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Demansionamento permanente: la Cassazione chiarisce

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11870/2024, ha stabilito che il demansionamento è un illecito permanente. Questo significa che la sua illiceità va valutata giorno per giorno secondo la legge vigente. In un caso di demansionamento a cavallo dell’entrata in vigore del Jobs Act (d.lgs. 81/2015), si applica la vecchia disciplina fino al 23 giugno 2015 e la nuova dal giorno successivo. La Corte ha però cassato la decisione di merito per non aver verificato se le nuove mansioni, pur lecite secondo la nuova legge, rientrassero effettivamente nella stessa categoria contrattuale (quadro) della lavoratrice, come previsto dal CCNL.

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Pubblicato il 4 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Demansionamento Permanente: la Cassazione e il Jobs Act

Il demansionamento permanente rappresenta una delle questioni più delicate nel diritto del lavoro, specialmente quando la condotta illecita del datore di lavoro si protrae nel tempo, a cavallo di importanti riforme normative come il Jobs Act. Con la recente sentenza n. 11870 del 2 maggio 2024, la Corte di Cassazione è tornata a fare chiarezza su questo tema, delineando principi fondamentali per la tutela dei lavoratori.

I Fatti del Caso: Dalla Direzione Centrale alla Filiale Periferica

Il caso ha origine dalla vicenda di una quadro direttivo di un istituto bancario. Assunta nel 1992, la lavoratrice aveva raggiunto una posizione di rilievo come “responsabile dell’ufficio segreteria fidi” presso la direzione generale. Nel dicembre 2013, la banca la trasferiva a una filiale periferica, assegnandola prima a mansioni di “vice reggente” e poi di “responsabile operativo”.

Ritenendo queste nuove mansioni dequalificanti e lesive del proprio patrimonio professionale, la dipendente ha adito il Tribunale per ottenere la reintegra nelle precedenti funzioni e il risarcimento del danno. Mentre il primo grado le dava piena ragione, la Corte d’Appello riformava parzialmente la decisione, ritenendo il demansionamento cessato con l’entrata in vigore del d.lgs. 81/2015 (Jobs Act), che ha modificato l’art. 2103 del codice civile, rendendo più flessibile lo ius variandi del datore di lavoro. Entrambe le parti hanno quindi proposto ricorso in Cassazione.

Il Cuore della Questione: Il Demansionamento Permanente e la Legge Applicabile

La questione giuridica centrale sottoposta alla Suprema Corte era la seguente: un demansionamento iniziato sotto la vigenza della vecchia, più rigida, disciplina dell’art. 2103 c.c. e proseguito dopo l’entrata in vigore della nuova, più flessibile, norma, come deve essere giudicato? La risposta dipende dalla natura dell’illecito. Si tratta di un’azione istantanea i cui effetti si protraggono (e quindi si applica solo la legge in vigore al momento dell’atto iniziale) oppure di un illecito che si rinnova ogni giorno (e quindi la sua liceità va valutata secondo la legge vigente giorno per giorno)?

La Decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale della lavoratrice su questo punto, ma ha accolto un motivo subordinato, cassando con rinvio la sentenza d’appello.

Le Motivazioni: Perché il Demansionamento è un Illecito Permanente

La Corte ha ribadito il suo consolidato orientamento: il demansionamento costituisce un illecito permanente. L’offesa al diritto alla professionalità del lavoratore non si esaurisce con l’originario atto di assegnazione a mansioni inferiori, ma si rinnova e si protrae per tutto il tempo in cui il dipendente è mantenuto in quella condizione dequalificante per una scelta volontaria e persistente del datore di lavoro.

Di conseguenza, la valutazione della liceità della condotta deve essere effettuata con riferimento alla disciplina legislativa e contrattuale vigente giorno per giorno. La Corte d’Appello, quindi, ha correttamente applicato la vecchia normativa fino al 23 giugno 2015 e la nuova, introdotta dal Jobs Act, a partire dal 24 giugno 2015. Un’assegnazione illegittima in un dato momento può, per effetto di una modifica normativa, diventare legittima in un momento successivo.

Le Motivazioni: La Necessità di Verificare l’Inquadramento Contrattuale

Il punto debole della sentenza d’appello, che ha portato alla sua cassazione, risiede però in un altro aspetto. La nuova formulazione dell’art. 2103 c.c. consente di adibire il lavoratore a mansioni riconducibili allo stesso livello e categoria legale di inquadramento. La Corte territoriale, tuttavia, aveva dato per scontato che le nuove mansioni di “vice reggente” e “responsabile operativo” rientrassero nella categoria dei quadri direttivi, senza effettuare una specifica verifica sulla base delle declaratorie del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) del settore credito.

La Cassazione ha sottolineato che questa verifica era indispensabile. Se, infatti, un’analisi del CCNL avesse rivelato che tali mansioni appartenevano a un’area professionale inferiore (ad esempio, impiegatizia), il demansionamento sarebbe rimasto illegittimo anche dopo l’entrata in vigore del Jobs Act, poiché avrebbe comportato un declassamento non solo di fatto ma anche contrattuale.

Le Conclusioni: Cosa Significa per Lavoratori e Aziende

La sentenza traccia due importanti conclusioni. In primo luogo, conferma che il demansionamento permanente è un illecito la cui legittimità viene “fotografata” quotidianamente alla luce delle norme vigenti. Un cambiamento di legge può quindi sanare una situazione precedentemente illecita. In secondo luogo, e con grande rilevanza pratica, chiarisce che la maggiore flessibilità introdotta dal Jobs Act non è una “carta bianca”. Il datore di lavoro può modificare le mansioni, ma deve sempre rispettare l’inquadramento nella medesima categoria legale, la cui definizione e i cui confini sono stabiliti non solo dalla legge ma, in modo cruciale, dalle declaratorie del CCNL applicabile. L’analisi del contratto collettivo diventa, quindi, un passaggio imprescindibile per valutare la legittimità di qualsiasi modifica delle mansioni.

Il demansionamento è un illecito che si consuma in un solo momento o che dura nel tempo?
Secondo la Corte di Cassazione, il demansionamento è un “illecito permanente”, in quanto la condotta lesiva del datore di lavoro si protrae e si rinnova ogni giorno in cui il dipendente viene mantenuto a svolgere mansioni inferiori.

Se la legge sul demansionamento cambia, quale si applica a una condotta iniziata prima e proseguita dopo la nuova norma?
Si applica il principio “tempus regit actum” giorno per giorno. La liceità della condotta va valutata secondo la legge in vigore in ogni specifico momento. Pertanto, per il periodo precedente alla nuova norma si userà la vecchia disciplina, mentre per il periodo successivo si applicherà quella nuova.

Dopo il Jobs Act, un datore di lavoro può assegnare a un quadro direttivo qualsiasi mansione?
No. La legge consente l’assegnazione a mansioni diverse purché siano riconducibili allo “stesso livello e categoria legale di inquadramento”. È necessario verificare, attraverso l’analisi del CCNL di settore, che le nuove mansioni rientrino effettivamente nella stessa categoria contrattuale (es. quadri) e non in una inferiore (es. impiegati).

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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