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Decadenza contratti a termine: la Cassazione chiarisce

Una lavoratrice ha contestato la successione abusiva di contratti a termine con enti pubblici. La Corte di Cassazione ha chiarito che il termine di decadenza per proporre l’azione legale decorre dalla fine dell’ultimo contratto, non da ciascuno di essi. Nonostante questa precisazione, il ricorso della lavoratrice è stato respinto perché il termine era comunque scaduto. La sentenza rafforza il principio che la decadenza contratti a termine si applica anche in caso di superamento della durata massima complessiva del rapporto di lavoro.

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Pubblicato il 29 agosto 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Decadenza Contratti a Termine: Quando Scatta il Termine per l’Impugnazione?

La gestione dei contratti di lavoro a tempo determinato è una materia complessa, specialmente nel settore pubblico, dove la successione di più contratti può generare incertezza. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta un punto cruciale: la decadenza contratti a termine, chiarendo da quale momento esatto il lavoratore deve agire per contestare l’abusiva reiterazione dei rapporti. Questa decisione fornisce un principio di diritto fondamentale per lavoratori e datori di lavoro, bilanciando la tutela contro gli abusi con l’esigenza di certezza giuridica.

I Fatti del Caso

Una lavoratrice ha prestato servizio per diverse amministrazioni regionali attraverso una lunga serie di contratti a tempo determinato, succedutisi dal 1989 al 2014. Ritenendo tale prassi abusiva, ha citato in giudizio gli enti pubblici chiedendo la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato e il risarcimento dei danni.
Il Tribunale di primo grado le ha dato parzialmente ragione, riconoscendo il suo diritto al risarcimento. Tuttavia, la Corte d’Appello ha ribaltato la decisione, accogliendo l’eccezione di decadenza sollevata dalle amministrazioni. Secondo i giudici di secondo grado, l’azione era stata proposta oltre i termini previsti dalla legge. La lavoratrice ha quindi presentato ricorso in Cassazione.

La Questione sulla Decadenza dei Contratti a Termine

Il cuore della controversia legale era l’interpretazione dell’articolo 32 della legge n. 183/2010. La norma introduce un termine di decadenza per impugnare la legittimità del termine apposto a un contratto di lavoro. La domanda era: in caso di una catena di contratti, questo termine decorre dalla scadenza di ogni singolo contratto o dalla cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro?
La lavoratrice sosteneva che, poiché la sua domanda non riguardava la nullità di un singolo contratto ma l’abuso derivante dal superamento del limite massimo di 36 mesi di durata complessiva, non si dovesse applicare la decadenza, ma solo il termine di prescrizione ordinario. La Corte d’Appello, invece, aveva ritenuto che il termine di decadenza decorresse dalla fine di ciascun contratto, rendendo tardiva l’azione.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della lavoratrice, ma ha colto l’occasione per correggere e integrare la motivazione della Corte d’Appello, enunciando un principio di diritto di grande importanza.
I giudici hanno stabilito che, in caso di azione promossa per accertare l’abusiva reiterazione di contratti a tempo determinato, il termine di decadenza previsto dall’art. 32 della legge n. 183/2010 decorre dall’ultimo dei contratti intercorsi tra le parti. La sequenza di contratti precedenti costituisce il presupposto fattuale che integra l’abuso, ma l’azione si ancora all’impugnazione dell’ultimo rapporto.
Nonostante questa importante precisazione, il ricorso è stato comunque respinto. La Corte d’Appello, pur partendo da un presupposto giuridico errato (decadenza per ogni contratto), aveva accertato in fatto che anche l’ultimo contratto non era stato impugnato tempestivamente, e questo accertamento non era stato specificamente contestato in Cassazione.

Le Motivazioni

La Corte ha spiegato che la ratio della normativa sulla decadenza è quella di assicurare la certezza dei rapporti giuridici, stabilendo tempi brevi e certi per contestare la legittimità dell’apposizione del termine. Questa esigenza di stabilità si applica a tutte le forme di illegittimità, non solo alla nullità del termine di un singolo contratto, ma anche all’abuso derivante dalla successione di più contratti che superino la durata massima consentita per legge (36 mesi).
Secondo la Cassazione, sarebbe incoerente escludere dall’ambito di applicazione della decadenza proprio le fattispecie che, come la reiterazione abusiva, minano la stabilità del rapporto di lavoro. Pertanto, qualsiasi violazione che renda illegittimo il termine – sia essa relativa a un singolo contratto o a una sequenza di essi – deve essere fatta valere entro il termine di decadenza, che inizia a decorrere dalla cessazione dell’ultimo rapporto.

Le Conclusioni

Questa ordinanza consolida un orientamento giurisprudenziale chiaro: chi intende contestare una successione di contratti a termine deve agire tempestivamente impugnando l’ultimo contratto entro i termini di decadenza previsti dalla legge. Far decorrere il termine dalla fine dell’intero rapporto di fatto offre al lavoratore una finestra unica e chiara per agire, ma al contempo fissa un paletto temporale invalicabile. Per i datori di lavoro, pubblici e privati, ciò significa che, una volta trascorso tale termine senza contestazioni, la situazione giuridica si stabilizza, precludendo future richieste risarcitorie basate sull’intera catena di contratti. La decisione ribadisce l’importanza cruciale del rispetto dei termini per la tutela dei propri diritti nel diritto del lavoro.

Quando inizia a decorrere il termine di decadenza per impugnare una serie di contratti a termine ritenuti abusivi?
Il termine di decadenza per l’impugnazione decorre dalla data di cessazione dell’ultimo contratto intercorso tra le parti.

La decadenza prevista dall’art. 32 della legge n. 183/2010 si applica anche se si contesta il superamento del limite massimo di 36 mesi?
Sì, la Corte di Cassazione ha confermato che il termine di decadenza si applica a tutte le ipotesi di illegittimità del contratto a termine, inclusa quella derivante dal superamento del limite di durata massima di 36 mesi a seguito di una successione di contratti.

Cosa succede se l’ultimo contratto della serie non viene impugnato entro il termine di decadenza?
Se l’ultimo contratto non viene impugnato tempestivamente, si perde il diritto di far valere l’illegittimità e l’abusività dell’intera sequenza contrattuale, e di conseguenza non è più possibile chiedere il risarcimento del danno.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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