LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Dimissioni per giusta causa: Sospensione illegittima

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 18263/2024, ha stabilito che la condotta del datore di lavoro che impedisce al dipendente dimissionario di svolgere la propria attività durante il periodo di preavviso costituisce un inadempimento grave. Tale comportamento, che svuota di contenuto la prestazione lavorativa, giustifica le dimissioni per giusta causa del lavoratore, a prescindere dalla breve durata della sospensione e dalla continuazione del pagamento della retribuzione.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Dimissioni per Giusta Causa: Sospensione dal Lavoro Durante il Preavviso

L’ordinanza n. 18263/2024 della Corte di Cassazione offre un’importante lezione sul tema delle dimissioni per giusta causa. La Corte ha chiarito che impedire a un dipendente dimissionario di lavorare durante il periodo di preavviso costituisce un inadempimento contrattuale così grave da legittimare la risoluzione immediata del rapporto. Analizziamo insieme i dettagli di questa decisione fondamentale.

I Fatti del Caso

Un dirigente di una società di brokeraggio marittimo presentava le proprie dimissioni, comunicando un periodo di preavviso di sei mesi come previsto. In risposta, la società datrice di lavoro adottava misure drastiche e immediate: disabilitava l’account di posta elettronica aziendale, impediva l’accesso al computer e all’ufficio, e ritirava gli strumenti di lavoro.

Di fronte a questa completa estromissione dalle sue mansioni, dopo soli cinque giorni il dirigente comunicava la risoluzione immediata del rapporto di lavoro, invocando le dimissioni per giusta causa a causa del grave comportamento datoriale che gli impediva di prestare l’attività lavorativa nel periodo di preavviso.

I giudici di primo e secondo grado avevano respinto la domanda del lavoratore. La Corte d’Appello, in particolare, aveva ritenuto che la condotta della società, durata solo cinque giorni e a fronte della garanzia della retribuzione, non fosse sufficientemente grave. Aveva inoltre considerato legittima l’esigenza dell’azienda di proteggere il proprio patrimonio commerciale da un dirigente in uscita.

La Valutazione delle Dimissioni per Giusta Causa in Cassazione

La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione dei giudici di merito, accogliendo il ricorso del dirigente. Il punto centrale della pronuncia risiede nella corretta valutazione della nozione di ‘giusta causa’, che non può essere limitata a un mero calcolo della durata dell’inadempimento.

I giudici di legittimità hanno sottolineato come la Corte d’Appello abbia commesso un errore di valutazione, concentrandosi eccessivamente sulla breve durata della sospensione (i ‘soli cinque giorni’) e trascurando la gravità complessiva della condotta datoriale. L’impedimento allo svolgimento della prestazione, attuato attraverso il ritiro degli strumenti di lavoro e il divieto di accesso all’ufficio, rappresenta un inadempimento totale che svuota di ogni contenuto il rapporto di lavoro.

L’Illegittimità della Sospensione Unilaterale

La Cassazione ha evidenziato un principio cruciale: la sospensione unilaterale del rapporto di lavoro da parte del datore è, di norma, illegittima. Essa è contemplata dall’ordinamento solo in due specifiche vesti: la sospensione cautelare (in attesa di accertamenti su violazioni del lavoratore) e quella disciplinare (come sanzione per un inadempimento accertato).

Nel caso di specie, il lavoratore non aveva commesso alcun illecito; stava semplicemente esercitando il suo legittimo diritto di recesso con preavviso. Di conseguenza, la ‘sospensione’ imposta dalla società era del tutto illegittima e rappresentava una violazione dei principi di correttezza e buona fede.

L’Equilibrio tra gli Interessi delle Parti

Secondo la Suprema Corte, la necessità dell’azienda di proteggere le proprie informazioni e i propri clienti è certamente un interesse tutelabile, ma non può essere perseguito attraverso una condotta illegittima. Esistono altri strumenti consentiti dall’ordinamento, come la rinuncia al preavviso da parte del datore, con il pagamento della relativa indennità sostitutiva.

Impedire al lavoratore di adempiere alla propria prestazione durante il preavviso, che è un periodo in cui il contratto è a tutti gli effetti ancora in vigore, costituisce una compressione ingiustificata del diritto al lavoro del dipendente.

Le Motivazioni

La Corte ha affermato che, per valutare la giusta causa, non si può considerare solo la durata dell’inadempimento, ma si deve analizzare la condotta nella sua interezza. L’estromissione totale e immediata del lavoratore dalle sue funzioni, senza alcuna comunicazione sulla durata della sospensione, ha reso impossibile la prosecuzione, anche solo provvisoria, del rapporto. Tale condotta ha violato l’articolo 2119 del Codice Civile, negando al lavoratore il suo diritto di prestare l’attività lavorativa durante il periodo di preavviso che lui stesso aveva scelto di onorare. La gravità non risiede nel tempo, ma nella natura dell’atto, che svuota il contratto di lavoro della sua essenza.

Le Conclusioni

In conclusione, la Cassazione ha cassato la sentenza d’appello e rinviato la causa per un nuovo esame. La decisione stabilisce un principio fondamentale: la sospensione unilaterale e ingiustificata di un dipendente dimissionario durante il periodo di preavviso è un inadempimento datoriale grave che legittima le dimissioni per giusta causa. Questo vale anche se la sospensione è di breve durata e la retribuzione viene corrisposta, perché ciò che viene leso è il diritto stesso del lavoratore a svolgere la propria prestazione professionale.

Un datore di lavoro può sospendere un dipendente dal lavoro dopo che ha rassegnato le dimissioni con preavviso?
No, secondo la Corte di Cassazione, la sospensione unilaterale del lavoratore che sta prestando il periodo di preavviso è una condotta illegittima. È considerata un inadempimento contrattuale grave, a meno che non sia una sanzione disciplinare o una misura cautelare legata a un illecito del dipendente, cosa che non si applica al legittimo esercizio del diritto di recesso.

La breve durata della sospensione dal lavoro (es. pochi giorni) esclude la giusta causa di dimissioni?
No. La Corte ha chiarito che la gravità dell’inadempimento del datore non va misurata solo sulla sua durata. L’impedimento totale allo svolgimento della prestazione lavorativa, attraverso il ritiro degli strumenti e il divieto di accesso all’ufficio, è di per sé un fatto grave che giustifica la risoluzione immediata del rapporto, a prescindere dal numero di giorni in cui si è protratto.

Cosa si intende per ‘giusta causa’ di dimissioni secondo questa ordinanza?
La giusta causa è definita come un fatto ‘che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto’. L’ordinanza specifica che l’illegittima e totale sospensione dall’attività lavorativa durante il preavviso costituisce una violazione così significativa degli obblighi del datore di lavoro da rendere impossibile per il dipendente continuare il rapporto, integrando così una giusta causa per le dimissioni.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati