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Continuità affettiva: limiti e diritti dei terzi

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento del diritto alla continuità affettiva con un minore di cui si era preso cura ‘di fatto’. Il ricorrente aveva ospitato il bambino durante periodi di crisi della famiglia adottiva, ma la madre aveva successivamente interrotto i rapporti. La Suprema Corte ha chiarito che la legge n. 173/2015 tutela il diritto del minore e non conferisce ai terzi, privi di un formale provvedimento di affidamento, il potere di agire direttamente in giudizio per ottenere il diritto di visita. La tutela di tali legami è affidata esclusivamente alla sollecitazione del Pubblico Ministero.

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Pubblicato il 27 marzo 2026 in Diritto di Famiglia, Giurisprudenza Civile

Continuità affettiva: i limiti del diritto di visita per i terzi

Il tema della continuità affettiva rappresenta uno dei pilastri più delicati del diritto di famiglia moderno. Recentemente, la Corte di Cassazione è intervenuta per chiarire chi siano i reali titolari del diritto a mantenere i legami stabili quando un minore viene allontanato da figure di riferimento non biologiche.

Il caso: assistenza di fatto e interruzione dei rapporti

La vicenda trae origine dalla richiesta di un uomo che, pur non essendo né parente né affidatario formale, aveva assistito un minore durante gravi difficoltà della famiglia adottiva, inclusi i periodi di lockdown. Dopo la morte del padre adottivo, la madre aveva impedito ogni contatto tra l’uomo e il bambino. Il ricorrente invocava l’applicazione analogica delle norme sulla continuità affettiva per ottenere il diritto di frequentare il minore, lamentando un vuoto di tutela.

La decisione della Corte di Cassazione

I giudici di legittimità hanno confermato le decisioni dei gradi precedenti, dichiarando l’inammissibilità della domanda per difetto di legittimazione ad agire. La Corte ha stabilito che il diritto previsto dalla Legge 173/2015 è un diritto del minore e non un diritto soggettivo dell’adulto a mantenere la relazione. Pertanto, chi non è investito di un formale provvedimento di affidamento non può citare direttamente i genitori in giudizio.

Implicazioni della continuità affettiva nel sistema legale

La sentenza sottolinea che l’ordinamento non ignora i legami di fatto, ma sceglie di tutelarli attraverso l’intervento pubblico. Se l’interruzione di un rapporto significativo è pregiudizievole per il fanciullo, spetta al Pubblico Ministero attivarsi, eventualmente su segnalazione del terzo interessato. Questo meccanismo garantisce che ogni decisione sia filtrata attraverso il superiore interesse del minore, evitando che i genitori siano esposti ad azioni legali dirette da parte di chiunque sia entrato in contatto con il figlio.

Le motivazioni

La Corte spiega che la norma sulla continuità affettiva (Art. 4, comma 5-ter, L. 184/1983) si riferisce esclusivamente all’affidamento extrafamiliare formale. L’estensione analogica ai rapporti di mero fatto è esclusa poiché non esiste un vuoto normativo: il sistema prevede già la tutela dei minori tramite gli articoli 333 e 336 del Codice Civile. In queste ipotesi, il terzo non ha un’azione diretta ma solo un potere di sollecitazione verso il Pubblico Ministero, unico soggetto legittimato a promuovere azioni limitative della responsabilità genitoriale se l’interruzione del legame affettivo risulta dannosa.

Le conclusioni

In conclusione, la continuità affettiva non può essere trasformata in un diritto di visita coercibile per soggetti estranei al nucleo familiare o al percorso di affidamento istituzionale. La stabilità delle relazioni socio-affettive è protetta solo se risponde al miglior interesse del minore, valutato dagli organi competenti e non su iniziativa privata di terzi. La sentenza ribadisce che la responsabilità genitoriale può essere sindacata solo in presenza di condotte realmente pregiudizievoli, mantenendo un equilibrio tra l’autonomia della famiglia e la protezione dei legami significativi del fanciullo.

Un terzo che si è occupato di un bambino può chiederne la frequentazione?
No, i soggetti terzi non hanno un diritto d’azione diretto per ottenere visite. Possono solo segnalare la situazione al Pubblico Ministero se ritengono che l’interruzione del rapporto sia dannosa per il minore.

A chi appartiene il diritto alla continuità affettiva?
Il diritto appartiene esclusivamente al minore. La legge tutela il suo interesse a mantenere legami significativi nati durante un affidamento formale, non il desiderio degli adulti di frequentarlo.

Cosa succede se un genitore interrompe un legame di fatto importante per il figlio?
Se l’interruzione è ingiustificata e pregiudizievole, il giudice può adottare provvedimenti su ricorso del Pubblico Ministero, valutando se tale condotta violi i doveri della responsabilità genitoriale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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