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Contraffazione di marchio: tollera il rivale e perde la causa

Una società di pasticceria ha citato in giudizio un’azienda concorrente, fondata da alcuni suoi ex soci, per contraffazione di marchio. L’azienda accusata utilizzava un segno simile, ma sosteneva di averlo fatto prima della registrazione del marchio della rivale. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla seconda azienda, respingendo il ricorso della prima. I giudici hanno stabilito che l’uso precedente del segno (preuso) e la prolungata tolleranza da parte del titolare del marchio registrato hanno reso legittimo l’operato del concorrente. La Corte ha ritenuto inammissibili le censure della ricorrente, confermando la decisione dei giudici di merito e il risarcimento minimo per un uso illecito solo temporaneo.

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Pubblicato il 29 aprile 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Marchio simile? Non sempre è contraffazione

La tutela del proprio marchio è un pilastro per qualsiasi attività commerciale. Tuttavia, una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci mostra come la questione non sia sempre scontata, soprattutto quando entrano in gioco fattori come il ‘preuso’ e la ‘tolleranza’. Questa sentenza offre spunti fondamentali sulla contraffazione di marchio e sull’importanza di agire tempestivamente per difendere i propri diritti di proprietà intellettuale. Un’azione tardiva, infatti, può compromettere seriamente le possibilità di successo in tribunale.

La vicenda: due pasticcerie e un nome conteso

I fatti nascono da una disputa tra due società del settore dolciario. La prima azienda, titolare di un marchio registrato nel 2006 (ma con domanda depositata nel 2002), citava in giudizio una seconda azienda. Quest’ultima era stata fondata da alcuni ex soci della prima e operava nello stesso settore. Il motivo del contendere era l’uso, da parte della nuova azienda, di un segno distintivo molto simile a quello della prima, generando un evidente rischio di confusione tra i clienti. La prima azienda chiedeva quindi al tribunale di accertare la contraffazione e la concorrenza sleale, con conseguente richiesta di risarcimento dei danni.

La difesa: il diritto di preuso del marchio

La seconda azienda si è difesa sostenendo di avere un diritto autonomo all’uso del proprio segno. La sua tesi si basava sul cosiddetto ‘preuso’. In pratica, l’azienda affermava di aver utilizzato il proprio marchio a livello locale già dal 2003, ovvero prima che la prima azienda ottenesse la registrazione ufficiale del suo nel 2006. Inoltre, evidenziava come la prima azienda avesse ‘tollerato’ per anni questa situazione senza mai contestarla formalmente. Questo comportamento, secondo la difesa, equivaleva a un’accettazione di fatto della coesistenza dei due marchi sul mercato.

Il principio della tolleranza nella contraffazione di marchio

Un punto cruciale della vicenda è il concetto di tolleranza. Nel diritto industriale, se il titolare di un marchio registrato è a conoscenza dell’uso di un marchio simile da parte di un concorrente e non agisce per un periodo di tempo significativo (la legge parla di cinque anni), può perdere il diritto di proibirne l’uso. Questa inerzia viene interpretata come un consenso implicito. Nel nostro caso, i giudici hanno ritenuto che la prima azienda, pur sapendo dell’attività dei suoi ex soci, non avesse agito con la dovuta tempestività. Questo ha rafforzato la posizione della seconda azienda, il cui uso del marchio è stato considerato legittimo proprio in virtù del preuso e della successiva tolleranza.

Le motivazioni della Cassazione: perché il ricorso è stato respinto

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della prima azienda, confermando la decisione dei giudici di merito. I motivi sono stati principalmente procedurali. La ricorrente non era riuscita a dimostrare di aver sollevato correttamente alcune questioni chiave nei gradi di giudizio precedenti. Ad esempio, non aveva provato di aver basato la sua difesa sulla data di deposito della domanda di marchio (2002) anziché su quella di registrazione (2006). La Corte ha inoltre sottolineato che la valutazione del preuso e della tolleranza era un accertamento di fatto, correttamente svolto dai giudici di merito e non sindacabile in sede di legittimità. La condanna al risarcimento, ridotta a soli 5.000 euro, riguardava unicamente un uso illecito limitato a un breve periodo iniziale e non l’uso del marchio successivo, ritenuto lecito.

Le conclusioni: l’importanza di agire subito

Questa sentenza ribadisce un principio fondamentale: la protezione di un marchio non è solo un atto formale di registrazione, ma richiede una vigilanza attiva e costante sul mercato. Tollerare la contraffazione di marchio o l’uso di segni simili da parte di concorrenti può portare alla perdita dei propri diritti esclusivi. La decisione della Cassazione insegna che, di fronte a una potenziale violazione, è essenziale agire immediatamente tramite una diffida formale. L’inerzia può essere interpretata come un’accettazione della situazione, con conseguenze legali ed economiche molto gravi.

Cosa significa ‘preuso’ di un marchio?
Significa aver utilizzato un segno distintivo per la propria attività commerciale prima che un altro soggetto registrasse un marchio simile. Questo può conferire il diritto di continuare a usare quel segno, a determinate condizioni e limiti territoriali.

Se un concorrente usa un marchio simile al mio, cosa devo fare?
È fondamentale agire tempestivamente inviando una diffida formale tramite un legale. Tollerare l’uso per un lungo periodo può indebolire la propria posizione in un’eventuale causa per contraffazione di marchio.

Come viene calcolato il danno da contraffazione di marchio?
Un metodo comune è quello della ‘royalty ragionevole’. Il giudice stima una somma pari al compenso che il contraffattore avrebbe dovuto pagare per ottenere una licenza d’uso legale del marchio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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