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Contratti a termine: abuso e risarcimento enti locali

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Ente locale contro la condanna al risarcimento del danno in favore di una lavoratrice impiegata con ripetuti contratti a termine per oltre dodici anni. La sentenza conferma che l’utilizzo di personale esterno per uffici di diretta collaborazione, ai sensi dell’art. 90 TUEL, deve essere residuale rispetto al personale interno. La Corte ha stabilito che i contratti a termine stipulati in violazione di tali criteri sono illegittimi e che il risarcimento, calcolato come indennità onnicomprensiva, non può essere ridotto deducendo i guadagni ottenuti dalla lavoratrice presso altri datori di lavoro.

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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Contratti a termine: abuso e risarcimento negli Enti Locali I contratti a termine nella Pubblica Amministrazione sono soggetti a vincoli rigorosi per prevenire l’abuso della precarietà. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha affrontato il caso di una lavoratrice che ha prestato servizio per dodici anni presso un Ente locale attraverso una catena ininterrotta di incarichi a tempo determinato. La decisione chiarisce i limiti del potere discrezionale degli enti nella scelta del personale fiduciario e le conseguenze risarcitorie in caso di violazione delle norme. ## L’abuso della successione di contratti a termine La controversia nasce dall’impugnazione di una serie di contratti stipulati per mansioni di segreteria presso l’ufficio di presidenza di un Ente locale. La lavoratrice ha lamentato l’illegittimità del termine apposto ai contratti, chiedendo il risarcimento del danno. La Cassazione ha confermato che, quando i contratti si susseguono senza interruzioni significative, il termine per impugnare decorre dall’ultimo rapporto, mentre i precedenti fungono da prova dell’abuso complessivo. ### Il limite del personale esterno negli uffici fiduciari Un punto centrale della sentenza riguarda l’articolo 90 del Testo Unico Enti Locali (TUEL). La norma permette di costituire uffici di diretta collaborazione con personale esterno, ma impone un criterio di priorità per i dipendenti già in forza all’ente. La Corte ha ribadito che il ricorso a collaboratori esterni deve essere motivato dalla mancanza di professionalità interne idonee. In assenza di tale verifica, l’assunzione a termine è illegittima. ## La determinazione del risarcimento onnicomprensivo La Corte ha confermato la condanna dell’Ente al pagamento di dodici mensilità, il massimo previsto dalla legge. Questo risarcimento ha natura di indennità forfettaria e onnicomprensiva. Un aspetto fondamentale riguarda l’irrilevanza dell’aliunde perceptum: il datore di lavoro non può chiedere di diminuire il risarcimento provando che la lavoratrice ha percepito altri redditi nel frattempo. La gravità del precariato prolungato giustifica la misura massima dell’indennità. ## Le motivazioni La Suprema Corte ha chiarito che l’assunzione di personale esterno per gli uffici di supporto agli organi politici non è una scelta totalmente libera. Esiste un principio di gradualità che impone all’Ente di preferire le risorse umane già presenti nella propria pianta organica. Il ricorso all’esterno è ammesso solo in via residuale e deve essere supportato dalla prova che non vi fosse personale interno adeguato alle mansioni richieste. Inoltre, la continuità del rapporto di fatto impedisce il decorso dei termini di decadenza tra un contratto e l’altro, unificando la condotta abusiva dell’amministrazione. ## Le conclusioni La decisione stabilisce che il risarcimento per l’illegittima apposizione del termine nel pubblico impiego non è soggetto a riduzioni basate su guadagni alternativi del lavoratore. Per gli Enti locali, questo significa che la gestione degli uffici di diretta collaborazione deve seguire procedure trasparenti di verifica interna prima di procedere ad assunzioni esterne. La stabilità del rapporto di fatto, protratto per oltre un decennio, trasforma la successione di contratti in un unico abuso sanzionabile con l’indennità massima prevista dall’ordinamento, garantendo una tutela effettiva contro la precarizzazione ingiustificata.

Da quale momento decorre il termine per contestare una serie di contratti a termine?
Il termine di decadenza per l’impugnazione decorre dalla scadenza dell’ultimo contratto della serie, a condizione che i rapporti si siano succeduti senza interruzioni temporali significative tra l’uno e l’altro.

Un Comune può assumere esterni per l’ufficio del Sindaco senza limiti?
No, l’ente deve prima verificare se tra i propri dipendenti esistano figure idonee a ricoprire l’incarico. Il ricorso a personale esterno è una scelta residuale che deve essere specificamente motivata.

Il risarcimento per precariato può essere ridotto se il lavoratore ha avuto altri redditi?
No, l’indennità prevista per l’illegittima apposizione del termine è forfettaria e onnicomprensiva, quindi non può essere decurtata di quanto il lavoratore ha percepito lavorando altrove.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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