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Contratti a termine agricoltura: i limiti

Un lavoratore è stato impiegato da un Ente Pubblico Agricolo con una serie di contratti a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha stabilito che la reiterazione di tali contratti è abusiva se le mansioni svolte non sono strettamente stagionali. Per i contratti a termine in agricoltura, attività continuative come la manutenzione richiedono un’assunzione a tempo indeterminato. L’onere di provare la natura stagionale del lavoro spetta al datore. La causa è stata rinviata alla Corte d’Appello per una nuova valutazione.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Contratti a Termine Agricoltura: La Cassazione Fissa i Paletti sulla Stagionalità

L’utilizzo dei contratti a termine in agricoltura è un tema complesso, bilanciando la flessibilità richiesta dal settore e la tutela dei lavoratori. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti cruciali, in particolare quando il datore di lavoro è un ente pubblico. La sentenza analizza i limiti della ‘stagionalità’ come giustificazione per la reiterazione di contratti a tempo determinato, stabilendo principi rigorosi a protezione dei diritti dei lavoratori.

I Fatti del Caso: Una Lunga Serie di Contratti a Termine

Un lavoratore, impiegato come operaio trattorista presso un Ente di Sviluppo Agricolo, si è rivolto al Tribunale lamentando l’utilizzo abusivo di una serie di contratti a termine succedutisi fin dal 1988. A suo avviso, la continua reiterazione dei contratti mascherava un rapporto di lavoro di fatto stabile e continuativo, rendendo illegittima la prassi dell’ente datore di lavoro.

Il Percorso Giudiziario: Dal Tribunale alla Cassazione

In primo grado, il Tribunale di Agrigento aveva dato ragione al lavoratore, condannando l’ente al risarcimento del danno. La Corte d’Appello di Palermo, tuttavia, ha ribaltato la decisione. Secondo i giudici di secondo grado, le peculiarità del settore agricolo giustificherebbero una deroga più ampia alle normative generali sui contratti a termine, non limitata alla sola stagionalità. Il lavoratore ha quindi presentato ricorso in Cassazione per contestare questa interpretazione.

Contratti a termine in agricoltura e i principi della Cassazione

La Suprema Corte ha accolto le ragioni del lavoratore, cassando la sentenza d’appello e stabilendo alcuni principi fondamentali.

Ente Pubblico non è Imprenditore Agricolo

In primo luogo, la Corte ha chiarito che un Ente di Sviluppo Agricolo è un ente pubblico non economico. Come tale, non può essere qualificato come ‘imprenditore agricolo’ ai sensi dell’art. 2135 del codice civile. Di conseguenza, non si applicano a suo favore le discipline speciali previste per i datori di lavoro privati del settore, ma le norme generali sul lavoro nel pubblico impiego (D.Lgs. 165/2001).

La Stagionalità: un Requisito Rigoroso

Il punto centrale della decisione riguarda il concetto di ‘stagionalità’. La Corte ha affermato che la deroga al limite massimo di durata dei contratti a termine (36 mesi) nel settore agricolo è applicabile solo ed esclusivamente per attività che siano effettivamente stagionali. Non rientrano in questa categoria quelle attività che, pur inserite in un ciclo produttivo stagionale, si protraggono per tutto l’anno. Esempi tipici sono la custodia dei mezzi, la manutenzione e riparazione degli impianti o la preparazione alla nuova stagione. I lavoratori addetti a queste mansioni in modo stabile devono essere assunti con un contratto a tempo indeterminato.

L’Onere della Prova a Carico del Datore di Lavoro

La Cassazione ha ribadito un principio cruciale: spetta al datore di lavoro dimostrare che le mansioni svolte dal lavoratore erano esclusivamente di natura stagionale. Questa prova deve essere concreta e non basata su una generica appartenenza al settore agricolo. Inoltre, la causale stagionale deve essere chiaramente indicata nei singoli contratti.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte di Cassazione ha motivato la sua decisione evidenziando che l’interpretazione della Corte d’Appello avrebbe creato una deroga ingiustificata al sistema di tutele previsto dalla normativa nazionale ed europea contro l’abuso dei contratti a termine. Le esigenze del settore agricolo, pur rilevanti, non possono portare a un annullamento delle garanzie fondamentali per i lavoratori. La natura ciclica dell’attività agricola non implica che tutte le mansioni ad essa collegate siano temporanee. Esistono infatti necessità operative permanenti che richiedono personale stabile. Consentire una successione illimitata di contratti a termine per queste mansioni sarebbe contrario allo spirito della legge.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa ordinanza ha importanti implicazioni. Anzitutto, rafforza la posizione dei lavoratori del settore agricolo, specialmente quelli impiegati da enti pubblici, contro l’uso indiscriminato dei contratti a termine. In secondo luogo, impone ai datori di lavoro un’analisi più attenta e rigorosa delle reali esigenze aziendali, distinguendo tra compiti genuinamente stagionali e necessità operative permanenti. Infine, chiarisce che il concetto di stagionalità deve essere interpretato in senso stretto, evitando estensioni che potrebbero pregiudicare i diritti a un lavoro stabile.

Un ente pubblico che opera in agricoltura è considerato un imprenditore agricolo?
No. Secondo la Corte di Cassazione, un ente pubblico non economico, come un Ente di Sviluppo Agricolo, non è qualificabile come imprenditore agricolo ai sensi dell’art. 2135 c.c. e deve sottostare alle regole del pubblico impiego.

La deroga ai limiti di durata per i contratti a termine in agricoltura si applica sempre?
No, non sempre. La deroga è applicabile solo quando i contratti riguardano attività genuinamente stagionali. Non si applica ad attività che, pur legate al ciclo agricolo, si protraggono per tutto l’anno, come la manutenzione, la custodia o la preparazione.

Chi deve dimostrare che le mansioni di un lavoratore agricolo a termine sono effettivamente stagionali?
L’onere della prova grava sul datore di lavoro. È l’azienda o l’ente che deve dimostrare in modo concreto che il lavoratore era adibito esclusivamente ad attività stagionali e che tali attività erano specificate nel contratto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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