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Decadenza NASpI: Attività autonoma preesistente

La Corte di Cassazione stabilisce che la mancata comunicazione all’INPS di un’attività di lavoro autonomo, anche se preesistente alla perdita del lavoro dipendente, causa la decadenza dal diritto alla NASpI. Il termine per la comunicazione decorre dalla data della domanda di prestazione. La sentenza chiarisce che ciò che rileva è la contemporaneità tra la percezione dell’indennità e lo svolgimento dell’attività lavorativa, rendendo irrilevante il momento in cui quest’ultima è iniziata.

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Pubblicato il 18 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Decadenza NASpI e Lavoro Autonomo: La Comunicazione è Sempre Obbligatoria

La gestione della disoccupazione si complica quando il lavoratore svolgeva già un’attività autonoma prima di perdere il suo impiego principale. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha fatto luce su un punto cruciale: l’obbligo di comunicazione all’INPS e le gravi conseguenze in caso di omissione, che possono portare alla decadenza NASpI. Questo principio si applica anche se l’attività non è nuova, ma preesisteva alla domanda di disoccupazione.

I Fatti di Causa: Un Lavoratore tra Disoccupazione e Attività Pregressa

Il caso esaminato riguarda un lavoratore che, dopo aver perso il suo impiego da dipendente, ha richiesto l’indennità di disoccupazione NASpI. Tuttavia, questo lavoratore svolgeva già da tempo un’attività di lavoro autonomo, il cui reddito non è stato comunicato all’ente previdenziale nei termini previsti dalla legge.

L’INPS, venuta a conoscenza della situazione, ha invocato la decadenza dal beneficio, sostenendo che la mancata comunicazione integrasse una delle cause di perdita del diritto previste dalla normativa.

La Decisione dei Giudici di Merito

Nei primi due gradi di giudizio, i giudici avevano dato ragione al lavoratore. La Corte d’Appello, in particolare, aveva ritenuto che le norme sulla decadenza (artt. 10 e 11 del D.Lgs. 22/2015) si applicassero solo all’avvio di una nuova attività di lavoro autonomo durante il periodo di percezione della NASpI. Secondo questa interpretazione, un’attività già esistente prima della disoccupazione non avrebbe potuto causare la perdita del diritto, ma al massimo un ritardo nell’erogazione in attesa della comunicazione del reddito.

Decadenza NASpI: L’Interpretazione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha ribaltato completamente la decisione precedente, accogliendo il ricorso dell’INPS. Gli Ermellini hanno affermato un principio di diritto molto chiaro: l’obbligo di comunicazione del reddito da lavoro autonomo sussiste sempre, a prescindere dal momento in cui l’attività è iniziata.

Ciò che rileva, secondo la Corte, non è la ‘novità’ dell’attività, ma la ‘contemporaneità’ tra la percezione dell’indennità di disoccupazione e lo svolgimento di un’attività lavorativa, sia essa autonoma o d’impresa. Se questa contemporaneità esiste, il beneficiario è tenuto a comunicare il reddito previsto entro un mese dalla presentazione della domanda di NASpI. La mancata osservanza di questo termine perentorio comporta la decadenza NASpI.

Le Motivazioni della Sentenza

La Suprema Corte fonda la sua decisione su un’analisi testuale degli articoli 10 e 11 del D.Lgs. n. 22 del 2015. La norma, si legge in sentenza, fa un generico riferimento al fatto che si ‘intraprenda un’attività lavorativa autonoma’ durante il periodo di godimento della NASpI, senza specificare che debba essere ‘nuova’ o successiva alla perdita del lavoro.

Il fattore determinante è la coesistenza di due situazioni: lo stato di disoccupazione indennizzato e lo svolgimento di un’attività che produce reddito. Per garantire la corretta gestione della prestazione, la legge impone un onere di comunicazione al percettore. La Corte ha consolidato un indirizzo già espresso in precedenti pronunce (sentenze n. 846 e n. 1053 del 2024), stabilendo che il termine di un mese per la comunicazione decorre dalla data della domanda di NASpI, qualora l’attività lavorativa fosse già in essere.

La comunicazione tardiva non ha alcun effetto sanante: la norma parla espressamente di un termine ‘entro un mese’. Di conseguenza, il combinato disposto degli artt. 10 e 11 citati è inequivocabile: la decadenza scatta automaticamente ogni qual volta la comunicazione non avvenga entro il termine stabilito.

Conclusioni

La sentenza rappresenta un importante monito per tutti i percettori di NASpI che svolgono, o hanno svolto, un’attività di lavoro autonomo. L’obbligo di trasparenza nei confronti dell’ente previdenziale è assoluto. Anche se l’attività era marginale o preesistente, la comunicazione del reddito presunto è un adempimento imprescindibile per non incorrere nella perdita totale del beneficio. La decisione chiarisce che la finalità della norma non è punire l’intraprendenza del lavoratore, ma assicurare che il sostegno al reddito sia erogato solo a chi ne ha effettivamente diritto e nella misura corretta, evitando abusi e garantendo l’efficienza del sistema di protezione sociale.

Se svolgo un’attività di lavoro autonomo già prima di perdere il lavoro dipendente, devo comunicarla quando chiedo la NASpI?
Sì, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’obbligo di comunicazione del reddito da lavoro autonomo sussiste anche se l’attività era preesistente. La comunicazione deve essere fatta entro un mese dalla data di presentazione della domanda di NASpI.

Cosa succede se non comunico il reddito da lavoro autonomo entro il termine previsto?
La mancata comunicazione entro il termine di un mese dalla domanda di prestazione comporta la decadenza dal diritto a percepire la NASpI. Non si tratta di un semplice ritardo nel pagamento, ma della perdita totale del beneficio.

La regola sulla decadenza NASpI si applica solo alle nuove attività avviate durante la disoccupazione?
No. La sentenza chiarisce che la decadenza si applica in ogni caso di contemporaneità tra il godimento del trattamento di disoccupazione e lo svolgimento di un’attività lavorativa autonoma, a prescindere dal fatto che quest’ultima sia iniziata prima o dopo la richiesta della NASpI.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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