ammontare del biglietto d’ingresso, fissato a una cifra modesta. Secondo la Corte, tale importo era destinato alla mera copertura dei costi di gestione e non alla generazione di un profitto d’impresa. Inoltre, l’esenzione dal pagamento per alcune categorie di visitatori (minori, anziani, abbonati) ha rafforzato la tesi della finalità culturale e divulgativa dell’iniziativa.

Le motivazioni

La Corte ha fondato la sua decisione sulla prevalenza della finalità didattico-informativa rispetto a quella commerciale. L’articolo 97 della legge 633/1941 deve essere interpretato in modo da consentire la libera circolazione di immagini di personaggi noti quando queste servono a far rivivere momenti storici o a fornire conoscenza su eventi del passato. Il concetto di ‘scopo culturale’ è stato utilizzato per contrapporsi a quello ‘lucrativo’, indicando una finalità di interesse generale che non mira al guadagno personale del gestore. La mancanza di un nesso tra l’esposizione dell’immagine e altre attività pubblicitarie della società ha ulteriormente escluso l’ipotesi di uno sfruttamento abusivo della notorietà del calciatore.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza stabilisce un principio fondamentale: l’uso dell’immagine di un personaggio celebre in un contesto museale o espositivo è lecito anche senza consenso, purché l’iniziativa abbia un chiaro valore culturale o didattico. Il pagamento di un corrispettivo non è di per sé indice di illiceità, a patto che sia proporzionato ai costi e non rappresenti il fine primario dell’attività. Questa decisione bilancia la tutela della privacy dei personaggi pubblici con il diritto della collettività di accedere alla memoria storica e sportiva, proteggendo le istituzioni che promuovono la cultura e la divulgazione.

È sempre necessario il consenso per usare l’immagine di un personaggio famoso?
No, la legge consente l’uso senza consenso per scopi scientifici, didattici o culturali, a condizione che non vi sia un prevalente scopo di lucro.

Il pagamento di un biglietto d’ingresso rende sempre l’uso dell’immagine a scopo di lucro?
Non necessariamente. Se il prezzo è modesto e serve solo a coprire i costi di gestione della mostra, la finalità rimane culturale e l’uso è considerato lecito.

Cosa succede se l’immagine viene usata in un contesto celebrativo?
Se l’inserimento avviene per ricordare le gesta storiche di un atleta e per finalità informative, l’uso è considerato non lesivo e giustificato dall’interesse pubblico.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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