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Diritti di segreteria: no se non lavori in Comune

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17930/2024, ha stabilito che un segretario comunale, sebbene ‘utilizzato’ presso altre amministrazioni pubbliche, non ha diritto a percepire i diritti di segreteria. Tale emolumento è strettamente legato all’effettivo svolgimento delle funzioni di ufficiale rogante presso l’ente locale. La Corte ha inoltre dichiarato nullo qualsiasi accordo individuale che riconosca tale diritto in assenza di una previsione della contrattazione collettiva, ribadendo che la determinazione della retribuzione nel pubblico impiego è materia riservata esclusivamente al CCNL.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Diritti di segreteria: non dovuti senza l’effettiva funzione in Comune

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito un punto cruciale per i segretari comunali nel pubblico impiego: i diritti di segreteria non sono una componente fissa della retribuzione, ma un emolumento strettamente legato all’esercizio delle specifiche funzioni notarili presso l’ente locale. Di conseguenza, un segretario ‘utilizzato’ presso altre amministrazioni pubbliche, dove tali funzioni non vengono svolte, non ha diritto a percepirli. Analizziamo insieme questa importante pronuncia.

I Fatti del Caso: La Richiesta del Segretario Comunale

Una segretaria comunale si rivolgeva al tribunale per ottenere il pagamento dei diritti di segreteria relativi a un periodo, dal 2002 al 2009, in cui era stata impiegata presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione Locale e successivamente presso l’Agenzia Autonoma per l’Albo dei Segretari Comunali (AGES).

In secondo grado, la Corte d’Appello le dava ragione, basando la propria decisione su due elementi: l’esistenza di un precedente accordo transattivo che le riconosceva tali somme e un’interpretazione dell’art. 48-bis del CCNL di settore, secondo cui al segretario utilizzato spetterebbe la retribuzione comprensiva dei diritti precedentemente percepiti.

Il Ministero dell’Interno, non condividendo questa interpretazione, proponeva ricorso per cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione e i Diritti di Segreteria

La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Ministero, ribaltando completamente la decisione d’appello. I giudici hanno affermato un principio di diritto chiaro e rigoroso, fondato sulla stretta correlazione tra la funzione svolta e la retribuzione accessoria.

Il Principio di Correlazione tra Funzione e Retribuzione

Il punto centrale della decisione è che i diritti di segreteria non sono un elemento retributivo slegato dall’attività concreta. Essi spettano al segretario comunale solo in quanto svolge la funzione di ‘ufficiale rogante’, ovvero quando redige e autentica i contratti per conto del Comune. Questa attività genera un introito per l’ente, una parte del quale viene destinata al segretario a titolo di compenso.

Quando il segretario viene ‘utilizzato’ presso altre amministrazioni, come l’AGES o la Scuola Superiore, non svolge più questa specifica funzione. Pertanto, viene a mancare il presupposto stesso per l’erogazione di tale emolumento.

La Nullità degli Accordi Individuali in Deroga al CCNL

La Cassazione ha affrontato anche la questione dell’accordo transattivo che la Corte d’Appello aveva ritenuto valido. Su questo punto, i giudici di legittimità sono stati netti: nel pubblico impiego contrattualizzato, la definizione dei trattamenti economici è materia riservata in via esclusiva alla contrattazione collettiva (CCNL).

Qualsiasi accordo individuale, inclusa una transazione, che attribuisca un trattamento economico non previsto dal CCNL o in contrasto con le sue disposizioni, è da considerarsi nullo per violazione di norme imperative. La Pubblica Amministrazione non può, attraverso un atto negoziale, disporre della retribuzione dei propri dipendenti in modo difforme da quanto stabilito a livello nazionale.

Le Motivazioni della Sentenza

Le motivazioni della Corte si basano su un consolidato orientamento giurisprudenziale (richiamando, tra le altre, Cass. n. 32232/2021). I giudici hanno ribadito che la disciplina legale e contrattuale correla in modo inscindibile l’erogazione dei diritti di segreteria all’effettivo esercizio della funzione presso l’ente locale e alla conseguente riscossione dei diritti da parte di quest’ultimo. Interpretare diversamente l’art. 48-bis del CCNL significherebbe creare una disparità di trattamento ingiustificata, concedendo un incremento stipendiale a un dipendente che non svolge più l’attività che lo giustificherebbe. La sentenza sottolinea che la retribuzione nel pubblico impiego deve rispondere a principi di razionale distribuzione delle risorse, e non può essere determinata da accordi individuali che si discostano dalla cornice normativa e contrattuale.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia

Questa ordinanza della Cassazione rafforza un principio fondamentale del diritto del lavoro pubblico: la rigidità delle fonti che disciplinano la retribuzione. Le parti individuali (lavoratore e P.A.) non hanno la facoltà di negoziare trattamenti economici al di fuori di quanto previsto dalla contrattazione collettiva. Per i segretari comunali, ciò significa che i diritti di segreteria sono un compenso legato alla prestazione effettiva e non un diritto acquisito che si trasferisce automaticamente in caso di assegnazione a diverse funzioni o amministrazioni. La decisione garantisce uniformità di trattamento e previene la formazione di sacche di privilegio retributivo non giustificate dall’attività svolta.

Un segretario comunale utilizzato presso un’altra amministrazione ha diritto ai diritti di segreteria?
No, secondo la Cassazione. Questi emolumenti sono strettamente legati all’effettivo svolgimento delle funzioni di ufficiale rogante presso l’ente locale, attività non svolta durante l’utilizzo presso altre amministrazioni come l’AGES o la SSPAL.

Un accordo transattivo può riconoscere i diritti di segreteria anche se non sono previsti dal contratto collettivo per quella specifica situazione?
No. La Corte ha stabilito che un simile accordo è nullo per contrasto con norme imperative. La retribuzione nel pubblico impiego è riservata alla contrattazione collettiva e non può essere modificata da accordi individuali.

Qual è il presupposto per l’erogazione dei diritti di segreteria?
Il presupposto è duplice: l’effettivo esercizio della funzione di ufficiale rogante da parte del segretario presso l’ente locale e la conseguente riscossione di tali diritti da parte dell’ente stesso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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