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Contratti a termine: calcolo dei 36 mesi

Un lavoratore ha agito contro un ente pubblico per ottenere il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato e il risarcimento per l’abuso di contratti a termine. Mentre la Cassazione ha confermato l’autonomia dei primi rapporti a progetto, ha accolto il ricorso sulla successione dei contratti a tempo determinato. La Corte ha stabilito che il limite massimo di 36 mesi previsto dalla legge deve essere calcolato sommando tutti i periodi di lavoro, indipendentemente dalla presenza di interruzioni temporali tra un contratto e l’altro.

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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Contratti a termine e superamento del limite di 36 mesi

La gestione dei contratti a termine nella Pubblica Amministrazione presenta profili di complessità elevata, specialmente per quanto riguarda la tutela dei lavoratori precari. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per il calcolo della durata massima dei rapporti a tempo determinato, offrendo una protezione più ampia contro l’abuso della precarietà.

I fatti di causa

La vicenda trae origine dal ricorso di un lavoratore che ha prestato servizio per un ente locale per oltre un decennio. Inizialmente, il rapporto era inquadrato come lavoro autonomo tramite contratti a progetto, per poi evolvere in una serie di contratti a tempo determinato. Il lavoratore chiedeva l’accertamento della natura subordinata del rapporto sin dall’origine e il risarcimento dei danni per l’abusiva reiterazione dei contratti.

La Corte d’Appello aveva rigettato le richieste, ritenendo che le interruzioni tra i vari contratti (superiori a trenta giorni) impedissero di configurare una violazione dei limiti temporali previsti dalla normativa vigente.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha parzialmente riformato la decisione di merito. Sebbene i giudici abbiano confermato l’inammissibilità delle censure relative alla subordinazione (poiché volte a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità), hanno accolto il motivo riguardante l’abuso dei contratti a termine.

Il cuore della decisione risiede nell’interpretazione dell’art. 5 del D.Lgs. 368/2001. La Cassazione ha stabilito che, ai fini del superamento del limite dei 36 mesi, non è richiesta la continuità ininterrotta dei periodi lavorativi. È sufficiente che la somma complessiva dei contratti stipulati per mansioni equivalenti superi la soglia legale.

Contratti a termine: il calcolo cumulativo

Secondo l’orientamento consolidato, la normativa nazionale deve essere interpretata in conformità con le direttive europee che mirano a prevenire l’utilizzo abusivo di successivi contratti a tempo determinato. Imporre il requisito della continuità assoluta significherebbe permettere ai datori di lavoro di eludere la legge semplicemente inserendo brevi pause tra un incarico e l’altro.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla necessità di considerare tutti i contratti a termine stipulati tra le parti, inglobandoli nel calcolo della durata massima di 36 mesi, a prescindere dai periodi di interruzione intercorrenti. I giudici hanno rilevato che l’ente aveva stipulato contratti in successione che, se sommati, superavano ampiamente il limite triennale. L’errore della Corte d’Appello è stato quello di richiedere una continuità che la legge non prevede come requisito per far scattare la tutela risarcitoria del lavoratore.

Le conclusioni

Le conclusioni della Cassazione portano alla cassazione della sentenza con rinvio alla Corte d’Appello in diversa composizione. Il giudice del rinvio dovrà ora quantificare il risarcimento spettante al lavoratore per la reiterazione abusiva dei contratti a termine, applicando i parametri indicati dalla Legge 604/1966. Questa decisione conferma che la tutela del lavoratore precario non può essere aggirata attraverso frammentazioni contrattuali artificiose, garantendo il diritto a un ristoro economico proporzionato alla durata della violazione.

Come si calcola il limite massimo di 36 mesi per i contratti a tempo determinato?
Il limite si calcola sommando tutti i periodi di lavoro svolti tra le stesse parti per mansioni equivalenti. Non è necessaria la continuità del rapporto, quindi anche i periodi interrotti da pause vanno conteggiati nel totale complessivo.

Cosa succede se un ente pubblico supera il limite dei 36 mesi di contratti a termine?
Il lavoratore ha diritto a un’indennità risarcitoria per la reiterazione abusiva dei contratti. Anche se nella Pubblica Amministrazione non è possibile la conversione automatica in contratto a tempo indeterminato, l’ente è tenuto a risarcire il danno.

Le interruzioni tra un contratto e l’altro azzerano il conteggio della durata massima?
No, la Cassazione ha chiarito che le interruzioni non rilevano ai fini del calcolo dei 36 mesi. Tutti i contratti stipulati nella medesima vicenda di precariato devono essere sommati per verificare se la soglia legale è stata superata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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