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Decreto di espulsione: nullo se le frontiere sono chiuse

Uno straniero, entrato regolarmente in Italia, vi è rimasto oltre il limite di novanta giorni a causa della chiusura delle frontiere con il proprio Paese d’origine dovuta alla pandemia da Covid-19. La Prefettura ha emesso un decreto di espulsione, successivamente convalidato dal Giudice di Pace. Lo straniero ha impugnato la decisione in Cassazione, lamentando che l’impossibilità di rimpatrio costituiva una causa di forza maggiore non valutata dal giudice. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando la contraddittorietà della decisione precedente: se l’emergenza sanitaria impediva l’esecuzione del provvedimento da parte dello Stato, la stessa forza maggiore doveva giustificare il mancato rientro spontaneo dello straniero. L’ordinanza di convalida è stata quindi annullata con rinvio.

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Pubblicato il 22 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

Il decreto di espulsione durante l’emergenza sanitaria

Lo Straniero si è trovato bloccato in Italia oltre il termine consentito a causa della pandemia. In questo contesto, l’autorità pubblica ha emesso un decreto di espulsione nei suoi confronti. La vicenda analizza il delicato equilibrio tra il rispetto delle norme sull’immigrazione e gli eventi eccezionali imprevedibili. La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un cittadino straniero impossibilitato a rimpatriare a causa della chiusura delle frontiere durante l’emergenza da Covid-19. Questa pronuncia offre importanti chiarimenti sulla corretta applicazione delle tutele costituzionali in presenza di cause di forza maggiore (eventi imprevisti e inevitabili che impediscono l’adempimento di un dovere).

Il blocco delle frontiere e la forza maggiore

Lo Straniero era entrato regolarmente in Italia attraverso l’aeroporto di Malpensa all’inizio dell’anno. Lo scoppio improvviso della pandemia mondiale ha causato il blocco totale dei voli e la chiusura delle frontiere con il suo Paese d’origine. Questa situazione straordinaria ha reso materialmente impossibile il suo rientro entro il termine di novanta giorni previsto dalla legge italiana. Nonostante questa evidente impossibilità oggettiva, la Prefettura ha emesso il provvedimento di allontanamento. Il Giudice di Pace ha successivamente convalidato la decisione amministrativa, ritenendo il provvedimento valido anche se temporaneamente ineseguibile a causa delle restrizioni sanitarie globali.

La contraddizione del provvedimento del Giudice di Pace

Il Giudice di Pace ha fondato la sua decisione su un ragionamento fortemente contraddittorio e privo di coerenza logica. Da un lato, il giudice ha riconosciuto che l’emergenza sanitaria rappresentava una causa di forza maggiore che impediva allo Stato di eseguire concretamente l’allontanamento. Dall’altro lato, lo stesso magistrato non ha applicato lo stesso identico principio al comportamento dello Straniero. Secondo questa logica errata, la forza maggiore giustificava l’impossibilità di azione della pubblica amministrazione ma non giustificava l’impossibilità di partenza del cittadino straniero, creando una palese disparità di trattamento.

Le motivazioni: l’illogicità della decisione sul decreto di espulsione

La Corte di Cassazione ha censurato duramente questa disparità di trattamento e la radicale carenza di motivazione del provvedimento. I giudici di legittimità (i magistrati della Cassazione che verificano la corretta applicazione della legge) hanno stabilito un principio logico fondamentale. Se la pandemia da Covid-19 costituiva una causa di forza maggiore idonea a bloccare l’esecuzione del decreto di espulsione, la medesima circostanza doveva necessariamente escludere la colpa dello Straniero per il mancato rientro spontaneo. La sentenza impugnata ha omesso del tutto di esaminare questo argomento decisivo sollevato dalla difesa, mostrando una radicale contraddittorietà interna che rende nullo il provvedimento del giudice di merito.

Le conclusions: l’annullamento del provvedimento e la tutela dello straniero

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dello Straniero e ha cassato (annullato) l’ordinanza del Giudice di Pace di Bari. Il caso è stato rinviato a un diverso magistrato dello stesso ufficio giudiziario, il quale dovrà riesaminare la vicenda applicando correttamente i principi di logica e diritto. Questa decisione ristabilisce un principio di giustizia sostanziale, confermando che gli eventi eccezionali e imprevedibili devono essere valutati in modo bilaterale e coerente. Lo Stato non può sanzionare un comportamento privato quando lo stesso Stato riconosce l’esistenza di un impedimento assoluto e generalizzato che rende impossibile il rispetto della legge.

Cosa succede se uno straniero non può lasciare l’Italia per cause di forza maggiore?
Se il rimpatrio è impossibile per eventi eccezionali e inevitabili, come la chiusura delle frontiere, il decreto di espulsione non può essere convalidato.

Il giudice può convalidare un’espulsione ignorando il blocco dei voli internazionali?
No, il giudice deve valutare l’impatto della forza maggiore sul comportamento dello straniero, pena la nullità del provvedimento per carenza di motivazione.

Qual è l’effetto della decisione della Corte di Cassazione in questo caso?
La Corte ha annullato la convalida dell’espulsione e ha ordinato a un nuovo Giudice di Pace di riesaminare il caso tenendo conto dell’impossibilità di viaggiare.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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