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Demansionamento: tutela della dignità professionale

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un’azienda radiotelevisiva per il demansionamento di una giornalista, precedentemente impiegata come conduttrice di telegiornale in fasce orarie di punta. La lavoratrice era stata privata delle funzioni di coordinamento e della visibilità professionale, subendo una lesione della dignità e dell’immagine. La Suprema Corte ha ritenuto corretta la liquidazione del danno patrimoniale e non patrimoniale, sottolineando che la privazione di ruoli di prestigio costituisce una violazione dei diritti fondamentali del lavoratore.

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Pubblicato il 28 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Demansionamento giornalistico: la tutela della professionalità

Il demansionamento rappresenta una delle violazioni più insidiose nel rapporto di lavoro, specialmente in settori ad alta visibilità come quello giornalistico. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una nota conduttrice televisiva privata delle proprie funzioni, confermando il diritto al risarcimento per la perdita di prestigio e dignità professionale.

Il caso di demansionamento nel settore radiotelevisivo

La vicenda trae origine dalla rimozione di una giornalista dalla conduzione delle edizioni serali di un telegiornale nazionale. Dopo anni di attività come capo servizio e conduttrice, la dipendente era stata lasciata priva di incarichi effettivi o adibita a mansioni non corrispondenti alla sua qualifica. Questo svuotamento di funzioni ha innescato una lunga battaglia legale focalizzata sulla violazione dell’articolo 2103 del Codice Civile.

La decisione della Corte di Appello in sede di rinvio

In seguito a un primo annullamento da parte della Cassazione, la Corte d’Appello ha accertato che, nonostante le lettere formali di incarico, alla lavoratrice non erano mai state attribuite le funzioni tipiche di coordinamento. Il giudice di merito ha quindi quantificato il danno patrimoniale attraverso percentuali sulla retribuzione e il danno non patrimoniale in una somma forfettaria di 50.000 euro.

Analisi del demansionamento e prova del danno

L’azienda ha tentato di contestare la decisione sostenendo che la motivazione fosse solo apparente e che non vi fosse prova della lesione della dignità. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che il giudice di merito ha analizzato correttamente le testimonianze, rilevando come la sottrazione della conduzione in fasce orarie prestigiose costituisca di per sé un danno all’immagine professionale.

La distinzione tra danno patrimoniale e non patrimoniale

Il risarcimento per il demansionamento deve coprire due aree distinte. Da un lato, il danno alla professionalità inteso come perdita di chance e impoverimento del curriculum (danno patrimoniale). Dall’altro, la sofferenza morale e la lesione dell’identità professionale (danno non patrimoniale), che non dipende necessariamente dalla durata del demansionamento ma dalla gravità della lesione subita.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell’azienda evidenziando che la motivazione della sentenza impugnata non era affatto apparente, ma fondata su un’analisi critica delle risultanze processuali. I giudici hanno sottolineato che il coordinamento quotidiano dei redattori e la partecipazione alla creazione del messaggio informativo sono elementi essenziali della qualifica di capo servizio. La loro assenza, protratta nel tempo, configura un inadempimento contrattuale grave. Inoltre, è stato ribadito che il danno non patrimoniale è connesso al diritto fondamentale al lavoro e alla dignità personale, rendendo legittima una liquidazione complessiva che tenga conto del prestigio del ruolo precedentemente ricoperto.

Le conclusioni

In conclusione, l’ordinanza riafferma che il datore di lavoro non può limitarsi a un inquadramento formale se, nei fatti, il dipendente viene privato delle sue funzioni qualificanti. Il demansionamento non si valuta solo sulla base della retribuzione percepita, che può rimanere invariata, ma sulla qualità delle mansioni effettivamente svolte. Per i professionisti dell’informazione, la visibilità e il ruolo di coordinamento sono asset fondamentali la cui sottrazione giustifica risarcimenti significativi, volti a riparare una lesione che colpisce la sfera più intima della dignità lavorativa.

Quando si configura il demansionamento per un giornalista di alto livello?
Si configura quando il professionista viene privato delle funzioni di coordinamento o della conduzione in fasce orarie prestigiose, subendo uno svuotamento delle mansioni effettive.

Come viene calcolato il risarcimento per la perdita di professionalità?
Il danno patrimoniale può essere calcolato in percentuale sulla retribuzione globale, mentre il danno non patrimoniale viene liquidato equitativamente per la lesione della dignità.

Cosa succede se l’azienda assegna formalmente un ruolo ma non lo fa esercitare?
Prevale la realtà dei fatti: se il lavoratore non svolge le funzioni corrispondenti alla qualifica, l’azienda è responsabile per dequalificazione professionale nonostante le comunicazioni formali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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