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Contratto di formazione e lavoro: no a bonus aziendali

Un lavoratore assunto con un “contratto di formazione e lavoro” ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, un’azienda di trasporti, per ottenere una componente salariale (ERS) introdotta per il personale a tempo indeterminato mentre era ancora in formazione. La Corte di Cassazione ha annullato le decisioni dei tribunali di grado inferiore, stabilendo che l’esclusione era legittima. La Corte ha chiarito che questo bonus non era basato sull’anzianità ma faceva parte di una riorganizzazione del sistema salariale per il personale a tempo indeterminato esistente. Pertanto, la distinzione tra diversi tipi di contratto non era discriminatoria in questo caso specifico.

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Pubblicato il 7 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Contratto di Formazione e Lavoro: Quando l’Esclusione da un Bonus è Legittima

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 10077/2024, ha fornito un importante chiarimento sulla gestione dei premi aziendali per i dipendenti assunti con un contratto di formazione e lavoro. La decisione stabilisce un principio fondamentale: l’esclusione di questi lavoratori da un elemento retributivo è legittima se tale bonus non è legato all’anzianità di servizio, ma deriva da una riorganizzazione di precedenti indennità destinate solo al personale già a tempo indeterminato. Analizziamo insieme i dettagli di questa pronuncia.

I Fatti di Causa

La vicenda giudiziaria ha origine dalla richiesta di un lavoratore, assunto da una grande azienda di trasporto pubblico con un contratto di formazione e lavoro nel luglio del 2000 e successivamente trasformato a tempo indeterminato nel 2002. Pochi giorni dopo la sua assunzione, un accordo aziendale aveva introdotto un nuovo emolumento, denominato ‘Elemento di Riordino del Sistema Retributivo’ (ERS), destinato al “solo personale in forza a tempo indeterminato alla data della stipula”.

Il lavoratore, ritenendo tale esclusione ingiusta, si era rivolto al giudice per ottenere il riconoscimento del suo diritto a percepire l’ERS, sostenendo che il periodo di formazione dovesse essere computato nell’anzianità di servizio. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello gli avevano dato ragione, interpretando l’accordo aziendale in modo estensivo.

L’azienda ha quindi presentato ricorso in Cassazione, argomentando che l’ERS non era un premio legato all’anzianità, ma una voce retributiva nata per sostituire e riordinare precedenti compensi e indennità aziendali (legati alla produttività o alla presenza) percepiti solo dal personale già stabilizzato.

L’Analisi della Cassazione sul contratto di formazione e lavoro

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’azienda, ribaltando completamente le decisioni dei gradi di merito. Il Collegio ha dato continuità a un consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui le clausole della contrattazione collettiva che distinguono tra personale a tempo indeterminato e lavoratori con contratto di formazione non sono di per sé discriminatorie, specialmente quando si inseriscono in un contesto di riforma della retribuzione.

La Natura dell’Emolumento Conteso

Il punto cruciale della decisione risiede nell’analisi della natura dell’ERS. La Corte ha stabilito che questo elemento non era fondato sul computo dell’anzianità di servizio. Al contrario, era stato “determinato per confluenza” dalla percezione di voci retributive preesistenti che venivano unificate e riordinate.

L’obiettivo dell’accordo aziendale era quello di semplificare la struttura retributiva e garantire che i lavoratori già a tempo indeterminato non subissero decurtazioni a seguito della riorganizzazione. Di conseguenza, l’esclusione di chi, come il lavoratore in formazione, non percepiva quelle precedenti indennità è stata ritenuta legittima e coerente con la finalità dell’accordo.

Differenza con gli Aumenti di Anzianità

La difesa del lavoratore si basava, in parte, su un principio affermato dalle Sezioni Unite riguardo agli aumenti periodici di anzianità (APA), sostenendo che il periodo di formazione dovesse essere considerato valido. La Cassazione ha respinto questa analogia, specificando che i principi validi per gli scatti di anzianità non possono essere applicati a un istituto contrattuale differente, la cui erogazione non trova fondamento nell’anzianità di servizio ma in una logica di razionalizzazione del trattamento economico.

le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sull’interpretazione dei canoni ermeneutici contrattuali e sulla coerenza con la normativa sui contratti di formazione. La Corte ha affermato che le clausole della contrattazione collettiva nazionale, nel contesto di una riforma degli istituti contrattuali della retribuzione, possono legittimamente distinguere i lavoratori con contratto di formazione e lavoro dal personale già in servizio con rapporto a tempo indeterminato. Questo perché l’obiettivo era equiparare i primi al personale di nuova assunzione, senza incidere sulla conservazione dell’anzianità di servizio per altri fini, ma evitando decurtazioni retributive per chi già beneficiava di certi elementi. L’emolumento in contesa, l’ERS, non era basato sull’anzianità, ma era una compensazione per la mancata erogazione di premi e indennità di origine aziendale. Di conseguenza, la pretesa del lavoratore è stata giudicata infondata perché la sentenza di secondo grado non era conforme a questi principi.

le conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’azienda, cassato la sentenza d’appello e, decidendo nel merito, ha rigettato la domanda originaria del lavoratore. La sentenza chiarisce che la contrattazione collettiva può legittimamente prevedere trattamenti differenziati tra lavoratori a tempo indeterminato e quelli con contratto di formazione e lavoro, a condizione che tale differenza sia giustificata dalla natura e dalla finalità degli emolumenti in questione. Un bonus nato per riordinare e consolidare voci retributive preesistenti, non percepite dai neoassunti, può essere riservato solo al personale che ne beneficiava in precedenza, senza che ciò costituisca una discriminazione o una violazione del principio di computo dell’anzianità.

Un’azienda può escludere un lavoratore con contratto di formazione e lavoro da un bonus aziendale?
Sì, secondo la Corte di Cassazione è legittimo se il bonus non è legato all’anzianità di servizio, ma deriva da una riorganizzazione di voci retributive preesistenti destinate solo al personale già a tempo indeterminato.

Il periodo di formazione e lavoro vale ai fini del calcolo dei bonus aziendali?
Dipende dalla natura del bonus. Se il bonus è specificamente legato all’anzianità di servizio (come gli scatti di anzianità), il periodo di formazione generalmente conta. Se invece il bonus, come nel caso esaminato, ha una finalità diversa (es. riordinare premi preesistenti), il periodo di formazione può non essere rilevante.

Qual è la differenza tra un bonus legato all’anzianità e uno derivante da una riorganizzazione salariale?
Un bonus legato all’anzianità matura con il passare del tempo trascorso in azienda. Un bonus derivante da una riorganizzazione salariale, come l’ERS in questa sentenza, nasce per unificare e sostituire precedenti indennità, con lo scopo di semplificare la busta paga e garantire i livelli retributivi acquisiti dal personale già in servizio, senza essere direttamente collegato al tempo di permanenza del lavoratore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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