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Contratto formazione: no al terzo elemento contrattuale

La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori assunti con un contratto di formazione e lavoro, e successivamente trasformati a tempo indeterminato, non hanno diritto a percepire il “terzo elemento contrattuale” se una nuova contrattazione collettiva lo ha soppresso, mantenendolo solo per chi era già a tempo indeterminato alla data della modifica. La Corte ha ritenuto legittima questa differenziazione, escludendo l’esistenza di un diritto acquisito per i lavoratori in formazione, poiché non avevano mai percepito tale emolumento in precedenza.

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Pubblicato il 19 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Contratto formazione: la Cassazione nega il diritto al terzo elemento contrattuale

Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha affrontato una questione cruciale per i lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro e successivamente stabilizzati. La controversia riguardava il diritto a percepire una specifica voce retributiva, il cosiddetto terzo elemento contrattuale, che una modifica della contrattazione collettiva aveva soppresso, mantenendolo in vigore solo per i dipendenti già assunti a tempo indeterminato. La Suprema Corte ha fornito un’interpretazione consolidata, chiarendo i limiti dei diritti dei lavoratori in transizione da un contratto formativo a uno stabile.

I Fatti del Caso: La Controversia sulla Voce Retributiva

La vicenda trae origine dalla richiesta di un gruppo di dipendenti di un’azienda di trasporti. Assunti inizialmente con un contratto di formazione e lavoro, il loro rapporto era stato successivamente trasformato in un contratto a tempo indeterminato. Durante il loro periodo di formazione, era intervenuto un nuovo contratto collettivo nazionale di settore che aveva modificato la struttura retributiva, sopprimendo una voce accessoria denominata “terzo elemento”.

Tuttavia, per non penalizzare i lavoratori già in forza, il nuovo accordo prevedeva una clausola di salvaguardia: il “terzo elemento contrattuale” sarebbe stato conservato per i soli dipendenti che, alla data di stipula del nuovo contratto, avevano già un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. I lavoratori ex-formazione, ritenendo tale esclusione discriminatoria, avevano agito in giudizio per ottenere il riconoscimento di tale emolumento, vincendo sia in primo grado che in appello.

La Decisione della Corte di Cassazione e il terzo elemento contrattuale

La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell’azienda, ha ribaltato le decisioni dei giudici di merito. Con l’ordinanza n. 30807/2023, ha cassato la sentenza d’appello e, decidendo nel merito, ha rigettato la domanda originaria dei lavoratori.

Il principio affermato è netto: i lavoratori il cui rapporto è stato trasformato da contratto di formazione a tempo indeterminato non hanno diritto a percepire una voce retributiva che non hanno mai ricevuto durante il periodo formativo e che la contrattazione collettiva ha deciso di mantenere solo per i lavoratori già stabilizzati. La differenziazione operata dal contratto collettivo è stata ritenuta pienamente legittima.

Le Motivazioni: Nessun Diritto Acquisito per i Lavoratori in Formazione

Il ragionamento della Suprema Corte si fonda su alcuni pilastri fondamentali. In primo luogo, viene chiarito il concetto di “diritto quesito” (o diritto acquisito). I lavoratori in formazione non avevano mai percepito il “terzo elemento contrattuale”, pertanto tale voce non era mai entrata nel loro patrimonio giuridico e retributivo. Di conseguenza, la sua soppressione non ha comportato per loro alcuna perdita economica né la lesione di un diritto già maturato.

La Corte ha sottolineato che la finalità della clausola di salvaguardia nel contratto collettivo era quella di proteggere i lavoratori a tempo indeterminato da un’improvvisa e irragionevole decurtazione dello stipendio. Tale esigenza non sussisteva per i lavoratori in formazione, che quella specifica componente salariale non l’avevano mai ricevuta.

Inoltre, i giudici hanno distinto la rilevanza dell’anzianità di servizio. Sebbene la legge preveda che il periodo di formazione sia computato nell’anzianità di servizio (ad esempio, per gli scatti di anzianità), questo principio non si estende automaticamente a ogni istituto contrattuale. Al momento della trasformazione, per quanto riguarda l’applicazione di nuove discipline retributive, il lavoratore è considerato come “neo-assunto” a tempo indeterminato. Non si verifica una retroazione completa che lo equipari in tutto e per tutto a chi era stabile da prima.

Infine, è stata esclusa qualsiasi violazione del principio di non discriminazione, sia a livello nazionale che europeo. La Corte ha ribadito che trattare in modo diverso situazioni oggettivamente diverse è legittimo. La condizione di un lavoratore già stabilizzato e quella di un lavoratore in percorso formativo non sono identiche ai fini dell’applicazione di una riforma della struttura retributiva.

Conclusioni e Implicazioni Pratiche

Questa pronuncia consolida un orientamento giurisprudenziale chiaro e di notevole importanza pratica. La decisione conferma l’ampia autonomia della contrattazione collettiva nel modificare gli istituti retributivi, anche introducendo trattamenti differenziati tra diverse categorie di lavoratori, a condizione che tali differenze siano basate su giustificazioni oggettive e ragionevoli.

Per i datori di lavoro, ciò significa poter fare affidamento sulla legittimità di clausole contrattuali che mirano a gestire fasi di transizione, proteggendo i diritti acquisiti senza dover estendere tali tutele a chi non ne aveva mai beneficiato. Per i lavoratori, emerge l’importanza di analizzare attentamente il proprio inquadramento e la disciplina contrattuale applicabile al momento di eventuali modifiche, poiché la trasformazione da un contratto a termine a uno stabile non implica un’automatica equiparazione retroattiva per tutti gli istituti economici.

Un lavoratore assunto con contratto di formazione e lavoro, e poi stabilizzato, ha diritto a una voce retributiva che un nuovo contratto collettivo ha riservato solo a chi era già a tempo indeterminato?
No. Secondo la Corte di Cassazione, se il lavoratore non ha mai percepito quella voce retributiva durante il periodo di formazione, non matura un diritto acquisito a riceverla. La clausola del contratto collettivo che la preserva solo per i lavoratori già a tempo indeterminato è legittima.

Il periodo di formazione e lavoro vale ai fini dell’anzianità di servizio per ottenere il “terzo elemento contrattuale”?
No. Sebbene il periodo di formazione sia computato nell’anzianità di servizio per molti istituti (come gli scatti di anzianità), la Corte ha chiarito che ciò non si estende automaticamente a tutti gli elementi retributivi. Per l’attribuzione di una voce salariale soppressa e mantenuta solo per alcuni, fa fede la tipologia di contratto in essere alla data della modifica contrattuale.

Differenziare il trattamento economico tra lavoratori a tempo indeterminato e lavoratori ex-formazione e lavoro è discriminatorio?
No, non in questo caso. La Corte ha stabilito che non si tratta di un trattamento discriminatorio perché le situazioni dei due gruppi di lavoratori non sono identiche. È legittimo che la contrattazione collettiva preveda una clausola di salvaguardia per proteggere il livello retributivo di chi già beneficiava di un emolumento, senza estenderlo a chi non lo aveva mai percepito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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