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Danno comunitario e abuso contratti a termine

Un lavoratore ha agito contro un ente pubblico denunciando l’abuso di contratti a termine durato oltre diciotto anni. Nonostante l’avvenuta stabilizzazione nel 2019, il ricorrente ha richiesto il riconoscimento del danno comunitario per il lungo periodo di precariato. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, ha rilevato l’entrata in vigore di una nuova normativa (Legge 166/2024) che modifica profondamente il regime risarcitorio, elevando le indennità fino a ventiquattro mensilità. Il Collegio ha quindi rinviato la questione in pubblica udienza per stabilire se il nuovo regime si applichi ai processi pendenti e se la stabilizzazione possa ancora neutralizzare il diritto al risarcimento.

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Pubblicato il 25 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Danno comunitario: le novità sul risarcimento per i precari della PA

Il tema del danno comunitario torna al centro del dibattito giuridico con una recente ordinanza della Corte di Cassazione che promette di rivoluzionare il sistema dei risarcimenti per l’abuso di contratti a termine nelle Pubbliche Amministrazioni. La questione riguarda migliaia di lavoratori che, pur avendo ottenuto la stabilizzazione, hanno subito anni di precariato illegittimo.

Il caso e il contesto normativo

La vicenda trae origine dal ricorso di un dipendente pubblico che ha lavorato per quasi vent’anni con contratti a tempo determinato reiterati. Sebbene l’ente avesse infine proceduto alla sua immissione in ruolo, il lavoratore ha preteso il risarcimento per la perdita di chance e per il pregiudizio subito durante il lungo periodo di incertezza professionale. La Corte d’Appello aveva inizialmente negato il ristoro, ritenendo che la stabilizzazione avesse sanato l’illecito.

La nuova legge sui risarcimenti

Il quadro giuridico è mutato radicalmente con l’introduzione dell’art. 12 del d.l. n. 131/2024 (convertito in Legge n. 166/2024). Questa norma ha modificato l’art. 36 del d.lgs. 165/2001, stabilendo che in caso di abuso nella successione di contratti a termine, il giudice deve liquidare un’indennità compresa tra 4 e 24 mensilità dell’ultima retribuzione. Si tratta di un incremento significativo rispetto al passato, volto a sanzionare più severamente la PA.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha ravvisato la necessità di un chiarimento nomofilattico su due punti cruciali. In primo luogo, occorre determinare se la nuova disciplina risarcitoria, più favorevole al lavoratore, sia applicabile ai giudizi ancora in corso al momento della sua entrata in vigore. In secondo luogo, i giudici devono valutare se il legislatore, omettendo di menzionare la stabilizzazione come causa di esclusione del danno, abbia inteso garantire il risarcimento in ogni caso di abuso accertato. La Corte osserva che il diritto vivente precedente considerava l’assunzione a tempo indeterminato come una misura riparatoria sufficiente, ma la nuova formulazione letterale della legge sembra prescindere da tale condizione, focalizzandosi esclusivamente sulla gravità della violazione e sul numero di contratti sottoscritti.

Le conclusioni

L’ordinanza interlocutoria dispone il rinvio della causa alla pubblica udienza, sottolineando il rilievo nomofilattico della questione. Le implicazioni pratiche sono notevoli: se prevalesse l’interpretazione estensiva, anche i lavoratori già stabilizzati potrebbero ottenere indennità consistenti per il precariato pregresso. Questo orientamento rafforzerebbe l’efficacia dissuasiva delle sanzioni contro l’abuso del contratto a termine, allineando l’ordinamento italiano alle direttive europee sulla protezione dei lavoratori temporanei. La decisione finale della Cassazione definirà se la stabilizzazione rappresenti ancora una sanatoria totale o se il danno da precarizzazione debba essere comunque indennizzato economicamente.

Cos’è il danno comunitario nel pubblico impiego?
Si tratta di un risarcimento forfettario che la Pubblica Amministrazione deve corrispondere al lavoratore quando utilizza in modo abusivo e reiterato contratti a tempo determinato oltre i limiti di legge.

La stabilizzazione esclude sempre il diritto al risarcimento?
Secondo il vecchio orientamento la stabilizzazione poteva sanare l’illecito, ma la nuova legge del 2024 mette in discussione questo principio, suggerendo che l’indennità possa spettare comunque.

A quanto ammonta il nuovo risarcimento previsto dalla legge?
La normativa recente prevede un’indennità che varia da un minimo di quattro a un massimo di ventiquattro mensilità dell’ultima retribuzione percepita dal lavoratore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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