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Correzione errore materiale: quando è ammessa?

La Corte di Cassazione accoglie un’istanza di correzione errore materiale per rettificare il nome di una parte in una precedente ordinanza. Il caso chiarisce che una svista sul nome di battesimo, verificabile dagli atti, costituisce un errore emendabile tramite l’apposita procedura, senza alterare la sostanza della decisione.

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Pubblicato il 28 gennaio 2026 in Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Correzione errore materiale: la Cassazione rettifica il nome di una parte

Un’ordinanza della Corte di Cassazione ha recentemente chiarito i presupposti e la semplicità della procedura di correzione errore materiale. Questo strumento processuale si rivela fondamentale per garantire la precisione e la corrispondenza formale degli atti giudiziari alla realtà processuale, senza intaccare la sostanza della decisione. Il caso in esame riguarda un’istanza presentata da un avvocato per correggere il nome del proprio assistito, erroneamente indicato in un precedente provvedimento della stessa Corte.

I fatti di causa

La vicenda trae origine da una precedente ordinanza emessa dalla Corte Suprema di Cassazione. Nell’intestazione di tale provvedimento, uno dei ricorrenti era stato identificato con un nome di battesimo errato. Nello specifico, era stato indicato come “Saccaro Giuseppe” anziché “Saccaro Antonio”.

Il difensore della parte, accortosi della svista, ha prontamente presentato un’istanza ai sensi dell’art. 391-bis del codice di procedura civile, chiedendo appunto la rettifica dell’errore. La controparte nel procedimento, il Ministero della Giustizia, non si è costituita in questa fase.

La procedura di correzione errore materiale

L’errore materiale è una svista puramente formale che non altera il contenuto logico e giuridico della decisione. Può riguardare nomi, date, calcoli aritmetici o altre imprecisioni che non derivano da un vizio di giudizio del magistrato. Il codice di procedura civile, agli articoli 287 e 391-bis, prevede una procedura snella per porvi rimedio.

Questa procedura consente di emendare il provvedimento senza la necessità di un’impugnazione ordinaria (come l’appello o il ricorso per cassazione), proprio perché non si contesta la decisione nel merito, ma si chiede solo di ripristinare la corretta corrispondenza tra quanto scritto e quanto risulta dagli atti processuali. L’istanza, come nel caso di specie, viene decisa dalla stessa corte che ha emesso il provvedimento viziato.

Le motivazioni della Corte sulla correzione errore materiale

La Corte di Cassazione ha accolto l’istanza, ritenendola fondata. I giudici hanno spiegato che la decisione si basa su una semplice verifica degli atti processuali. Da tale controllo è emerso in modo inequivocabile che il nome corretto del ricorrente fosse Antonio e non Giuseppe, come erroneamente riportato.

Secondo la Corte, l’indicazione di un nome di battesimo diverso da quello reale costituisce un classico esempio di correzione errore materiale, emendabile attraverso la procedura specifica prevista dalla legge. Non si tratta di un errore di valutazione o di giudizio, ma di una mera svista nella redazione dell’atto. Di conseguenza, la Corte ha ordinato che nell’intestazione dell’ordinanza originale il nome “Saccaro Giuseppe” fosse corretto in “Saccaro Antonio”. Inoltre, ha disposto che la presente ordinanza di correzione venisse annotata sull’originale del provvedimento corretto, per garantire la tracciabilità e la pubblicità della modifica.

Conclusioni

Questa pronuncia ribadisce l’importanza dello strumento della correzione dell’errore materiale come presidio di certezza e precisione degli atti giudiziari. Dimostra come l’ordinamento preveda una via rapida ed efficace per rimediare a sviste formali che, se non corrette, potrebbero generare confusione o problemi pratici nell’esecuzione dei provvedimenti. Per gli operatori del diritto e per i cittadini, è la conferma che la giustizia formale non prevale sulla sostanza, e che esistono rimedi per assicurare che i documenti riflettano fedelmente la realtà processuale.

Cos’è un errore materiale in un provvedimento giudiziario?
È una svista puramente formale, come un nome o una data errata, che non incide sul contenuto della decisione e può essere corretta con una procedura semplificata.

Come si richiede la correzione di un errore materiale in un’ordinanza della Cassazione?
Si presenta un’apposita istanza alla stessa Corte di Cassazione, ai sensi dell’art. 391-bis c.p.c., chiedendo la rettifica della svista contenuta nel provvedimento.

Cosa dispone la Corte quando accoglie un’istanza di correzione?
La Corte ordina la correzione dell’errore nel provvedimento originale e dispone che l’ordinanza di correzione sia annotata sull’atto corretto, per assicurare la tracciabilità della modifica.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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