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Contratti a progetto call center: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione conferma la nullità dei contratti a progetto per una lavoratrice di un call center outbound addetta al recupero crediti. La sentenza stabilisce che, anche in questo settore, è indispensabile la presenza di un progetto specifico e non un mero mansionario. La deroga normativa per i contratti a progetto call center riguardava solo la definizione del compenso tramite contrattazione collettiva, non l’obbligo di un progetto definito, portando alla conversione del rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato.

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Pubblicato il 5 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Contratti a Progetto Call Center: Quando il Progetto è Falso

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28112 del 2024, è tornata a pronunciarsi sulla validità dei contratti a progetto call center, stabilendo un principio fondamentale: la necessità di un progetto specifico non può essere elusa, nemmeno per le attività di vendita o servizi realizzate tramite chiamate in uscita (outbound). Questa decisione chiarisce che la semplice elencazione di mansioni ripetitive non costituisce un progetto valido, portando alla conversione del rapporto di lavoro in subordinato a tempo indeterminato.

I Fatti: Dal Contratto a Progetto alla Causa in Tribunale

Una lavoratrice era stata assunta da una società di recupero crediti con due contratti di collaborazione a progetto successivi. L’attività consisteva principalmente nell’effettuare chiamate in uscita per sollecitare il pagamento di debiti scaduti. Ritenendo che il suo rapporto di lavoro fosse, in realtà, di natura subordinata, la lavoratrice ha citato in giudizio l’azienda.

Il Tribunale di primo grado ha respinto le sue domande. Tuttavia, la Corte d’Appello ha ribaltato la decisione, accertando la nullità dei contratti e riconoscendo l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte territoriale ha motivato la sua scelta evidenziando che il “progetto” allegato ai contratti era in realtà un mero mansionario, privo dei requisiti di specificità e autonomia richiesti dalla legge. Di conseguenza, ha condannato la società al pagamento di significative differenze retributive.

La Decisione della Cassazione sui Contratti a Progetto Call Center

L’azienda ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo un’errata interpretazione della normativa sui contratti a progetto call center (art. 61 del D.Lgs. 276/2003, la c.d. “Legge Biagi”). Secondo la società, per le attività di call center outbound, la legge consentiva di derogare all’obbligo di un progetto specifico, demandando la definizione del rapporto alla sola contrattazione collettiva per quanto riguarda il corrispettivo.

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando in toto la sentenza d’appello.

L’interpretazione dell’Art. 61 D.Lgs. 276/2003

I giudici di legittimità hanno chiarito che la norma invocata dalla società ricorrente non liberalizzava affatto l’uso dei contratti a progetto nel settore. La deroga prevista si riferiva esclusivamente alla possibilità di definire il corrispettivo tramite la contrattazione collettiva nazionale. Non eliminava, invece, i requisiti fondamentali che ogni contratto a progetto doveva possedere, ovvero:

* Specificità del progetto: Il progetto deve essere ben definito e non coincidere con la generica attività d’impresa.
* Gestione autonoma: Il collaboratore deve poter gestire in autonomia il proprio lavoro per il raggiungimento del risultato finale.
* Collegamento funzionale: L’attività deve essere funzionale a un risultato finale determinato.

Il “Progetto” Deve Essere Specifico, non un Semplice Mansionario

La Corte ha ribadito che un documento che si limita a riproporre l’oggetto sociale dell’azienda o a elencare compiti meramente esecutivi e ripetitivi non può essere considerato un “progetto”. Nel caso di specie, l’attività di recupero crediti telefonico, svolta in modo continuativo e standardizzato, non presentava le caratteristiche di un progetto specifico e autonomo, configurandosi piuttosto come una normale prestazione di lavoro subordinato.

Le Motivazioni della Sentenza

La Cassazione ha fondato la sua decisione su un’interpretazione rigorosa della legge, volta a tutelare i lavoratori da un uso abusivo dei contratti di collaborazione. La ratio della normativa sui contratti a progetto era quella di regolare collaborazioni autenticamente autonome, legate a un obiettivo specifico e temporalmente definito. Consentire che un semplice mansionario potesse sostituire il progetto avrebbe significato snaturare completamente l’istituto, abrogandolo di fatto e aprendo la porta a forme di precariato mascherato.

La Corte ha inoltre sottolineato che la specialità della disciplina per il settore dei call center outbound era limitata alla determinazione del compenso, ma non esentava dal rispetto delle regole generali sulla validità del contratto. L’assenza di un progetto genuino e specifico determina un vizio genetico del contratto, che si converte automaticamente in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla sua costituzione.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche per Lavoratori e Aziende

Questa sentenza consolida un orientamento giurisprudenziale chiaro: i contratti a progetto call center, come ogni altro contratto di questo tipo, devono essere fondati su un progetto reale, specifico e determinato. Le aziende che operano nel settore non possono utilizzare questa forma contrattuale per gestire attività ordinarie, ripetitive e prive di autonomia. Per i lavoratori, la decisione rappresenta un’importante conferma della possibilità di veder riconosciuto il proprio status di dipendente subordinato qualora il contratto di collaborazione mascheri una reale dipendenza gerarchica e funzionale dal datore di lavoro.

È possibile utilizzare contratti a progetto per attività di call center outbound senza definire un progetto specifico?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che anche per le attività di call center outbound è necessario un progetto specifico, determinato e gestito autonomamente dal collaboratore. Un semplice mansionario con compiti esecutivi e ripetitivi non è sufficiente.

In cosa consisteva la deroga prevista dalla legge per i contratti a progetto nei call center outbound?
La deroga, prevista dall’art. 61 del D.Lgs. 276/2003, riguardava esclusivamente la modalità di determinazione del corrispettivo, che poteva essere definito dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento. Non eliminava l’obbligo fondamentale di individuare uno specifico progetto.

Cosa succede se un contratto a progetto viene dichiarato nullo perché manca un progetto reale?
Se il contratto a progetto è privo di un progetto specifico e valido, esso viene considerato nullo. Di conseguenza, il rapporto di lavoro si converte per legge in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di inizio della collaborazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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