LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Criteri di scelta licenziamento: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 10177/2024, ha confermato l’annullamento di un licenziamento collettivo a causa dell’illegittimità dei criteri di scelta adottati dall’azienda. La Suprema Corte ha ribadito che i criteri di scelta licenziamento devono essere oggettivi, verificabili e trasparenti, non potendo basarsi su descrizioni generiche di competenze o valutazioni discrezionali. È stato sottolineato che la comparazione dei lavoratori deve avvenire su base ampia, considerando la fungibilità delle mansioni nell’intero complesso aziendale.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 7 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Criteri di scelta licenziamento: oggettività e trasparenza sono imprescindibili

I criteri di scelta licenziamento collettivo rappresentano uno degli aspetti più delicati e rigorosamente normati nel diritto del lavoro. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito con forza un principio fondamentale: la selezione del personale da licenziare non può basarsi su valutazioni generiche o discrezionali. I parametri devono essere oggettivi, trasparenti e verificabili, per consentire un controllo effettivo e tutelare i lavoratori. Analizziamo insieme questa importante decisione.

I fatti del caso: criteri di scelta generici e annullamento del licenziamento

Una società operante nel settore della stampa e della logistica avviava una procedura di licenziamento collettivo per riduzione del personale. Un lavoratore, licenziato all’esito di tale procedura, impugnava il provvedimento. La Corte d’Appello, riformando la decisione di primo grado, annullava il licenziamento e ordinava la reintegra del dipendente.

Il motivo della decisione risiedeva nella natura dei criteri di scelta adottati dall’azienda. I giudici di merito li avevano ritenuti illegittimi perché eccessivamente generici, valutativi e discrezionali. In particolare, i criteri si limitavano a descrizioni vaghe di competenze, a mere denominazioni di macchinari o software, o al possesso di certificazioni non meglio specificate. Secondo la Corte d’Appello, tali parametri non permettevano di stabilire in modo chiaro e oggettivo le competenze specifiche che avrebbero giustificato l’assegnazione di punteggi aggiuntivi, rendendo la valutazione della professionalità dei lavoratori svincolata da elementi oggettivi e controllabili.

La decisione della Cassazione sui criteri di scelta licenziamento

L’azienda ricorreva in Cassazione, presentando sei motivi di impugnazione. La Suprema Corte, tuttavia, ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Corte d’Appello e consolidando principi giurisprudenziali cruciali in materia.

Il principio di oggettività e verificabilità

La Cassazione ha preliminarmente ribadito che, in tema di licenziamento collettivo, i criteri di scelta dei lavoratori da collocare in mobilità devono essere interamente basati su elementi oggettivi e verificabili. Questo è essenziale per permettere la formazione di una graduatoria rigida e per consentire un controllo effettivo in fase applicativa. Non sono ammesse valutazioni di carattere discrezionale, neanche come deroghe a criteri apparentemente oggettivi.

L’ambito della comparazione: fungibilità e professionalità

Un altro punto fondamentale toccato dalla Corte riguarda l’ambito di applicazione dei criteri. La comparazione tra i lavoratori deve avvenire nell’intero complesso organizzativo e produttivo dell’azienda. Devono essere messi a confronto tutti i lavoratori con professionalità analoghe (in base al principio di fungibilità) e di livello simile. Non è sufficiente limitare la scelta ai soli addetti del reparto o del settore da sopprimere.

La valutazione deve tenere conto non solo delle mansioni concretamente svolte al momento del licenziamento, ma anche della capacità professionale complessiva dei dipendenti, includendo la loro potenziale idoneità a svolgere le mansioni proprie dei settori che sopravvivono alla riorganizzazione.

Le motivazioni

La Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibili o infondati tutti i motivi di ricorso presentati dall’azienda. Ha evidenziato come la Corte d’Appello avesse correttamente motivato la sua decisione, spiegando in modo congruo le ragioni della carenza di trasparenza e verificabilità dei criteri di scelta. La decisione impugnata non presentava una mancanza di motivazione, ma esprimeva una valutazione di merito dei fatti e delle prove, non sindacabile in sede di legittimità.

Inoltre, la Suprema Corte ha riaffermato che l’onere di dimostrare la puntuale e corretta applicazione dei criteri di scelta grava interamente sul datore di lavoro. Se l’azienda comunica criteri inidonei che non permettono al lavoratore di contestare le scelte operate e di confrontare la propria posizione con quella degli altri, nessun onere probatorio può essere addossato al dipendente.

Le conclusioni

L’ordinanza in esame rappresenta un’importante conferma della necessità di rigore e trasparenza nelle procedure di licenziamento collettivo. I datori di lavoro non possono ricorrere a formule generiche o a valutazioni soggettive per giustificare la scelta dei dipendenti da licenziare. I criteri di scelta licenziamento devono essere definiti in modo chiaro, ancorati a parametri oggettivi e misurabili, e applicati in modo uniforme a tutti i lavoratori potenzialmente interessati dalla procedura. Solo così è possibile garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori e la legittimità di una decisione così impattante come la perdita del posto di lavoro.

Quali caratteristiche devono avere i criteri di scelta in un licenziamento collettivo?
Devono essere basati interamente su elementi oggettivi e verificabili, in modo da consentire la formazione di una graduatoria rigida e controllabile. Non possono implicare valutazioni di carattere discrezionale.

Su chi ricade l’onere di provare la corretta applicazione dei criteri di scelta?
L’onere grava interamente sul datore di lavoro. Egli deve allegare e provare la puntuale applicazione dei criteri di scelta. Se i criteri comunicati sono inidonei a consentire una verifica, nessun onere probatorio può essere trasferito sul lavoratore.

Come deve avvenire la comparazione tra i lavoratori da licenziare?
La comparazione deve avvenire nell’ambito dell’intero complesso aziendale, confrontando lavoratori di analoghe professionalità (fungibilità) e di livello simile. Deve considerare non solo le mansioni attuali, ma anche la capacità professionale complessiva di svolgere compiti nei settori che sopravvivono alla riorganizzazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati