Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 1481 Anno 2023
Civile Ord. Sez. L Num. 1481 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data pubblicazione: 18/01/2023
GRECO NOME
Oggetto
Contratti a termine
R.G.N. 12259/2017
COGNOME.
Rep.
Ud. 17/11/2022
CC
ORDINANZA
sul ricorso 12259-2017 proposto da: RAGIONE_SOCIALE, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, INDIRIZZO, presso il dott. NOME COGNOME, rappresentato e difeso dall’avvocato NOME COGNOME;
– ricorrente –
contro
– intimato –
avverso la sentenza n. 1270/2016 della CORTE D’APPELLO di CATANIA, depositata il 24/11/2016 R.G.N. 864/14 e 912/14;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 17/11/2022 dal AVV_NOTAIO NOME COGNOME.
RITENUTO
La Corte di Appello di Catania, per quanto ancora rileva, confermava la sentenza del Tribunale di RAGIONE_SOCIALE nella parte in cui accertava la nullità del termine apposto ai contratti di lavoro stipulati tra il lavoratore ed il RAGIONE_SOCIALE (di seguito: RAGIONE_SOCIALE), riformandola nella parte in cui, invece, aveva escluso la conversione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro alla luce della normativa regionale; in accoglimento del gravame, dichiarava che tra le parti si è instaurato un rapporto di lavoro a tempo, condannando il RAGIONE_SOCIALE a riammettere il lavoratore in servizio alle condizioni e con le mansioni di cui al predetto contratto ed altresì al risarcimento del danno in favore del lavoratore nella misura di tre mensilità della retribuzione globale di fatto. Tra le parti erano intercorsi plurimi contratti a termine.
Nel merito, e per quanto ancora in discussione, la Corte territoriale riteneva che, qualificati gli RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE pubblici economici, ad essi dovesse applicarsi, quanto alla stipula dei contratti a termine, la disciplina di diritto comune prevista, ratione temporis, dalla legge n. 230 del 1962 e dal d.lgs. n. 368/2001.
Sottoposto ad esame l’apposizione del termine , rilevava che in esso veniva fatto genericamente riferimento allo svolgimento di opere di manutenzione ordinaria oggetto della normale attività del RAGIONE_SOCIALE, sicché il termine apposto era illegittimo.
La Corte territoriale, inoltre, evidenziava che le leggi regionali non avevano imposto alcun obbligo di assumere personale a tempo determinato o di prorogare i contratti in corso.
Quanto alla richiesta di conversione, ad essa non ostava – secondo i giudici di appello – il principio per cui le assunzioni del personale a tempo indeterminato vanno precedute da un pubblico concorso o da una prova pubblica selettiva, nel range temporale segnato dalla vigenza della l.r. Sicilia n. 18 del 1999 e fino all’entrata in vigore della l. r. Sicilia n. 15 del 2004, perché in quell’arco temporale la normativa regionale, come ricostruita dalle Sez. Unite di questa Corte nella sentenza n. 4685/2015, non prevedeva affatto l’obbligo del concorso in relazione agli RAGIONE_SOCIALE pubblici economici dipendRAGIONE_SOCIALE o vigilati dalla regione e dagli RAGIONE_SOCIALE locali.
Pertanto, in accoglimento dell’appello del lavoratore la sentenza di primo grado veniva riformata dichiarandosi la trasformazione del rapporto di lavoro a termine in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con condanna del RAGIONE_SOCIALE alla riammissione in servizio e al pagamento di un’indennità pari a tre mesi dell’ultima retribuzione globale di fatto.
Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso, articolato in sei motivi il RAGIONE_SOCIALE, che ha
depositato memoria.
Il lavoratore è rimasto intimato.
CONSIDERATO
Con il primo motivo di ricorso viene lamentata la violazione dell’art. 434 c.p.c., per non aver il giudice del grav ame accolto l’eccezione di inammissibilità dell’appello nonostante che esso avesse omesso di indicare le parti della sentenza di appello oggetto di impugnazione, le modifiche da apportare alla ricostruzione del fatto e il rapporto tra la violazione di legge ed il pregiudizio lamentato.
Il motivo è stato oggetto di rinunzia nella memoria ex art. 380.1 bis c.p.c., sicché è superflua ogni ulteriore valutazione a riguardo.
È principio consolidato che la rinunzia ad uno o più motivi di ricorso è efficace anche in mancanza della sottoscrizione della parte o del rilascio di uno specifico mandato al difensore, in quanto, implicando una valutazione tecnica in ordine alle più opportune modalità di esercizio delle facoltà defensionali e non comportando la disposizione del diritto in contesa, è rimessa alla discrezionalità dell’avvocato e resta, quindi, sottratta alla disciplina di cui all’art. 390 c.p.c. ( cfr. da ultimo Cass. n. 414/2021).
Con il secondo motivo di ricorso è dedotto il vizio di violazione di legge (art. 11 d.lgs. n. 368 del 2001) e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro (artt. 2 e 121 del CCNL ratione temporis applicabile). Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.
Si censura l’affermazione della illegittimità dell’apposizione del termine per la mancanza di specificazione della causale.
La Corte d’Appello aveva individuato erroneamente la disciplina applicabile, dovendo trovare applicazione la disciplina transitoria dell’art. 11 del d.lgs. n. 368 del 2001. Ciò, in quanto trovava applicazione il CCNL per i dipendRAGIONE_SOCIALE dei RAGIONE_SOCIALE -efficace dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2003, durata che si evinceva dall’art. 54 del m edesimo CCNL, che consRAGIONE_SOCIALEva di assumere a termine operai avvRAGIONE_SOCIALEzi; così anche il contratto del 6 marzo.
L’omesso esame riguardava l’attività svolta dal lavoratore come operaio avvRAGIONE_SOCIALEzio addetti a lavori stagionali e dunque rientravano tra i lavoratori che potevano essere assunti a termine. La circostanza che il lavoratore era stato assunto come operaio avvRAGIONE_SOCIALEzio non era stata contestata dal lavoratore.
Con il terzo motivo viene dedotta la violazione dell’art. 115 c.p.c. e, in particolare, il travisa mento della prova, quanto alla sussistenza delle ragioni giustificative del termine e il contratto di assunzione.
4.1. Con il quarto motivo viene dedotta la violazione dell’art. 115 c.p.c. sotto altro profilo, legge reg. n. 4 del 2003 e succ. proroghe. Nel medesimo mezzo viene dedotta altresì la violazione della l.r. Sicilia n. 4 del 2003. In sintesi, il RAGIONE_SOCIALE lamenta la violazione della legislazione regionale siciliana relativa alle garanzie occupazionali, ritenendo che essa imponga la proroga dei contratti a termine dei dipendRAGIONE_SOCIALE dei RAGIONE_SOCIALE,
senza che sia rimesso all’ente alcuna valutazione.
5. Il secondo, il terzo e il quarto motivo, da trattarsi congiuntamente stante l’intima connessione, sono in parte infondati ed in parte inammissibili.
Dalla sentenza impugnata (cfr. pag. 2 del provvedimento) emerge che fin dal ricorso introduttivo il lavoratore aveva allegato di essere stato assunto per eseguire opere di manutenzione rispondRAGIONE_SOCIALE a stabili esigenze dell’ente, anziché ad esigenze temporanee.
Tale essendo la prospettazione dell’atto introduttivo di lite, non vi era alcuna necessità che l’ attore contestasse l’opposto assunto del RAGIONE_SOCIALE: ciò perché l a contestazione da parte del convenuto dei fatti già affermati o già negati nell’atto introduttivo del giudizio non ribalta sull’attore l’onere di contestare l’altrui contestazione, dal momento che egli ha già esposto la propria posizione a riguardo (Cass. n. 6183/18).
Ciò importa l’infondatezza dell’assunto del RAGIONE_SOCIALE secondo cui costituirebbe circostanza incontestata e pacifica tra le parti la stipula dei contratti a termine per esigenze temporanee.
È, poi, inammissibile in sede di legittimità la doglianza di travisamento della prova, trattandosi di vizio non più deducibile a seguito della novella apportata all’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. dall’art. 54 del d.l. n. 83 del 2012, conv. dalla l. n. 134 del 2012, che ha reso inammissibile la censura veicolata attraverso il predetto n. 5, a fortiori in caso di doppia conforme di merito, stante la preclusione di cui all’art. 348ter , ultimo comma, c.p.c. (cfr. Cass. n. 24395/2020, in relazione a Cass. S.U. n.
8053/14).
Né per altra via si può sollecitare in sede di legittimità una rivisitazione del materiale probatorio.
Quanto alla dedotta violazione della l.r. Sicilia n. 4 del 2003, del pari, la censura non coglie nel segno.
Al riguardo, deve in primo luogo rilevarsi che la norma – art. 106, comma 1, l.r. Sicilia n. 4 del 2003 lungi dall’imporre un obbligo di proroga, l’ha consRAGIONE_SOCIALEta rispetto ai contratti di cui all’art. 3 della l.r. Sicilia n. 76 del 1995 fino al 1° dicembre del 2008 (termine successivamente prorogato).
Alla luce del percorso argomentativo di Cass. 274/2019 (cfr. infra) , infatti, la normativa richiamata va interpretata nel senso che le assunzioni a tempo determinato e le proroghe successive sono sempre subordinate al rispetto dei presupposti e della durata dei contratti a termine, nel caso di specie quelli di cui al d.lgs. n. 230 del 1962. Non sussiste, quindi, alcun obbligo di proroga, né è possibile predeterminarlo per legge, perché la valutazione dei presupposti fattuali per la proroga (le esigenze temporanee), deve essere effettuata, di volta in volta e caso per caso, nel rispetto della normativa vigente al tempo.
A tanto si aggiunga che la proroga non può che concernere un contratto a termine che sia stato legittimamente stipulato, mentre nel caso di specie il contratto è viziato ab origine dalla nullità del termine.
Con il quinto motivo ci si duole della violazione dell’art. 3 della l.r. Sicilia n. 49 del 1981, degli artt. 6,7 e 9 della l.r. Sicilia n. 14 del 1958 e dell’art . 3 della l.r. Sicilia
n. 12 del 1991, oltre che dell’art. 97 della Carta costituzionale.
Viene nella sostanza lamentata la violazione delle norme innanzi indicate dalle quali si desumerebbe l’obbligo, per i RAGIONE_SOCIALE, di assumere i propri dipendRAGIONE_SOCIALE solamente previo espletamento di un concorso o di una prova pubblica selettiva, con conseguente impossibilità di trasformare i rapporti a termine in rapporti a tempo indeterminato.
7. Il motivo, per come formulato, supera il vaglio di ammissibilità svolto in ragione delle indicazioni degli artt. 360 e 366, cod. proc. civ., e dei principi enunciati in merito da questa Corte.
Si deve qui richiamare integralmente, anche ai sensi dell’art. 118 c.p.c., quanto affermato in Cass. n. 274/2019 in cui si opera una completa ed esaustiva ricostruzione di tutta la normativa di settore, anche alla luce della legislazione regionale (si vedano i punti da 54 a seguire della pronunzia).
Per quanto qui di più stretto interesse, nella citata sentenza si affer ma che ‘ la l.r. n. 76 del 1995 laddove ha autorizzato i RAGIONE_SOCIALE a ricorrere alle assunzioni a tempo determinato, da svolgersi ai sensi della l. n. 230 del 1962 (…) non si pone affatto in contrasto con il divieto di assunzione a tempo indetermi nato dettato dall’art. 32 della l.r. n. 45 del 1995, non introduce alcuna norma derogatoria a tale divieto, né abroga l’art. 32′ (…). La legge n. 76 del 1995 e le disposizioni di legge regionale intervenute successivamente si sono, infatti, limitate a pror ogare nel tempo l’utilizzo di siffatta tipologia di
assunzioni e, al contempo, le misure di garanzia occupazionaleassistenziale. (…). Risulta, dunque, chiara la volontà del legislatore di consRAGIONE_SOCIALEre nel sistema delle assunzioni dei RAGIONE_SOCIALE solo circoscritte ipotesi di assunzione a tempo determinato, rinviando per le modalità di assunzione alla legge n. 230 del 1962. (…) La circostanza che i rapporti a termine dedotti in giudizio siano stati stipulati al di fuori delle ipotesi previste dalla l. n. 230 del 1962, richiamata negli artt. 3 e 4 della l.r. n. 76 del 1995 non ne consente la trasformazione o conversione in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, non essendo possibile sanare, per tal via, rapporti di lavoro invalidi sin dalla loro origine, in quanto tale effetto è precluso dal richiamato divieto di assunzione a tempo indeterminato’ (si vedano specificamente i punti 69, 70, 73 e 76 della sentenza).
Tale essendo il quadro normativo di riferimento, il motivo in esame, pur erroneo nella normativa di riferimento, è fondato nella parte in cui deduce l’impossibilità giuridica di far luogo alla conversione dei rapporti con termine illegittimo in rapporti a tempo indeterminato.
In una parola, il divieto di conversione del contratto a termine in rapporto a tempo indeterminato si coniuga quanto a dette ipotesi – al divieto imposto ai RAGIONE_SOCIALE dalla legislazione regionale innanzi richiamata di procedere a nuove assunzioni di personale a tempo indeterminato (si vedano sul punto i precedRAGIONE_SOCIALE in senso conforme, fra le altre, Cass. n. 22981/2020; Cass. n. 38657/202; Cass. n. 9375 del 2022; Cass. n. 9982 del
2022; Cass. n. 11374/22).
8 . Ne consegue l’accoglimento del quinto motivo nei sensi di cui sopra.
Con il sesto mezzo si chiede che vada cassata -quale mero effetto della ritenuta legittimità del termine la statuizione relativa al risarcimento del danno disposto in favore del lavoratore ai sensi dell’art. 32 della l. n. 183/2010.
Il motivo è infondato, atteso che la legittimità del termine è stata -come sopra esposto -esclusa.
La cassazione della statuizione relativa alla domanda di conversione del rapporto implica la pronuncia nel merito sulla stessa ex art. 384, comma 2, c.p.c. non essendo necessari ulteriori accertamRAGIONE_SOCIALE di fatto. Tale domanda va rigettata per le ragioni già esposte nei paragrafi che precedono.
Consigliano la compensazione delle spese di lite dell’intero processo l’accoglimento solo parziale della domanda originaria, nonché il consolidarsi, in epoca successiva all’introduzione del giudizio, della giurisprudenza di legittimità in ordine ad altre questioni qui esaminate (fra cui quella relativa all’interpretazione dell’art. 106, comma 1, l.r. Sicilia n. 4 del 2003).
P.Q.M.
La Corte accoglie il quinto motivo di ricorso. Rigetta tutti gli altri motivi. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, rigetta la domanda di conversione del rapporto. Compensa tra le parti le spese dell’intero processo.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 17