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Contratto a termine nullo: no alla conversione automatica

La Cassazione chiarisce che un contratto a termine nullo con un’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona non può essere convertito in un rapporto a tempo indeterminato. L’obbligo di procedure selettive pubbliche per le assunzioni prevale. Inoltre, in caso di vizio formale di un unico contratto, il lavoratore deve provare il danno subito, non potendo beneficiare di indennità forfettarie.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Contratto a termine nullo: la Cassazione nega la conversione automatica per le APSP

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17311/2024, ha affrontato un’importante questione relativa alle conseguenze di un contratto a termine nullo stipulato con un’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona (APSP). La decisione stabilisce un principio fondamentale: l’illegittimità del termine non comporta l’automatica conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, a causa delle specifiche norme che regolano le assunzioni in tali enti. Approfondiamo i dettagli di questa pronuncia.

Il caso: un contratto a termine contestato

Una lavoratrice era stata assunta da un’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona con un contratto a tempo determinato di breve durata. Successivamente, la lavoratrice ha agito in giudizio per far dichiarare la nullità del termine apposto al contratto.
La Corte d’Appello le ha dato ragione, dichiarando nullo il termine per un vizio di forma (mancanza di forma scritta) e, di conseguenza, ha convertito il rapporto di lavoro in uno a tempo indeterminato, condannando l’ente alla riammissione in servizio e al pagamento di un’indennità risarcitoria.
L’ente datore di lavoro, non condividendo la decisione, ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la conversione del rapporto fosse preclusa dalla sua natura giuridica e dalle normative sulle assunzioni nel settore pubblico o assimilato.

La decisione della Corte di Cassazione sul contratto a termine nullo

La Suprema Corte ha accolto in gran parte le doglianze dell’azienda, ribaltando la sentenza d’appello. I giudici hanno chiarito due aspetti cruciali: il divieto di conversione per le APSP e il regime del risarcimento del danno in caso di nullità di un singolo contratto.

Il divieto di conversione per gli enti pubblici

Il punto centrale della decisione riguarda l’impossibilità di convertire un contratto a termine nullo in un rapporto a tempo indeterminato per le Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona. Sebbene queste aziende abbiano natura privatistica, sono soggette a norme imperative di derivazione pubblicistica per quanto riguarda le assunzioni.
In particolare, la legge impone a tali enti di assumere personale a tempo indeterminato solo attraverso procedure selettive e pubbliche, basate su principi di trasparenza e merito. Questo obbligo, secondo la Corte, costituisce una norma imperativa che impedisce l’instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per via giudiziale, anche quando il contratto a termine originario sia affetto da nullità. La tutela del pubblico interesse a procedure di reclutamento eque e trasparenti prevale sulla sanzione della conversione, tipica del settore privato.

Onere della prova e risarcimento del danno

Di conseguenza, venendo meno la conversione del rapporto, la Cassazione ha escluso anche l’applicabilità dell’indennità risarcitoria forfettaria (prevista dall’art. 32 della L. 183/2010), che è strettamente legata alla trasformazione del contratto.
La Corte ha inoltre precisato che i principi che agevolano l’onere della prova per il lavoratore in materia di risarcimento del danno si applicano solo in caso di abuso derivante dalla reiterazione di contratti a termine, non nel caso di un singolo contratto a termine nullo per un vizio formale. Pertanto, in una situazione come quella esaminata, spetta al lavoratore che si ritiene danneggiato allegare e provare puntualmente il danno subito, secondo le regole ordinarie.

Le motivazioni

La Corte di Cassazione ha fondato la sua decisione su un’interpretazione sistematica delle norme che regolano il lavoro pubblico e quello degli enti ad esso assimilati. Richiamando un’importante pronuncia delle Sezioni Unite (n. 5542/2023), ha ribadito che l’instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato è impedita da norme imperative settoriali che prevedono il previo esperimento di procedure concorsuali o selettive. Tale principio, originariamente affermato per gli Enti lirici, è stato esteso a tutti gli enti, incluse le società partecipate e le APSP, che sono soggette a vincoli simili per le assunzioni.
La ratio è quella di evitare che, attraverso la sanzione della conversione, si possano eludere le norme fondamentali che garantiscono l’imparzialità e la trasparenza nell’accesso ai posti di lavoro in enti che gestiscono servizi di interesse pubblico. Per quanto riguarda il profilo risarcitorio, la Corte ha distinto nettamente la nullità di un singolo contratto dalla fattispecie dell’abuso di contratti a termine successivi, per la quale la normativa europea e la giurisprudenza nazionale prevedono tutele rafforzate e un regime probatorio agevolato per il lavoratore.

Le conclusioni

L’ordinanza in esame consolida un importante orientamento giurisprudenziale con significative implicazioni pratiche. Un lavoratore assunto con un contratto a termine nullo da un’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona non può ottenere la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. L’obbligo per l’ente di procedere ad assunzioni stabili tramite concorso pubblico rappresenta un limite invalicabile. Inoltre, per ottenere un risarcimento del danno, il lavoratore non potrà beneficiare di indennità automatiche, ma dovrà dimostrare in giudizio, secondo le regole ordinarie, di aver subito un pregiudizio concreto a causa dell’illegittimità del termine.

Un contratto a termine nullo con un’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona (APSP) si converte automaticamente in un contratto a tempo indeterminato?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che la conversione è impedita dalle norme imperative che impongono procedure selettive pubbliche per le assunzioni a tempo indeterminato in tali enti.

In caso di contratto a termine nullo, il lavoratore ha sempre diritto a un’indennità risarcitoria forfettaria?
No. Se la nullità riguarda un singolo contratto per un vizio di forma e non c’è conversione, l’indennità forfettaria (prevista dall’art. 32 della L. 183/2010) non si applica. Il lavoratore deve allegare e provare il danno specifico che sostiene di aver subito.

L’obbligo di assumere tramite concorso pubblico si applica anche a enti di natura privatistica come le APSP?
Sì, secondo la Corte, sebbene le APSP abbiano natura privatistica, per le assunzioni a tempo indeterminato sono soggette a norme imperative che prescrivono l’adozione di procedure selettive e pubblicizzate, al fine di tutelare l’interesse pubblico.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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