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Concordato fallimentare: trasferimento beni assuntore

La Corte di Cassazione ha confermato la validità del trasferimento di beni immobili all’assuntore di un concordato fallimentare, includendo anche i cespiti recuperati tramite azione revocatoria. Il ricorso presentato dalla debitrice è stato rigettato poiché l’omologazione del concordato era già divenuta definitiva in altra sede. La Corte ha chiarito che il curatore, agendo come organo di una procedura esecutiva, può disporre direttamente dei beni acquisiti tramite revocatoria fallimentare per finalità liquidatorie, trasferendoli all’assuntore se previsto dalla proposta concordataria.

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Pubblicato il 28 marzo 2026 in Diritto Fallimentare, Giurisprudenza Civile

Concordato fallimentare: la gestione dei beni recuperati tramite revocatoria

Il concordato fallimentare rappresenta una modalità di chiusura della procedura concorsuale che permette di regolare i debiti attraverso una proposta approvata dai creditori. Una questione centrale riguarda la possibilità di trasferire all’assuntore i beni che rientrano nel patrimonio fallimentare a seguito di azioni revocatorie vittoriose.

Il trasferimento dei beni nel concordato fallimentare

Nel caso analizzato, una debitrice contestava il trasferimento di tre appartamenti in favore dell’assuntore del concordato. La doglianza principale riguardava la presunta non definitività del decreto di omologazione e l’impossibilità di cedere beni derivanti da azioni revocatorie senza una preventiva vendita forzata. La Suprema Corte ha affrontato il tema della stabilità dei provvedimenti e della natura della liquidazione concordataria.

L’efficacia dell’azione revocatoria fallimentare

Un punto cardine della decisione riguarda la differenza tra revocatoria ordinaria e fallimentare. Mentre la prima richiede una successiva azione esecutiva individuale, la revocatoria in sede fallimentare si inserisce in una procedura esecutiva collettiva già pendente. Il curatore, in quanto amministratore del patrimonio, ha il potere di apprendere il bene e gestirlo nell’interesse della massa dei creditori.

Le motivazioni

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso basandosi su due pilastri giuridici fondamentali. In primo luogo, è stata rilevata la carenza di interesse della ricorrente riguardo alla definitività dell’omologazione, poiché un precedente ricorso sulla stessa materia era già stato respinto, rendendo il provvedimento di concordato fallimentare ormai stabile. In secondo luogo, i giudici hanno chiarito che il concordato è esso stesso una modalità liquidatoria. Se la proposta approvata prevede il trasferimento all’assuntore dei diritti derivanti dalle azioni revocatorie, tale cessione è pienamente legittima. Il curatore non ha l’obbligo di procedere a una vendita forzata separata se il trasferimento dei beni è parte integrante del piano concordatario omologato.

Le conclusioni

La sentenza ribadisce che l’assuntore del concordato fallimentare può legittimamente acquisire la proprietà dei beni recuperati tramite revocatoria, purché ciò sia previsto dagli accordi. Questa interpretazione favorisce la celerità delle procedure concorsuali e la certezza del diritto per chi decide di farsi carico dei debiti fallimentari. La decisione conferma che la funzione liquidatoria del concordato prevale sulle rigide formalità della vendita forzata ordinaria, garantendo una gestione più flessibile ed efficiente del patrimonio destinato ai creditori.

È possibile trasferire all’assuntore i beni ottenuti tramite azione revocatoria?
Sì, il curatore fallimentare può disporre di tali beni in funzione liquidatoria, trasferendoli all’assuntore se previsto dalla proposta di concordato omologata.

Cosa succede se pende un ricorso contro l’omologazione del concordato?
Se il ricorso viene rigettato in altra sede, viene meno l’interesse a contestare l’esecutività del trasferimento dei beni basato su quella stessa omologazione.

Qual è la differenza tra revocatoria ordinaria e fallimentare riguardo ai beni?
La revocatoria fallimentare permette al curatore di apprendere direttamente il bene per gestirlo nell’interesse della massa, senza necessità di ulteriori azioni esecutive.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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