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Contratto a progetto: conversione e indennità confermate

La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d’Appello che trasformava un contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a causa della mancanza di uno ‘specifico progetto’. La Suprema Corte ha rigettato sia il ricorso dell’azienda, che contestava la decadenza e la valutazione del progetto, sia quello della lavoratrice, che richiedeva la retribuzione integrale anziché l’indennità forfettaria. La sentenza stabilisce che l’indennità prevista dall’art. 32 della Legge n. 183/2010 si applica anche in questi casi di conversione.

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Pubblicato il 31 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Contratto a progetto: quando si converte e cosa spetta al lavoratore

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 17705/2024, torna a fare luce su un tema cruciale del diritto del lavoro: la conversione del contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Questa pronuncia è fondamentale perché chiarisce non solo i presupposti per la conversione, ma anche le conseguenze economiche per il lavoratore, confermando l’applicazione di un’indennità risarcitoria forfettaria anziché il pagamento di tutte le retribuzioni arretrate. Analizziamo insieme i dettagli di questa importante decisione.

I fatti del caso

La vicenda giudiziaria ha origine dalla richiesta di una lavoratrice, impiegata presso una grande emittente nazionale, di vedere riconosciuto il suo rapporto di lavoro come subordinato e a tempo indeterminato, nonostante fosse stata assunta con un contratto a progetto. In secondo grado, la Corte d’Appello aveva dato ragione alla lavoratrice, dichiarando la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato sin dall’inizio della collaborazione, a causa della mancanza di uno ‘specifico progetto’ come richiesto dalla legge. Di conseguenza, la società era stata condannata a ripristinare il rapporto e a pagare un’indennità pari a nove mensilità dell’ultima retribuzione, in applicazione dell’art. 32 della Legge 183/2010.

Contro questa decisione, sia l’azienda che la lavoratrice hanno presentato ricorso in Cassazione. L’azienda sosteneva, tra le altre cose, che la lavoratrice non avesse impugnato tempestivamente il contratto e che il progetto fosse in realtà sufficientemente specifico. La lavoratrice, d’altro canto, con un ricorso incidentale, chiedeva il pagamento di tutte le retribuzioni dal momento della messa in mora, ritenendo non applicabile il regime indennitario forfettario.

La decisione sul contratto a progetto e l’indennità

La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi, confermando in toto la sentenza d’appello. Questa decisione a ‘doppio binario’ consolida due principi giuridici di grande rilevanza pratica.

Da un lato, ha respinto le argomentazioni dell’azienda, stabilendo che l’eccezione di decadenza non fosse fondata e che la valutazione sulla specificità del progetto, operata dai giudici di merito, fosse corretta. Dall’altro, ha respinto la richiesta della lavoratrice di ottenere un risarcimento maggiore, confermando che il regime dell’indennità onnicomprensiva previsto dalla legge è la soluzione corretta anche per i casi di conversione di un contratto a progetto illegittimo.

Le motivazioni

Le motivazioni della Suprema Corte sono il cuore della sentenza e offrono spunti di riflessione fondamentali.

1. Sulla decadenza e la specificità del progetto: La Corte ha chiarito che il termine di decadenza per impugnare un contratto non si applica quando il rapporto cessa per naturale scadenza, ma solo in caso di un atto di recesso del datore di lavoro che il lavoratore ha interesse a contestare. Inoltre, i giudici hanno ribadito che la valutazione sulla mancanza di uno ‘specifico progetto’, adeguatamente motivata dalla Corte d’Appello, non può essere riesaminata in sede di legittimità. La mancanza di questo elemento essenziale porta automaticamente alla conversione del rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato, sin dalla sua costituzione.

2. Sull’applicazione dell’indennità risarcitoria: Questo è il punto più rilevante per le conseguenze pratiche. La Cassazione ha affermato che il regime indennitario previsto dall’art. 32, comma 5, della Legge n. 183/2010 (che prevede un risarcimento forfettario tra 2,5 e 12 mensilità) si applica non solo ai contratti a termine illegittimi, ma anche ai contratti di collaborazione a progetto che vengono convertiti. La ragione risiede nel fatto che la legge stessa (art. 69, D.Lgs. 276/2003) considera questi rapporti come subordinati ‘sin dall’origine’ quando manca il progetto. Si tratta, quindi, di una fattispecie di ‘conversione’ a cui si estende la tutela indennitaria, che bilancia l’interesse del lavoratore al risarcimento con l’esigenza di certezza del diritto.

Le conclusioni

L’ordinanza n. 17705/2024 della Corte di Cassazione invia un messaggio chiaro a datori di lavoro e collaboratori. Per le aziende, emerge ancora una volta la necessità di definire con estremo rigore e dettaglio lo ‘specifico progetto’ per evitare la conversione automatica del rapporto, con le relative conseguenze economiche e organizzative. Per i lavoratori, la sentenza conferma che la tutela in caso di contratto a progetto illegittimo consiste nel riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e in un’indennità risarcitoria predeterminata dalla legge, escludendo la possibilità di richiedere il pagamento di tutte le retribuzioni non percepite.

Quando un contratto a progetto si trasforma in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato?
Un contratto a progetto si trasforma automaticamente in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato quando manca l’individuazione di uno ‘specifico progetto’, programma di lavoro o fase di esso, come richiesto dall’art. 69 del D.Lgs. n. 276/2003.

In caso di conversione di un contratto a progetto, al lavoratore spetta la retribuzione completa per il periodo non lavorato o un’indennità?
Secondo la Corte, al lavoratore spetta l’indennità risarcitoria onnicomprensiva prevista dall’art. 32, comma 5, della Legge n. 183/2010. Questa indennità, calcolata sull’ultima retribuzione globale di fatto, sostituisce il risarcimento integrale del danno, come il pagamento di tutte le retribuzioni arretrate.

Il termine di decadenza per impugnare un contratto a progetto si applica sempre?
No. La sentenza chiarisce che il regime di decadenza previsto per l’impugnazione si applica solo in caso di ‘recesso del committente’ (cioè una risoluzione anticipata da parte del datore di lavoro), ma non quando il contratto cessa per la sua naturale scadenza o per volontà del collaboratore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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